JOE R. LANSDALE.
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PARADISE SKY.
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Parte 3.
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Titolo originale: Paradise sky. 2015.
Traduzione di: L. Briasco.
2016. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 26.
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La porta scricchiol e si spalanc, andando a sbattere contro la parete.
La stanza era piccola e il fumo descriveva ampie spirali intorno al letto, per poi accumularsi in una coltre sotto il soffitto. Sul letto c'erano due donne bianche nude, entrambe in lacrime e con la schiena striata di sangue, e poco pi in l, piegata sulla sponda, con la testa appoggiata alle lenzuola e il viso rivolto alla parete, c'era una ragazza di colore. Golem torreggiava su di lei, con una frusta in mano fatta di stoffa e con il manico in legno. Stringeva la stoffa in una mano e colpiva la ragazza alla testa, con la parte in legno. La ragazza doveva aver perso i sensi, perch era afflosciata sulla sponda del letto e non faceva niente per evitare i colpi. Il letto era zuppo di sangue, che colava ormai anche sul pavimento.
Golem si volt verso di me: in bocca aveva un grosso sigaro nero, acceso. Sollevai la pistola, mirando al marchio color cenere che aveva sulla fronte.
- Deadwood Dick, - disse, senza togliersi il sigaro dalle labbra.
- Brutto bastardo, - ribattei, ed ero pronto a sparargli una bella raffica di colpi, ma quella gioia mi fu negata.
Golem non era cos pazzo da pensare di essere immune alle pallottole, e si fece scudo con il corpo di quella povera ragazza, sollevandola dalla sponda del letto. La spinse verso di me, e mentre la ragazza crollava a terra scatt verso la finestra aperta alle sue spalle, afferr un fucile appoggiato alla parete e si butt di sotto. Per quanto fosse grande e grosso, si dimostr agile e fluido nei movimenti, e scivol fuori come lo sciroppo di melassa su una padella bollente.
Corsi anch'io alla finestra, e guardai gi. Era un bel salto, da l sopra, ma se anche si era fatto male nell'impatto la cosa non gli aveva impedito di rialzarsi e fuggire, diretto ai recinti. Intravidi il fucile, che era rimasto in terra.
Invece di saltare gi a mia volta, optai per le scale. Scavalcai la ragazzina stesa a terra - perch questo era: poco pi di un'adolescente -, e fui in corridoio, poi gi per le scale e fuori dalla porta di servizio, cos in fretta da non ricordare neppure come ci fossi arrivato. Corsi intorno all'edificio e mi trovai nel punto dove Golem era atterrato. Vidi il suo sigaro, schiacciato, e capii come mai avesse lasciato l il suo Winchester: il fucile si era danneggiato nella caduta.
- Ha una pistola in uno stivale, - sentii gridare. Alzai gli occhi e vidi che a parlare era stata una delle ragazze bianche. La luce dei lampioni illumin le gocce di sangue che le colavano dalla bocca e dal naso, atterrando a pochi centimetri dal punto in cui mi trovavo.
- Grazie mille, - risposi, e partii a caccia del mio bersaglio in fuga.
Costeggiai lo steccato dei recinti, che erano stracolmi di Longhorn. Il letame era filtrato attraverso il terreno e le assicelle di legno, e c'era abbastanza luce perch potessi accorgermi che Golem era passato di l, visto che c'erano le impronte dei suoi stivali dappertutto. Proseguii a passo pi prudente, restando vicino allo steccato e cercando di non pensare a dove mettevo i piedi, visto che affondavo nella merda fin quasi alle caviglie.
Le mucche erano particolarmente agitate, e vidi che le impronte si interrompevano. Guardai le assi di legno e trovai tracce di letame nel punto in cui si era arrampicato, per poi farsi largo in mezzo al bestiame. Mi arrampicai anche io, e quando fui a cavalcioni scrutai tutto attorno. Vidi Golem che continuava a muoversi, cercando di tenersi basso. C'erano istanti nei quali potevo scorgerlo perfettamente, dopodich una mucca mi ostruiva la visuale e subito dopo la testa di Golem faceva capolino, per sparire in una frazione di secondo.
Pur sapendo che era una follia, rimisi la pistola in tasca, scavalcai il recinto e mi calai dall'altra parte. Atterrai dritto sulla testa di una vacca, per poi passare da una schiena all'altra. Non fu un'impresa difficile, perch le bestie erano vicinissime.
Poi sentii uno sparo. Una mucca che non aveva fatto niente se non percorrere un migliaio di chilometri per trasformarsi in un bel mucchio di bistecche si prese la pallottola in piena fronte e si schiant a terra. Ora saltare da una bestia all'altra era diventato pi difficile, vista l'agitazione crescente. Caddi tra due vacche e atterrai su un mucchio di merda, che non profumava esattamente come un letto di petunie.
Lo sparo e la mia caduta seminarono il terrore tra le bestie, che cominciarono a spingersi tra loro e a scalciare, finch una di esse incespic sulla mucca morta e cadde a sua volta. Riuscii per miracolo a evitare le sue corna mentre mi tiravo in piedi, ma ormai inciampavano tutte, e ben presto mi trovai davanti un mucchio di bestie che scalciavano in aria.
La pistola di Golem spar ancora un colpo, ma se and a bersaglio e dove, non avrei saputo dirlo. Le mucche impazzirono letteralmente, e intorno a me fu tutto un lampeggiare di corna e un tonfo di zoccoli, mentre le bestie partivano al galoppo. Ne afferrai una intorno al collo e le strinsi le gambe attorno ai fianchi, piegandomi sotto il suo collo. Parti dritta, aprendosi un varco tra le altre mucche; incespic su una vacca stesa a terra, ma riusc a restare dritta sulle zampe e riprese il galoppo, sfondando il recinto per poi ritrovarsi all'aperto. A quel punto ruot bruscamente su s stessa e mi sbalz via, prima di crollare a terra, rotolando. Le altre mucche uscirono anche loro al galoppo dal varco nel recinto e mi passarono accanto, gli zoccoli a pochi centimetri dalla mia faccia, sollevando nubi di polvere e letame.
Golem spar ancora, beccando in pieno una mucca, che gett la testa in avanti e piant le corna a terra, cappottandosi come un acrobata che avesse tentato una verticale, fallendo nell'impresa. Ero letteralmente circondato da bestie lanciate in corsa. Golem riusc a farne secca ancora una. Non sparava nella mia direzione, ma sembrava deciso a fare una strage di vacche.
Avevo avuto una fortuna sfacciata, ed ero stato solo spinto di lato. Ormai mi trovavo a una certa distanza dal varco nello steccato, ed ero rotolato contro il muro di un edificio. La sorte continu ad arridermi, perch le vacche si lasciarono attrarre dalle luci e dagli schiamazzi. I cowboy sbraitavano e sparavano in aria: evidentemente alcuni di loro avevano deciso di non consegnare le pistole, preferendo il rischio di una notte in cella.
La mandria si tuff nel vicolo come se fosse stata sparata fuori dalla bocca di un cannone. Era probabile che quelle povere bestie non sapessero pi da dove venivano gli spari, e fossero consapevoli solo di dover fuggire il pi in fretta possibile, poco importava in quale direzione.
Mi riparai nell'androne dell'edificio mentre i Longhorn mi passavano accanto. Quando cominciarono a diminuire di numero, mi misi a correre costeggiando il muro, nella direzione opposta a quella seguita dalla mandria. Vidi Golem poco pi avanti, a met strada tra lo steccato e la casa dove mi ero riparato. Gli corsi dietro. Si volt come se volesse spararmi, ma lo precedetti. Ero certo di averlo colpito, perch aveva avuto un sussulto e perch difficilmente sbaglio un colpo, quando posso mirare. Non cadde a terra, per. Si infil di scatto in un vicolo, e io lo seguii.
Non c'era molta luce nella stradina: in compenso, era zeppa di secchi della spazzatura puzzolenti e di ombre. Tirai fuori la Colt dall'altra tasca e, armato di due revolver, mi avviai nel vicolo sentendomi nudo come un verme. C'erano secchi ovunque, come vi ho detto, ma dovevo percorrere almeno cinque o sei metri prima di trovarne uno dietro cui nascondermi: per giunta, una pallottola lo avrebbe perforato facilmente, quindi non potevo farci troppo affidamento, anche se per Golem funzionava alla perfezione, visto che non riuscivo a capire che fine avesse fatto. Ero per certo che non avesse avuto il tempo di arrivare in fondo al vicolo e di imboccare la strada principale. Non intendo mentirvi: ebbi un istante di esitazione. Poi mi tornarono in mente Win e i momenti che avevamo trascorso insieme su quella collina, al buio; il suono dolce del suo flauto quando era felice, quel bacio meraviglioso, e subito dopo il tanfo della pelle di vacca insanguinata nella quale mi avevano avvolto, stretta come un pugno che cerchi di spremere un pompelmo. E Golem, che tirava la Signora e la mia Win gi dal carro; gli uomini che le circondavano con la bava alla bocca; il corpo sfigurato della Signora; Win nuda alla luce del fal, e il suo sguardo spento quando si voltava verso la parete. Tutti questi ricordi mi ridiedero forza, e mi scoprii duro come l'acciaio.
Avanzai, un passo dopo l'altro, con uno strano prurito addosso, dopodich non so dire che cosa gli prese. Forse era stufo, o troppo arrabbiato, o credeva di avere un vantaggio da sfruttare: sta di fatto che avevo percorso solo un paio di metri quando una grossa ombra si lev da dietro uno dei secchi. Era Golem: su questo non c'era alcun dubbio. Vidi una fiammata rossa uscire dalla sua pistola e risposi subito al fuoco. Cerc di sparare ancora, ma la pistola doveva essere scarica, o forse fece cilecca. Sparai con entrambe le pistole: due colpi con la LeMat e uno con la Colt. Golem fece una specie di balletto, poi gett via la pistola, sollev uno dei secchi sopra la testa, rovesciandosi l'immondizia addosso, e mi venne contro, a tutta velocit.
Mancarlo sarebbe stato impossibile. Era come tirare a un bisonte legato a un albero. Sparai altri due colpi, uno per pistola. Poi il secchio si lev in volo. Cercai di schivarlo ma mi colp, mentre la poca immondizia rimasta si spargeva ai quattro venti. La Colt mi sfugg dalla mano sinistra e caddi di schiena. Cercai di risollevarmi, strusciando gli stivali nella polvere.
Abbassai la leva della LeMat mentre Golem si piegava su di me e mi afferrava per la camicia, sollevandomi da terra come fossi un fazzoletto da taschino. Gli piantai la canna in faccia e premetti il grilletto. L'esplosione fu cos forte da far pensare al ruggito di un leone.
Sentii un grido, decisamente troppo acuto per una persona della sua mole, e subito dopo mi ritrovai disteso sulla schiena, mentre Golem era sdraiato a terra e si teneva la faccia con tutte e due le mani. Mi alzai e mi avvicinai di soppiatto, per guardarlo da vicino. C'era poca luce, ma potei vedere che era conciato male, e perdeva parecchio sangue. Continuava a tenersi il viso come se volesse evitare che cadesse a pezzi, e nel frattempo si lamentava e scuoteva il capo. Non riuscivo a credere che fosse ancora vivo. Mi chinai accanto al suo corpo.
- Mi chiamo Nat Love, - dissi, - ma questo probabilmente lo sai gi. Mi chiamano anche Deadwood Dick, e tu hai fatto un grave torto a me e alla donna che amo.
So che suona un po' melodrammatico, ma fu quello il tono con cui gli parlai, e la sostanza di ci che gli dissi. Mi ero ispirato a quel romanzetto su Bill che avevo letto dal barbiere. - Ora quel torto  stato vendicato, o lo sar presto, perch le tue ferite sono gravi e non credo che vedrai l'alba del prossimo giorno -. Credo anche di avergli dato della canaglia, e del furfante.
Un dente gli scivol in mezzo alle dita e gli cadde tra le gambe.
Ora che la vendetta era compiuta, non mi sentivo particolarmente soddisfatto. Non arriver a dire che fosse subentrato un senso di delusione. Ero ben lieto di avergli sparato, ma vederlo soffrire non mi dava alcuna soddisfazione. Rimisi la LeMat nella tasca del soprabito, estrassi la Derringer, gliela accostai all'orecchio e tirai indietro il cane.
Non tent neppure di spostarsi, anzi, smise perfino di ciondolare il capo. Il sangue gli colava tra le dita. Spinse la testa verso la Derringer e vi si appoggi contro.
Poi lo sentii parlare, con una voce soffocata, come se si trovasse sott'acqua. - Dio mi ha affidato la sua vendetta. Non posso morire.
- Mi sa tanto che ti sbagli, - risposi.
- Sono fatto di fango, - insist.
- Peccato che il fango si sia sciolto, - dissi io.
Abbass le mani. Un pezzo di faccia era completamente spappolato, compreso un occhio, e l'altra met era tutta sforacchiata. - Non ha nessun senso, - disse. - Non posso essere ferito.
Premetti il grilletto della Derringer, e la sua affermazione fu smentita all'istante. Le mani gli caddero dal viso e le gambe si aprirono di scatto, neanche fosse montato in sella a un cavallo invisibile. Croll come un sacco di farina.
In quell'istante mi accorsi che dalla tasca gli era caduto un orologio a cipolla, ancora appeso alla catenella. Era di quelli con il coperchio e si era spalancato, come se lui avesse cercato di dare un'occhiata alla foto all'interno, nell'oscurit e subito prima che io entrassi nel vicolo.
Staccai l'orologio dalla catena e lo presi. Non so perch l'abbia fatto. Forse lo consideravo una sorta di trofeo.
Me lo infilai in tasca, misi via la Derringer, raccolsi le mie due pistole e mi allontanai in tutta fretta da quel vicolo.
Quando mi affacciai sulla strada principale, la trovai invasa dalle mucche. Avevano continuato a riversarsi fuori dal recinto, e con tutti quei cowboy che sparavano e gridavano erano letteralmente impazzite, e correvano in massa lungo la via. Mi accostai agli edifici e continuai a camminare. Vidi che alcune delle bestie erano entrate nei saloon, come se volessero ordinare una birra, e avevano provocato un discreto scompiglio.
Le donne strillavano di paura e gli uomini sbraitavano.
Mi sentivo un po' in colpa, per questo.
Mi diressi alle scuderie, scansando corna e quintali di carne bovina. Bussai alla porta, e dopo un istante Cecil apr uno spiraglio per lasciarmi entrare. - Tieni fuori le vacche, - disse, come se mi fossi accordato con loro per irrompere nel suo ufficio e svuotargli la cassa.
Appena entrato mi accostai a un mucchio di fieno e mi sedetti, appoggiando la schiena alle assi di una recinzione destinata ai cavalli.
Cecil mi si piazz di fronte, in piedi, e disse: - Ce l'hai fatta?
- Golem non  pi di questo mondo, - risposi. -  tornato al fango da cui proveniva.
- Come, scusa?
- Non val la pena di entrare nei dettagli, Cecil.
- E le puttane ci sono andate di mezzo?
- Se la sono cavata tutte, almeno credo, ma le ha picchiate ed erano ridotte parecchio male, in particolare una di loro. Forse dovresti trovare un medico che la visiti.
- Hai compiuto una buona azione, - disse Cecil. - Hai reso giustizia a quelle povere puttane.
- L'ho fatto per me stesso, - ribattei.
- Pu darsi, ma sono in tanti ad averne beneficiato. Come ti senti, ora?
- Non molto bene, a dire la verit.
- D'accordo. Resta pure comodo. Ti prendo qualcosa da bere.
- Voglio solo un po' d'acqua.
- Ho del caff fresco.
- Va bene anche quello.
Me ne port una tazza. Era molto zuccherato, lo bevvi e mi fece venire subito la nausea. Voltai il capo e vomitai nel fieno.
- Dev'essere un effetto della tensione, - disse Cecil.
- S, qualcosa del genere, - risposi, appoggiandomi alle assi di legno, con la sensazione che tutto ci che avevo dentro si stesse prosciugando.
Cecil and a controllare come stavano le puttane, e a chiamare un dottore. Rimase fuori per un bel po', e io non mi mossi, se non per versarmi un'altra tazza di caff, che sorseggiai lentamente. Stavolta lo bevvi nero. Ero convinto che fosse stato tutto quello zucchero a farmi male, visto che avevo lo stomaco rivoltato per la tensione. Recuperai l'orologio di Golem dalla tasca. Era d'argento, e a furia di sfregarlo contro monete o chiavi si era coperto di graffi e ammaccature. Sollevai il coperchio e controllai cosa ci fosse dentro. Era una foto di Golem, con i capelli pi corti e pettinati all'indietro e la riga al centro. Aveva un'aria tranquilla e gentile, come se la vita gli sorridesse. Nella foto c'erano anche una donna e una bambina. La donna era carina, con i capelli neri legati in una crocchia, e la bambina somigliava molto alla madre. Mi torn in mente quello che mi aveva raccontato Bill: il fatto che Golem avesse perso la testa e sterminato la sua famiglia a colpi d'ascia. Qualunque cosa gli fosse presa, le morti che aveva provocato lo avevano trasformato in qualcosa di nuovo e di pericoloso: ma la cosa peggiore era che a tratti mi era parso consapevole di questa deriva. Scoprii con sorpresa di provare un briciolo di piet, nei suoi confronti. Richiusi il coperchio e gettai l'orologio nel fieno. Le sensazioni che avevo avvertito tenendolo tra le mani non mi erano piaciute affatto.
Quando torn, Cecil mi disse: - La puttana di colore dovr restare a letto per un po', ed  possibile che le rimanga una lieve zoppia.
- E io fino a che punto sono nei guai?
- Hai ucciso un uomo, ma da quanto so nessuno ha ancora trovato il corpo. Mabel e le ragazze diranno semplicemente che  stato al bordello ed  saltato gi da una finestra perch era ubriaco. Non aggiungeranno altro.
Non faranno il minimo cenno alla tua presenza. Credo che tu sia al sicuro, ma il cadavere salter fuori, quindi ti consiglierei di non aspettare troppo, prima di andartene da Dodge. Per il momento non c' niente che ti colleghi alla sua morte, ma una delle puttane potrebbe sempre farsi scappare una mezza frase con un cliente.
Mi alzai in piedi, appoggiandomi a una delle assi. Non me n'ero accorto, ma quelle mucche mi avevano conciato davvero per le feste. Ero coperto di lividi, e mi sentivo molto debole. Restituii le mie pistole a Cecil.
Dentro la scuderia c'era un tubo dell'acqua. Aprii il rubinetto e mi ripulii come meglio potevo. Poi Cecil si present con dei vestiti e mi sugger di cambiarmi. Non erano granch - una camicia tutta rattoppata, un paio di pantaloni consumati e delle calze scompagnate - ma li accettai con gioia. Mi spogliai, mi lavai con cura, mi rivestii e mi occupai della mia bella camicia rossa, tutta sporca di letame, e dei miei pantaloni, strofinandoli furiosamente con una saponetta di liscivia, propriet di Cecil, per poi metterli ad asciugare in cima a uno degli steccati.
- Puoi venire a riprendere i tuoi vestiti domattina, - disse Cecil. - E tenerti comunque quelli che hai indossato ora. Appartenevano a un tizio che ha lasciato tutti i suoi beni un anno fa e non  mai tornato a reclamarli. Ho gi venduto il suo cavallo, la sella e un altro po' di roba. Probabilmente sar morto.
Annuii e tornai in strada.
Era in corso un vero e proprio raduno. I cowboy si erano riversati per le strade, nel tentativo di riportare le vacche nei recinti, fischiando e gridando. Ci manc poco che mi beccassi un paio di cornate, ma alla fine riuscii a tornare in albergo.
Quando arrivai, i clienti erano quasi tutti affacciati alle finestre, inclusi Bronco Bob e Red, che si erano sistemati a piano terra, vicino alla porta. Appena entrai Bronco Bob inarc le sopracciglia. Mi feci consegnare la mia chiave e mi avviai, evitando che l'attenzione generale si spostasse su di me. Non avevo ancora salito il primo gradino che mi trovai Bronco e Red alle spalle.
- Come mai ho la sensazione che tu non sia uscito solo per procurarti quei vestiti rattoppati?
- Te lo dico io, come mai. Perch non sono uscito per quello.
Salimmo in camera. Avevo la sensazione che le pareti mi si chiudessero addosso, e anche le luci dei lampioni mi sembravano pi fioche, come se stessi per precipitare nel buio. - Domani me ne vado, ragazzi, - dissi. - Ho una pista che potrebbe portarmi a Ruggert.
- Potrei venire con te, - disse Bronco Bob.
- Non c' ragione che modifichi i tuoi piani, - ribattei. - Mi avevi detto che saresti rimasto a Dodge, e va bene cos. Siete stati degli ottimi compagni di viaggio, ma ora  giusto che me la cavi da solo.
-  stato un onore, fare un pezzo di strada con te, - disse Red, e chin il Capo, come se incrociare il mio sguardo potesse metterlo in imbarazzo.
- Ho preso in prestito la Derringer, - dissi, restituendogliela.
- Mi sono accorto che era sparita quando mi sono messo gli stivali, -disse Red. - Ma potevi essere stato soltanto tu, a prenderla.
- L'avevo sottovalutato, questo giocattolino, - dissi. - Ti toccher ricaricarla.
La mattina dopo scrissi una lettera a Win, anche se non ero nemmeno sicuro che l'avrebbe letta, e una a Cullen. Quando scesi a colazione, diedi dei soldi a Bronco Bob perch le spedisse, la prima volta che gli fosse capitato di passare dall'ufficio postale.
Salutai lui e Red con una stretta di mano, mi diressi alle scuderie, aspettai che ne uscisse un gruppo di cowboy, recuperai i miei vestiti, che nel frattempo si erano asciugati, e li indossai. Arrotolai dentro il sacco a pelo quelli che mi aveva dato Cecil, sellai il cavallo, mi feci restituire le armi e andai a pagare.
- Puoi tenerti i soldi, - disse Cecil. - Ieri sera hai fatto un grande favore a tutte quelle donne.
- Lo avrei fatto in ogni caso, - dissi.
- Non ha importanza. Tieniti pure i tuoi soldi. E lascia che ti dica un'altra cosa. Hanno trovato quel bestione nel vicolo, ma non prima che una mandria di mucche fosse passata di l, diretta ai recinti. Lo hanno calpestato per benino. Me lo ha detto un cliente, che ha notato l'assembramento ed  andato a dare un'occhiata. Ci ho fatto un salto anche io. Il tizio era nel punto esatto in cui lo hai ammazzato. C'erano secchi dell'immondizia rovesciati dappertutto, e quando ho guardato il cadavere non avrei saputo dire se fosse un essere umano o un mucchio di fango, per come lo avevano ridotto. Nessuno si accorger neppure che  stato ammazzato a colpi di pistola. Penseranno che si era addormentato in quel vicolo, e che la mandria lo ha travolto. Vedrai, non corri nessun rischio.
- Grazie, - dissi.
- Se vuoi risparmiare un po' di quattrini, ci sono un predicatore di colore e i suoi figli che vogliono andare in Arkansas, e sarebbero lieti di avere un uomo armato che li accompagni. Non so quali siano i tuoi progetti, ma mangerai gratis e potresti guadagnare qualche dollaro. Hanno anche una mucca, il che significa latte fresco tutti i giorni.
In realt non ci tenevo, a stare in compagnia, ma la prospettiva di mangiare gratis, bere latte fresco e mettere da parte un po' di soldi non era affatto male, anche perch i miei risparmi erano ridotti al lumicino.
- Dove posso trovarli? - chiesi.
- Sono passati di qui stamattina. Gli ho detto che c'era un uomo in partenza al quale forse non sarebbe dispiaciuto fare un pezzo di strada con loro e che ci sapeva fare con le pistole, pur non essendo un professionista.
Questa cosa me la sono inventata per metterti sotto una buona luce.
- Grazie. E in ogni caso  la verit. Non sono un pistolero.
- Sono dall'altra parte della citt, a un chilometro da qui. Vivono dentro un carro, trainato da una coppia di muli. Sembrano brave persone. Forse potresti fare un salto da loro e parlarci, sempre che tu non abbia altri progetti.
- Ci penser, - risposi.
Infilai il fucile nel fodero, portai fuori Satana e montai in sella. Parti al trotto, con passo sicuro: riposare al caldo di una stalla gli aveva fatto bene. Passammo di fronte all'albergo e alzai gli occhi verso la finestra di quella che era stata la mia camera, ma non vidi nessuno. Mi diressi a sud, con l'idea di non fermarmi e di non parlare con anima viva. Ma pi mi allontanavo dalla citt, pi pensavo alla possibilit di mangiare a sbafo e guadagnare qualche soldo. Mi erano rimasti soltanto un pugno di dollari, una borraccia piena d'acqua e carne essiccata per un paio di giorni: forse tre, se avessi dato tempo all'appetito di crescere. Se volevo mangiare, avrei dovuto fare affidamento sul mio aspetto e sulla mia buona mira.
Era l'idea di stare in compagnia, a non entusiasmarmi. A essere sincero, fin dal risveglio avevo sentito un fortissimo desiderio di starmene un po' da solo. La prospettiva mi era parsa dolce come un frutto, uno di quei bei pomodori maturi che, come mi aveva insegnato il signor Loving, facevano parte della famiglia della belladonna.
D'altro canto sarebbe stata lunga, arrivare in Texas, e pi ci pensavo, pi mi convincevo che passare per l'Arkansas non sarebbe stata affatto una cattiva idea.
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CAPITOLO 27.
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Vidi il carro e i muli, pi una mucca legata alla sponda posteriore. C'era un grosso uomo di colore seduto a cassetta, con le redini in mano e una pipa in bocca dalla quale si levavano nuvole di fumo.
In realt, bench mi ammantassi del mio desiderio di solitudine, sapevo perfettamente che entro un paio di giorni avrei sentito la mancanza di qualcuno con cui chiacchierare. Mi piace starmene per conto mio, di tanto in tanto, ed era questo che avevo pensato di fare, ma fondamentalmente sono un tipo socievole. Mio padre non faceva che parlare, da mane a sera. Mi raccontava un sacco di storie, mi diceva tutte le cose su mia madre che ignoravo (questo dopo la sua morte), e non ce n'era una che non fosse positiva. Mi parlava di s stesso, di quanto fosse stato difficile essere schiavo, e di quanto fosse felice che io lo fossi stato solamente per un brevissimo periodo. Mi raccontava favole che avevano come protagonisti ghiandaie, cani e maiali selvatici, e altre che a sentire lui provenivano dalla sponda opposta dell'oceano, dove esisteva un paese pieno di uomini di colore, un posto che, come avrei saputo in seguito dal signor Loving, si trovava su un continente di nome Africa. Pap aveva un modo di raccontare le storie che ti faceva venire voglia di rizzarti sulle zampe posteriori e sbavare, supplicandolo di non smettere. Anche il signor Loving era fatto a quel modo, e Bill poteva non essere da meno, se solo ne aveva voglia.
Mentre lo guardavo, l'uomo sul carro si volt verso di me e mi salut con la mano. Doveva aver capito che ero la persona di cui Cecil gli aveva parlato, visto che ero l'unico uomo di colore che stesse uscendo di citt a cavallo. Una ragazza scese dal retro del carro e venne verso di me a piedi, per darmi un'occhiata pi da vicino. Aveva la pelle molto scura ed era magrolina, ma generosa di fianchi. Indossava un vestito di cotone sbiadito, che un tempo doveva essere stato verde e azzurro, e aveva una cuffia bianca in testa. Portava un paio di stivali da uomo ma li teneva slacciati, e le stringhe strisciavano in terra. Dietro di lei c'era un ragazzino che poteva avere dieci o undici anni, a piedi nudi, con una salopette e una camicia blu. Era nero come l'ala di un corvo, e si pavoneggiava tutto, come se avesse appena atterrato un orso grizzly a mani nude.
Quando raggiunsi il carro mi accorsi che l'uomo a cassetta era in realt pi robusto che sovrappeso. Di primo acchito lo si sarebbe potuto definire grasso, ma sarebbe stato un errore. Aveva la pelle tesa come quella di un animale selvatico, e arrotondata, come se non fosse sufficiente a contenere tutti i suoi muscoli e rischiasse di esplodere da un momento all'altro. Aveva una testa grande, che gli ruotava sul collo come un masso, e il viso gli brillava per quanto era nero. Gli occhi erano dello stesso colore della pelle. Aveva un'espressione franca e amichevole, e quando sorrideva metteva in mostra una fila infinita di denti bianchissimi. Non potei fare a meno di sentirmi attratto da quell'uomo. Scese dal carro per venirmi incontro, e mi parve quasi che si allungasse man mano che si avvicinava, fino a superare e di molto la mia statura. Era ancora pi grosso di Golem, aveva le braccia larghe come le mie gambe, mentre le gambe misuravano quanto il mio torace.
Scesi di sella e gli tesi la mano. Wild Bill mi aveva insegnato a tenere l'altra mano sempre pronta a impugnare una pistola: se non sapevi sparare con la sinistra, tanto valeva che evitassi i convenevoli, a sentire lui. Ma non era cos che volevo vivere. Nonostante tutto quello che mi era successo, ero fiducioso per natura, o almeno intendevo restarlo. Anche mio padre la pensava allo stesso modo. Era un modo migliore di vivere, e francamente ne sono convinto ancora oggi. Ogni tanto ne ho fatto le spese, ma nell'insieme sono pi le gioie che ne ho ricavato che non quelle che ho perso per strada. Ci detto, cercavo comunque di non farmi mai cogliere impreparato.
- Luther Pine, - disse. - Lieto di conoscerti.
- Il piacere  tutto mio, - risposi.
La ragazza venne verso di noi, allentando il nodo della cuffia e tirando un po' indietro la tesa, in modo che potessi vederla in faccia. Era molto carina, e meno giovane di quanto avessi creduto a prima vista. Era solo piccola, e indossava un vestito troppo largo. Il bambino non faceva che sorridere, e notai che somigliava a Luther come una goccia d'acqua.
- Lei  Ruthie, e questa piccola peste si chiama Samson.
Mi salutarono entrambi.
Io restituii il saluto, cercando di non fissare Ruthie troppo a lungo, perch c'era qualcosa in lei che aveva richiamato la mia attenzione. E va bene, voglio essere onesto. Era molto carina, e dentro di me c' una componente animalesca, come del resto in tutti gli uomini. Mi limitai a guardarla, ma quando ti imbatti in qualcosa di bello devi fare tutto il possibile per assorbirlo o fissarlo nella memoria, che si tratti di una ghiandaia azzurra o di un cielo sereno. Sono tutte gioie per gli occhi.
- Puoi mangiare a nostre spese, e ci aggiungo sopra venti dollari, se fai tutto il viaggio con noi, - disse Luther.
- Sto andando in Texas, - risposi. - Ma posso scortarvi fino in Arkansas, dopodich il destino torner nelle vostre mani.
- Ci sei mai stato, prima?
- No, ma credo di sapere come ci si arriva.
Luther parve valutare quelle informazioni a fondo, come uno scavatore di pozzi che vada a caccia di una falda acquifera. Poi dovette decidere che di me c'era da fidarsi, perch mi disse: - I soldi te li posso dare quando arriviamo a destinazione, e per il mangiare puoi contare su di noi. Dormirai per conto tuo, e ti occuperai del tuo cavallo, anche se ho parecchio grano per i muli, e dovrebbe bastare anche per la tua bestia.
- D'accordo, - risposi, e ci stringemmo di nuovo la mano.
- Queste pistole sono tue? - mi chiese Samson. Si era avvicinato al punto che la sua testa era all'altezza del calcio delle mie pistole, che spuntavano dalle tasche del soprabito.
- Be', signorino, - dissi, - devono esserlo per forza, o non le porterei con me.
- Samson, - intervenne Luther, - sar meglio che tieni la bocca chiusa. Dobbiamo ripartire.
Samson si spost sul retro del carro e sal a bordo, senza dire un'altra parola.
-  un'autentica peste, - disse Luther, - e ho paura che quando diventer pi grande far comunella col diavolo. So bene cosa significa: ci sono passato.
In quell'istante ricordai che era un predicatore. - Sono convinto che diventer un brav'uomo, invece, - commentai.
- In realt, lo penso anche io, - disse Luther.
- Siamo contenti di averti con noi, - aggiunse Ruthie.
E cos partimmo. Io e Satana guidavamo il gruppo, ma di tanto in tanto lasciavamo passare avanti il carro per assicurarci che le ruote fossero a posto e la mucca stesse bene. A voler essere onesto fino in fondo, lo facevo anche perch Ruthie era seduta dentro il carro, e si affacciava spesso a guardare. La fissavo cos a lungo che mi sentivo pervadere dal senso di colpa. Se pensavo a Win, che aspettava le prime nevi a Deadwood, persa nei suoi pensieri, non mi sembrava giusto fissare un'altra donna, neppure per risollevarmi lo spirito.
Ci volle poco perch il senso di colpa divenisse soverchiante, e a quel punto feci in modo di restare quasi sempre in testa al gruppo, e quando cambiavo passo e lasciavo passare il carro, mi concentravo regolarmente sui barili (tre per lato), accertandomi che fossero legati come si doveva. Ognuno di essi era attaccato al carro con delle corde e con un nastro di un colore diverso: giallo, azzurro, rosso e verde. I nodi erano tutti doppi, e ben stretti.
Durante il primo giorno di viaggio, il cielo prese un colore che ricordava il calcio in madreperla di una pistola. Poi inizi a piovere forte, perci mi infilai la cerata e proseguimmo nel cammino. Dopo un po', bench fossi coperto, la situazione cominci a farsi insostenibile. La pioggia mi si infilava sotto il cappello e dentro la cerata, e mi inzuppava le ginocchia, che restavano scoperte. Tornai verso il carro, per far vedere a Luther com'ero conciato. Sedendo a cassetta era coperto solo in parte, e anche lui aveva addosso una cerata, ma non aveva potuto evitare di ritrovarsi bagnato fradicio, proprio come me. Fece fermare i muli e tir il freno del carro. Poi mi sugger di legare Satana a un albero e di salire con lui sul carro.
Obbedii senza esitare. Ci sistemammo con i piedi all'interno e dando la schiena alla pioggia. In quel modo non ci bagnavamo quasi. Era il vento gelido a rimanere insopportabile, soprattutto per chi era zuppo come me. Sotto la cerata, il soprabito era tutto bagnato, e anche le pistole. Avevo portato dentro le bisacce, con tutto l'occorrente per pulire le armi, munizioni di ricambio e stracci puliti. Scaricai le pistole, le asciugai e rimisi dentro i proiettili.
- Hai molta cura delle tue armi, - osserv Luther.
- Se dovessero sbucare fuori degli indiani o dei banditi, scoprirai quanto  importante, - risposi.
Alzai gli occhi e notai che Samson seguiva con attenzione ogni mio movimento. Era affascinato dalle pistole. Ruthie aveva acceso una lanterna, e ne sfruttava la luce per leggere. Fino ad allora, non ci eravamo quasi scambiati una parola.
- Ti guadagni da vivere con quelle pistole, Nat? - mi chiese Luther.
- Cerco di evitarlo, se posso, - dissi.
- Sarebbe un vero peccato se un uomo giovane come te lasciasse che siano le armi, a decidere della sua vita.
- Per non mi hai assunto perch pensavi che fossi un artista della conversazione. O sbaglio?
Scoppi a ridere. -  la verit. Attraverso te  come se fossi io, a impugnare quelle pistole. Non potrei fingermi innocente, se tu fossi costretto a usarle.
- Non  questione di essere innocenti o colpevoli, - ribattei. - Se fosse per me le riporrei oggi stesso per non riprenderle mai pi, ma non  questa la vita che mi  stata riservata. O almeno, non ancora.
- Che tipo di vita vorresti avere? - mi chiese Luther.
Cominciai a raccontargli della fattoria che intendevo comprare. Gli spiegai che prima c'erano delle cose che dovevo fare, ma che il mio piano era quello: stabilirmi in una fattoria. Non feci cenno a Win. Non volevo essere costretto a spiegare dove si trovava, in quali condizioni era e che cosa le fosse accaduto, per ridursi in quel modo.
- Dovresti corroborare le tue ambizioni con la preghiera, figliolo, - disse.
- Ci ho provato, ma finora le mie speranze e le mie preghiere hanno dato lo stesso frutto, vale a dire zero.
Annu, con un sorriso amichevole, mentre la luce della lanterna gli si posava su un lato del viso come una striscia gialla di vernice. - Molto bene, - disse.
In quell'istante alzai gli occhi e vidi che Ruthie aveva smesso di leggere e mi stava fissando. - Che cosa leggi? - le chiesi.
- Ivanhoe, - rispose.
- Lo conosco bene, - osservai, e in effetti era uno dei libri che avevo letto insieme al signor Loving.
- Le donne sono tutte stupide, e c' sempre qualcuno che deve intervenire a salvarle. A volte vorrei che finissero con la testa mozzata.
- A parte questo, ti piace?
- Credo di s, - rispose. - Tra i personaggi c' anche Robin Hood, e lui  molto divertente.
- Ruthie  una ragazza speciale, - disse Luther. - Vuole fare la maestra di scuola.
- Mi sembra l'idea giusta, per una donna intelligente, - osservai.
- Sono d'accordo con te, - disse Luther, - e faccio del mio meglio per assecondarla. Ma  strana: parla con le anatre.
- In realt, con tutti gli uccelli, - precis Ruthie. - Sono ottimi ascoltatori.
- Sostiene che anche gli uccelli parlano con lei, - disse Luther. - Che puoi farci mai, con una figlia che parla alle anatre?
Scoppiai a ridere. Poi vidi l'espressione sul volto di Ruthie. Cavolo, lei e Luther dicevano sul serio. Quella ragazza parlava veramente, con le anatre.
Luther cambi argomento. - Sono un predicatore, - disse, - ma faccio un uso molto personale, del Grande Libro -. Prese una grossa Bibbia panciuta da una scatola e me la mostr. - Questa  soltanto una guida. Non credo che le parole della Bibbia siano un'emanazione divina e vadano prese alla lettera. Nella Bibbia c' un numero di cose brutte almeno pari a quelle belle, e spesso anche le azioni peggiori sono esaltate perch  stato un eroe a compierle, il che non mi convince affatto. L'Antico Testamento non lo prendo neppure in considerazione. Quanto al Nuovo Testamento, seguo l'esempio di Thomas Jefferson. Ho sottolineato solo le parole che sarebbero state pronunciate direttamente da Ges. Il resto non ha alcuna importanza. Le Beatitudini, il punto in cui Ges ci ha spiegato come dovremmo trattare la gente, facendo agli altri quello che vorremmo facessero loro a noi: ecco,  questo che insegno.
Gli parlai del signor Loving, spiegandogli come secondo lui Dio si fosse limitato a caricare l'orologio, per poi uscire di scena.
Luther annu. - Pu darsi che sia cos, ma personalmente sono convinto che ci sostenga nelle nostre vite. Forse non come vorremmo, n quando ne avremmo pi bisogno. So che per alcuni non  facile da accettare, ma credo che esista un piano, in tutte le cose.  stato Dio a predisporlo, ma non  immutabile. Ciascuno di noi pu contribuire a modificarlo, nel bene come nel male. C' una vita dopo la morte, figliolo. Non  riservata a tutti, ma non credo che Dio possa mandare qualcuno all'inferno. Non potrebbe essere mai cos meschino da fare una cosa simile. Secondo me i cattivi muoiono, e cessano di esistere: le loro anime svaniscono. I buoni, invece, vivono per sempre, in paradiso.
- In mezzo alle arpe e agli angeli? - dissi.
- Ne dubito seriamente. Non credo che sia un luogo fisico, ma una condizione nella quale tutti saremo parte di un qualcosa che l'uomo non  in grado neppure di definire. Una parte del nostro grande universo.
- Parole strane, per un predicatore, - commentai.
- Non faccio pi parte della Chiesa metodista.
Luther mi era piaciuto fin da subito, per il suo atteggiamento. E il fatto che non fosse metodista me lo rendeva ancor pi simpatico.
- Mi insegni a sparare? - chiese Samson.
- Non se ne parla, - disse Luther, prima che potessi rispondere. - Imparerai a leggere, a scrivere e a costruirti un futuro -. Poi si volt verso di me: - Senza offesa, sia chiaro.
- Ci mancherebbe.
La mattina dopo Ruthie munse la mucca con un secchio e vers il latte in uno dei barili, tenendone solo quanto serviva per berlo e per cucinare. Il sistema che avevano escogitato era semplice: dopo un intero giorno di viaggio, e con il rollio del carro, il latte si era praticamente trasformato in burro, ed era sufficiente salarlo e riversarlo in altrettanti contenitori di stagno. C'era pi burro di quanto potessimo consumarne, ma Luther e la sua famiglia lo usavano anche per curare tagli e scottature, e addirittura per oliare le ruote. Cosa ben pi importante, veniva versato sulle frittelle e mischiato con lo sciroppo di melassa. Per fare le frittelle Ruthie usava la farina di cui era colmo un altro dei barili e che, se mischiata con latte e burro nelle giuste dosi, formava una pastella che poteva essere conservata a lungo.
Viaggiammo cos per alcuni giorni, senza incontrare problemi. Il cibo era buono, anche se prevedeva ben poche variazioni, e anche la compagnia era ottima: tutti motivi che mi rendevano felice di aver scelto di accompagnarli.
Una sera, dopo esserci fermati, aver munto di nuovo la mucca e aver bevuto il latte con una cena a base di fagioli pinto e pane di mais, cotto con la farina che riempiva un altro dei barili, eravamo seduti attorno al fuoco, con lo stomaco bello pieno, quando dissi a Luther: - Ho visto che utilizzate solo tre dei barili. Che cosa c' dentro gli altri?
Luther si volt verso il carro e disse: - Dei tre sul lato opposto, uno  pieno di carne essiccata: finora non ci  servita, e se riusciremo a procurarci un po' di selvaggina potremo aspettare ancora, prima di aprirlo. Quanto agli altri due, nel primo c' il nostro cane, Scratch, in salamoia, e nell'altro Geraldine, la mia amata moglie nonch madre dei miei figli.
Per un momento credetti che mi stesse prendendo in giro, ma quando lo guardai, prima lui e poi Ruthie e Samson, mi resi conto che diceva sul serio.
- Hai messo in salamoia tua moglie e il tuo cane, e li hai ficcati in quei barili?
- Te l'ho appena spiegato.
- Lo so, ma mi  sembrato necessario fartelo ripetere.
- Ho usato dell'acqua salata e qualche altro accorgimento per mantenerli integri e non farli puzzare. Ho dovuto piegare le ginocchia di Geraldine sotto il suo mento, per farcela entrare, ma era bassa di statura e non c' voluto un grande sforzo.
- Perch lo hai fatto?
- Perch le ho piegato le ginocchia, intendi dire?
- No. Perch l'hai messa in salamoia? - Mentre lo dicevo mi guardai alle spalle, nel caso Ruthie o Samson fossero pronti a darmi una botta in testa, per poi trasformarmi in un sottaceto.
- Non  una cosa sgradevole come pu sembrare, - disse Luther. -Scratch era adorato da tutti, ma si  ammalato e abbiamo dovuto abbatterlo. Quando il giorno dopo  morta anche mia moglie abbiamo deciso che ne avevamo abbastanza. Mi ero gi separato dalla Chiesa metodista, e la casa dove abitavamo apparteneva a una piccola chiesa, non lontana da Dodge. Visto che intendevano cacciarci comunque, tanto valeva che partissimo per l'Arkansas. Ho dei parenti laggi, anche se non sono mai stato a Fort Smith. In realt, fanno tutti parte della famiglia di mia moglie, e li ho conosciuti solo per corrispondenza. Geraldine era nata nell'Arkansas e avrebbe sempre voluto tornarci, perci ho fatto in modo che accadesse. L'idea di lasciare lei e Scratch in balia del vento, e senza un solo parente che facesse visita alle loro tombe, era insopportabile. Ho dissotterrato Scratch, e anche se i vermi lo avevano gi preso d'assalto l'ho messo in salamoia. Ho fatto la stessa cosa con Geraldine, e poi, quando  stato il momento di partire, li abbiamo portati con noi.
Non avevo particolari commenti da fare, in proposito. Rimasi seduto mentre Ruthie mi metteva dell'altro cibo nel piatto, e mi versava ancora un bicchiere di latte.
- Suppongo sia comprensibile, - dissi.
- Certo che lo , - rispose Luther. - Non sopportavamo l'idea di separarci da loro. Il solo pensiero mi faceva stare male. Ci ho ragionato, intendiamoci. Lasciarli sarebbe stata la soluzione pi facile, ma abbiamo avuto una riunione di famiglia, ed  allora che ho detto ai miei figli cosa avevo intenzione di fare.
- Tu che ne pensi, Ruthie? - chiesi.
- Voglio che mia madre sia sepolta dove vivr io, - rispose. - E se questo non sar possibile, voglio almeno che riposi in un luogo dove l'inverno  pi mite.
- Ho sentito dire che anche in Arkansas pu fare parecchio freddo, l'inverno, - dissi.
- Ma dev'essere comunque un posto migliore e pi bello del Kansas, -disse Ruthie. - E se  bello, posso anche sopportarlo, il freddo.
- Scratch era un bravo cane, - disse Samson. - Piaceva molto anche a mamma.
- A quanto pare avete sistemato le cose per il meglio, - dissi. Poi mangiai, bevvi il latte e un caff. Quella notte mi allontanai un po' pi del solito dal carro, ed ebbi comunque un sonno agitato.
Con il trascorrere dei giorni, l'idea del cane e della donna in salamoia cominci a crearmi meno agitazione. Luther e i suoi figli erano strani, certo, ma non mi sembravano n pazzi, n pericolosi. Immagino che, con una disposizione d'animo pi generosa, l'atto di trasformare i propri familiari in sottaceti potesse essere considerato una prova d'amore e gentilezza. Ci detto, feci molta attenzione a non attingere dal barile sbagliato, quando dovevo recuperare la farina per la pastella o versare il latte. Tutto avrei voluto fuorch ritrovarmi con un occhio di Geraldine o un orecchio di Scratch nel setaccio. Ogni tanto pensavo anche a Ruthie, e al fatto che parlasse con le anatre. Mi chiedevo che cosa avessero da dirle. Ma visto che, almeno per il momento, non ne avevamo nessuna a portata di mano, il quesito rimase senza risposta.
Entrammo nel territorio delle Nazioni Indiane. C'erano parecchi pellerossa, molti dei quali, a sentire l'opinione generale, erano addomesticati, ma mi parve saggio non verificare fino a che punto fossero amichevoli, quando li incontravamo. Il mio piano prevedeva che tenessi le armi sempre a portata e gli occhi bene aperti, nel caso il loro senso di ospitalit subisse un brusco calo. E in ogni caso, sapevo con certezza che da quelle parti giravano anche dei Comanche, e che ci avrebbero spellati vivi prima ancora di guardarci in faccia.
Incontrammo altre persone in viaggio, soprattutto bianchi. Alcuni di loro avevano subito un'imboscata, ed erano stati rapinati. Incrociammo anche una coppia di colore, diretta in Kansas. Ci dissero che erano partiti con i loro due bambini, che per si erano ammalati entrambi ed erano morti. E la stessa sorte sarebbe toccata anche a loro, se non fosse stato per un Cherokee che percorreva quelle terre a piedi e che li aveva riforniti di cibo, per poi indicare loro la strada giusta e proseguire nel suo cammino.
Cenarono con noi una sera, e la mattina dopo, carichi di latte, burro e di tutto il cibo cui Luther aveva deciso di poter rinunciare, si diressero a nord, dove poco dopo si sarebbero imbattuti in un clima pi freddo dei capezzoli di una strega. Prima che partissero chiesi loro se avessero incontrato un uomo con la faccia bruciata e mezzo scotennato, ma mi risposero di no. Immagino che si sarebbero ricordati di lui, in caso contrario.
Arrivammo alle pendici degli Ozark. Il terreno si era elevato per gradi, passando dalla prateria alle alture, fino a vere e proprie montagne, coperte di alberi. Quando fummo in mezzo ai monti ci fermammo per la notte e optammo per due giorni di sosta. A furia di trainare il carro in salita i muli erano esausti, e anche la mucca faticava a tenere il passo. La quantit di latte che produceva si era molto ridotta, forse perch non era stata munta con la necessaria frequenza, e pensavamo che con un po' di riposo e un'alimentazione adeguata gli animali avrebbero recuperato le forze. Solo Satana sembrava in perfetta salute, quasi infastidito da tutta quell'inattivit.
La prima notte, dopo che Ruthie e Samson furono risaliti sul carro, io e Luther restammo seduti attorno al fuoco. Ci piaceva starcene l. Da qualche tempo, bastava che ci fermassimo perch sognassi un bel fal acceso. Prima cenavamo, e Ruthie e Samson potevano ascoltare le storie di Luther. Poi i ragazzi davano i primi segni di stanchezza e si ritiravano. Io e Luther continuavamo a raccontarci storie di ogni sorta, e se il fuoco faceva luce a sufficienza prendevamo dei libri nel carro e li leggevamo a turno, a voce alta. Quella sera, per, non avevamo niente da leggere, e ci eravamo avvolti nelle coperte per combattere il freddo. C'era un uccello notturno che ci faceva compagnia con il suo richiamo, quasi gradevole, e dalla cima delle montagne un verso acuto, che ricordava il lamento di una donna morente, arrivava fino a noi, e sembrava rotolare come una palla per fermarsi ai nostri piedi.
- Sono puma, - disse Luther. -  raro che attacchino gli uomini, ma di tanto in tanto succede. Quando ero ragazzo, arrivavano fin quasi alle case, e ammazzavano polli, cani e maiali.
- In East Texas c' qualche lince rossa, e pochi puma, - risposi. - Di linci ne ho viste, ma di puma mai.
- Sono bestie molto schive, - spieg Luther. - E quando si dorme accampati,  sempre meglio non incontrarli. Di solito non attaccano gli uomini, ma non c' alcuna regola che glielo vieti, se hanno fame o se si sentono insidiati.
Luther prese un bastone e lo arrovent sul fuoco.
- Cosa  stato a farti diventare un predicatore, Luther?
- I peccati, - rispose. - I miei e quelli degli altri.
- Che cosa avrai mai fatto? - chiesi. - Sei una delle persone pi affabili e gentili che io abbia mai conosciuto. Hai rubato delle mele?
- No. Ho fatto molto di peggio.
Rimasi in silenzio, nel caso avesse voluto approfondire la questione. Dovetti attendere a lungo. Udii di nuovo il verso del puma, in lontananza, e un brivido mi percorse le ossa, molto pi violento di quelli provocati dal vento gelido.
Luther tolse il rametto dal fuoco e lo lasci cadere in terra. Poi mi guard e disse: - Non  una risposta semplice. Ero giovane, avevo solo venticinque anni, e volevo una pistola che avevo visto nella vetrina di un negozio.
- Una pistola? - chiesi.
-  una storia lunga, - disse Luther.
- Non ho impegni, al momento, - risposi.
- Gi, immagino che tu sia intrappolato qui, ad ascoltarmi. Vivevo in Missouri, allora. In una piccola cittadina, sempre ammesso che la si potesse definire tale. Anche il negozio era pi che altro una baracca di legno, con una sola stanza e quattro mensole per esporre la merce. C'era anche una grossa stufa, e i bianchi si radunavano l per chiacchierare, bere, masticare tabacco e poi sputarlo in una lattina. Ero stato uno schiavo fino a poco tempo prima, ma il trattamento che ci veniva riservato non era migliorato di molto. Sono sicuro che sai cosa intendo. Quando vidi quella pistola ero andato a fare una commissione per il mio ex padrone. Mio padre lavorava ancora per lui, in cambio di una paga ben misera, che non ci rendeva molto pi ricchi rispetto ai tempi in cui eravamo ancora di sua propriet. Probabilmente la libert mi aveva dato alla testa, Nat. Volevo fare qualcosa di coraggioso. Ero libero, no? Perch non potevo fare quel che volevo, allora? Desideravo quella pistola, sapevo che non l'avrei mai potuta avere, eppure si supponeva che avessi gli stessi diritti di chiunque altro.
Il vecchio Turner aveva una regola, ed era addirittura scritta su un cartello. Diceva: NON VENDO ARMI O MUNIZIONI AI NEGRI. Sentii la rabbia che mi montava dentro. Avevo ricevuto un'istruzione in gran segreto da mio padre, che a sua volta aveva potuto studiare, almeno un po'. Era stato rapito dal Nord e portato nel Sud come schiavo quando era molto giovane.
A Nord era stato un uomo libero e aveva imparato a leggere, scrivere e far di conto, ma era stato costretto a comportarsi come se non sapesse fare niente di tutto questo. L'istruzione non era tollerata, tra gli schiavi. Dopo essere stato rapito, tent di fuggire pi di una volta, ma l'unico risultato fu una sequela tremenda di punizioni. Una volta il padrone us delle pinze per strappargli tutti i molari. Pap fini per rassegnarsi e accettare il suo destino. Io ero stato nella stessa condizione per venticinque anni della mia vita, e l'avevo accettata a mia volta. Mia madre era morta da un pezzo. Avevo dei fratelli e delle sorelle, ma erano stati tutti venduti. Il padrone mi aveva tenuto perch ero molto robusto, e c'era bisogno di braccia forti, per i lavori che ci costringeva a fare. Non mi era mai venuto in mente che fossi rassegnato anche io, proprio come mio padre. Ero convinto che fosse solo lui, ad accettare le cose. Non so spiegarlo. Forse, proprio perch era mio padre, credevo che dovesse fare qualcosa, e che quel qualcosa dovesse includere anche me. Mi rendo conto solo adesso che era stato stroncato, nel corpo e nell'anima. Quella pistola divenne molto pi di una semplice pistola. Volevo sfidare il messaggio scritto su quel cartello, e prendermi quell'arma. Era una sorta di dichiarazione di indipendenza, immagino. Sono libero e dovrei essere trattato come tale.
Comunque, una notte uscii di soppiatto, andai fino al negozio, forzai la porta di servizio con un martello a granchio ed entrai. C'era una cassaforte. Non era pi grande di una scatola da scarpe, e non molto pi sicura. Riuscii ad aprirla e rubai trentotto dollari, lasciando una monetina da un centesimo a mo' di beffa. Rubai anche la pistola. Mi guardai intorno, cercando i proiettili, ma non riuscii a capire quali fossero quelli giusti. Non sapevo molto sulle armi da fuoco, a quei tempi. Mi ficcai in tasca una manciata di proiettili e filai via. Decisi che mi sarei diretto a nord, attraversando gli Ozark. Pensavo che a nord le cose sarebbero andate per il meglio. Il tempo era buono. Mi sentivo forte come un toro. E stavo sfidando non solo il vecchio Turner, ma anche mio padre, che in quel momento consideravo un codardo.
Mi nascosi in mezzo ai boschi e cercai di dirigermi a nord, ma non avevo mai viaggiato molto, e non sapevo come procedere. Cercai di orientarmi con il sole, e in quel modo riuscii a capire dove fosse il nord, ma non avevo calcolato che non sempre  possibile procedere in linea retta, quando si viaggia. Le montagne, gli alberi, i torrenti, i sentieri disponibili richiedono mille deviazioni.
Mandarono mio padre a inseguirmi, insieme a un uomo bianco: avevano anche dei cani. Dopo qualche giorno mi raggiunsero. Il bianco voleva scatenarmi contro i cani, ma mio padre lo supplic di non farlo e gli disse che mi avrebbe convinto ad arrendermi.
Non dovette faticare molto, per riuscirci. Avevo rubato le munizioni sbagliate, non avevo mangiato niente a parte qualche bacca, ed ero cos affamato e debilitato che avrei accettato qualunque punizione.
Il bianco, credo si chiamasse Ennis o qualcosa del genere, era stato assoldato appositamente per darmi la caccia. Il vecchio Turner aveva capito quasi subito che il colpevole ero io, visto che ero l'unico a essere sparito. Era stato lui a spedire mio padre e quel bianco sulle mie tracce. Scommetto che aveva dovuto pagare una cifra molto pi alta di quella che gli sarebbe stata riportata indietro.
Pap si infil nella boscaglia, dove mi ero nascosto. I cani mi avevano pressoch circondato. Mi chiese di gettare la pistola e io obbedii, dicendo che comunque non era carica. La raccolse e la diede a Ennis, dopodich uscii allo scoperto. Ennis disse: "Ora questo negro si prender un bel po' di frustate, e qualcuna ne toccher anche a te, visto che sei suo padre".
Pap si offr di prendere lui le frustate che spettavano a entrambi, e sentirlo pronunciare quelle parole mi fece male. Tutto d'un tratto non sapevo pi cosa pensare, sul suo conto. Non volevo che si facesse frustare al posto mio, e non volevo neppure che frustassero me. Ennis rispose che ne aveva per entrambi, e disse a pap di strapparmi la camicia e legarmi a un olmo, con la faccia contro il tronco. Mi era gi capitato di essere frustato, ma avevo deciso che non avrei pi permesso che accadesse. Riuscii comunque a non lasciar trapelare questo nuovo sussulto di ribellione, a meno di cinque minuti dalla cattura. Pap fece per accompagnarmi verso l'albero. L'idea non gli piaceva affatto, ma non vedeva altre vie d'uscita, e gli era gi capitato pi volte di curare le mie ferite con il lardo, l'olio e qualche goccia di cherosene. Ho ancora le cicatrici che lo provano.
Ennis si piazz accanto a mio padre, per controllare che mi legasse bello stretto. Fu allora che capii con certezza che non avrei mai accettato di farmi frustare, a costo di lasciarci la pelle. Gli sfilai una pistola dalla cintura, e gli sparai. Dritto in faccia. Pap cerc di togliermi l'arma. Forse pensava che Ennis fosse ancora vivo, e che potessimo trovare un modo per toglierci dai guai. O forse non pensava proprio niente. Sta di fatto che sparai anche a lui.
- Cristo santo, - dissi.
- Non lo uccisi. Gli sparai a una gamba, e cadde a terra. Pensai che l'unica cosa che mi restava da fare fosse prendere il cavallo di Ennis e fuggire. Ora che Ennis era morto i cani non sapevano pi che cosa fare, e avevano abbandonato la scena, visto che non c'era pi nessuno che desse loro degli ordini. Erano liberi, proprio come me. Mentre mi preparavo ad andarmene, mio padre continuava a supplicarmi di non farlo, e alla fine mi resi conto che aveva ragione. Non sarei andato da nessuna parte: non senza di lui. Lo feci salire sul cavallo e ci avviammo lungo un sentiero che scendeva a valle. Ci imbattemmo in un uomo di colore, impegnato a lavorare per il suo ex padrone. Anche per lui non era cambiato niente, se non a chiacchiere. Gli chiesi dove potevamo trovare un dottore. Ovviamente, nessun medico bianco ci avrebbe aiutati, e medici di colore non ne esistevano. Ma ci disse che c'era una donna anziana che viveva da sola in una baracca, ai confini di una piantagione. Anche lei era una ex schiava, e si diceva che sapesse curare le ferite e vari tipi di malattia.
Ci nascondemmo nei boschi, e quella notte portai pap fino alla baracca. La vecchia disse che la pallottola era entrata troppo in profondit per poterla estrarre, ma che mio padre sarebbe guarito comunque, e se non fosse morto per l'infezione, che lei chiamava "il marciume", si sarebbe rimesso in sesto senza subire particolari conseguenze. Avevo pensato di lasciarlo con lei, convinto che la ferita sarebbe andata a suo vantaggio, perch avrebbe potuto dichiarare che avevo sparato sia a Ennis che a lui, quando avevano cercato di riportarmi indietro.
La vecchia gli diede qualcosa da bere, e pap perse i sensi. Lei disse che era un effetto del dolore, e che si sarebbe ripreso entro poche ore. Le credetti, da bravo ingenuo. Ripartii, infilandomi nel bosco, ma dopo pochi metri mi resi conto di non poter pi proseguire. Caddi da cavallo e rimasi lungo disteso, in mezzo ai platani. Il cavallo continu la sua corsa e scomparve. Ero cos debole che non riuscivo pi a muovermi. Erano giorni e giorni che andavo avanti senza fermarmi mai, e ora la paura e la confusione mi avevano stremato. Dal punto in cui mi trovavo, in mezzo alle colline, godevo di un'ottima vista sulla baracca di quella vecchia, e la vidi uscire, diretta verso un gruppo di case che si trovava appena pi in basso. Cercai di tirami su e rimettermi in moto, ma le gambe mi cedettero ancora. Decisi che se qualcuno fosse venuto a cercarmi, cane o uomo che fosse, non avrei fatto resistenza. Non me la sentivo pi, di lottare. Rimasi l disteso, al freddo, e mi addormentai.
Non so per quanto tempo avessi dormito, ma al risveglio mi sentivo gi pi carico, e in forze. Guardai in basso e vidi di nuovo quella donna: per essere cos vecchia si muoveva in fretta, e dietro di lei c'erano diversi uomini, alcuni a cavallo, altri a piedi, con delle lanterne. Erano diretti alla baracca, e capii all'istante che ci aveva venduti, dopo aver stordito pap con quella cosiddetta medicina. Gli uomini entrarono, lo presero e lo trascinarono fuori, e se c' una cosa della quale sono grato, Nat,  che fosse ancora mezzo stordito, e non in condizioni di camminare. Lo sollevarono letteralmente per le braccia, gli misero una corda al collo e trovarono un ramo robusto al quale appenderlo. Il collo non si ruppe, come accade quando l'impiccagione viene eseguita a regola d'arte. Mio padre mor strangolato. Ancora una volta, posso solo sperare che il suo stato di stordimento lo abbia protetto dal dolore. Scalci un po', ma bastarono pochi secondi perch restasse immobile. Quella vecchia era un autentico Giuda in gonnella.
Mi tirai su sulle mani e sulle ginocchia, mi alzai in piedi e cominciai a correre. Avevo ancora la pistola rubata a Ennis, e mi dissi che se mi avessero raggiunto, e mi fossi reso conto che per me non c'era speranza, l'avrei usata per ammazzarmi, prima che mi impiccassero. Ma la cosa strana fu che nessuno prov a darmi la caccia. Forse avevano pensato che fossi ormai lontano, e non cos stupido da essermi addormentato su una collinetta, proprio sopra la baracca di quella vecchiaccia. Quanto a lei, mi cullai nell'idea di tornare indietro e ammazzarla, ma mi resi conto che non aveva colpe particolari. Era stata una schiava per tutta la vita, e se avesse ospitato pap e qualcuno se ne fosse accorto, avrebbe rischiato di finire nei guai. Per essere una vecchia schiava non se la cavava poi tanto male: era troppo anziana per poter lavorare, e la sua era una presenza cos familiare che era stata presa quasi a benvolere, come un cane anziano e malandato che sta sempre tra i piedi di tutti. E per ricompensarla di aver denunciato pap, magari il suo ex padrone le avrebbe regalato un prosciutto e qualche mestolo in pi di farina.
Cos ripartii, senza pi fermarmi. Piegai verso nord. Rubavo polli, li ammazzavo e me li mangiavo, per sopravvivere.
- Be', - commentai, - se proprio dovevi mangiarli, meglio ammazzarli prima, certo.
- Puoi dirlo forte. Rubavo anche delle uova, e saccheggiavo le cucine delle case incustodite. Rapinai addirittura un paio di bianchi lungo la via, minacciandoli con la mia sei colpi, e ne frustai uno sulle orecchie, semplicemente perch me lo potevo permettere. Una notte mi ritrovai sulla strada che portava in Illinois. Avevo rubato un vecchio cavallo da tiro, segno evidente di quanto fossi diventato audace. Vidi un tizio di colore, steso a terra su un lato della via. Era morto. Sembrava che avesse il collo spezzato. Immaginai che fosse caduto da cavallo, o che qualcuno lo avesse spinto. Del cavallo per non c'era traccia, e fu solo a trovare la bestia, che pensai: non al fatto che ai miei piedi ci fosse un poveraccio che aveva tirato le cuoia. Gli frugai nelle tasche e recuperai una fiaschetta di whisky e due dollari in monetine. Il cavallo, per, non lo trovai mai. Avrei voluto, perch ero certo che fosse molto migliore del vecchio brocco che avevo appena rubato. Me ne andai bevendo dalla fiaschetta, e senza rivolgere neppure un pensiero al cadavere.
Ripresi il viaggio, e il cielo notturno si copr di nuvole. Giuro che un lampo, bianco e azzurro e infuocato, venne gi dal cielo e colp il mio ronzino proprio sulla testa. Mi sentii bruciare, e fui scosso da un lungo tremito. Quando mi risvegliai il cavallo era sopra di me, e sentii la sua carne che sfrigolava ancora. Fu allora che le nuvole si diradarono e vidi le stelle. E fu allora, Nat, che scorsi il volto di Dio. Non era arrabbiato. Non ce l'aveva con me. Non cercava vendetta. Era l per farmi sapere che avevo ancora una possibilit di cambiare il corso della mia vita. Che ne pensi?
- Che Dio voleva bene a te, ma a quanto pare ne voleva molto meno al cavallo.
Non ero riuscito a trattenermi dal fare quella battuta, ma me ne pentii subito: temevo infatti che Luther potesse essersi offeso. Invece scoppi a ridere. - Mi pare un'osservazione sensata, Nat.  venuta in mente anche a me, e la sai una cosa?
- No. Che cosa?
- Non ce l'ho, una risposta. Ma da quel momento in poi ho sempre creduto che Dio mi abbia affidato una missione molto pi nobile che non spogliare i morti dei loro beni. Ci misi parecchio, a liberarmi dal peso di quel cavallo. Il fulmine ci aveva sbattuti sul ciglio della strada, in un punto dove il terreno era morbido. Solo per questo non ero rimasto schiacciato: la terra aveva ceduto sotto di me, creando una rientranza che mi permise di scivolare da sotto il corpo di quella povera bestia. Per un po' faticai a muovermi: il fulmine mi aveva paralizzato dalla vita in gi. Mi crebbero un sacco di peli, anche. Sulle palle e su tutte le gambe, perfino su per il torace. E successe nel corso di una notte. Lascia che te lo dica: quel lampo mi ha marchiato a fuoco con lo spirito divino.
- Oltre a farti diventare i coglioni pelosi, - dissi io.
- Esatto. Comunque, Nat, sono ripartito a piedi, sono arrivato fino in Illinois, e non appena ho trovato una chiesa per gente di colore sono entrato nel bel mezzo della funzione, mi sono inginocchiato e ho pregato. Non per acquisire beni terreni, ma per la mia anima immortale. Pregavo Dio perch mi facesse diventare un uomo migliore. Qualche tempo dopo ho trovato lavoro proprio in quella chiesa, come uomo delle pulizie, e non c' voluto molto prima che cominciassi a predicare, una volta ogni tanto, quando il pastore me lo consentiva. Non mi ha lasciato fare per molto, perch ho iniziato ad avere un mio seguito. E cos mi ha detto che stavo diventando troppo bravo, e che avrei finito per rubargli il mestiere. Non era questa la mia intenzione, e comunque lui non ci pensava proprio, a cedermi il campo. Cos sono ripartito, attraversando il paese e fermandomi in tutte le chiese: quando mi lasciavano il pulpito, predicavo.
Il mio nuovo ruolo mi esaltava. Sono passato dalla Chiesa di Cristo alla Chiesa avventista del Settimo Giorno. Tutto quel che ricordo della Chiesa di Cristo  che discutevano in continuazione se fosse lecito fare uso di strumenti musicali. Qualcuno era a favore, altri contro. Degli avventisti non ricordo neanche questo. Ho conosciuto dei cattolici, e ho pregato insieme a loro. Sono stato battista per qualche tempo, ma francamente li trovavo veramente troppo stupidi. So che suona male, in bocca a un predicatore, ma credevano alla Bibbia parola per parola, e non avevano un briciolo di buon senso. Se un predicatore diceva loro che un pezzo di cacca era miele, gli davano retta e se lo mangiavano, senza mai fare domande. Con i metodisti ho resistito un po' di pi, ma erano convinti di essere speciali perch potevano ballare senza con questo consegnarsi al demonio, eppure se la prendevano con i battisti, che erano capaci di sparare a un uomo mentre si trombavano una capra, nella certezza che, essendo comunque battezzati, Dio li avrebbe perdonati. I cattolici sono tutti rosari e cerimonie. Insomma, di confessioni ce n'erano quante ne volevi, ma non ne ho trovata una sola che non urtasse i miei sentimenti.  per questo che ho fondato una chiesa tutta mia, e ne sono diventato il predicatore unico.
- E come si chiama questa chiesa? - gli domandai.
- Non ha un nome. Il suo unico pastore sono io, e predico la parola di Ges, sapendo perfettamente che ogni tanto potrei sbagliare a interpretarla, ma mai quanto gli altri.
Sentendo quelle parole, mi scapp di sorridere.
- Insomma, Nat. Come avrai capito, sono stato un grande peccatore. Ho ucciso un uomo...
- Che meritava di morire.
- Non ha importanza. Gli ho sparato e ho mancato di rispetto a mio padre, senza alcuna ragione che non fosse l'orgoglio. Ho rubato. Ho mentito. Una volta mi sono anche scopato una capra. Ero in viaggio, l'ho vista in una fattoria dove mi ero fermato per rubare delle galline, e non ho saputo trattenermi. Ovviamente, i miei figli non devono saperlo.
- Certo. Vi scrivete ancora, con la capra?
- No. Ma ci siamo lasciati in ottimi rapporti. Pi tardi, dopo aver abbracciato la fede e aver messo la testa a posto, ho conosciuto Geraldine, che era di Fort Smith. Ci siamo sposati e siamo stati felici, insieme. E io lo sono ancora adesso, per il tempo che mi  stato concesso di trascorrere con lei. Dio l'ha presa con s, quali che siano state le sue ragioni, ma ogni giorno nel quale  stata mia lo considero una benedizione. E lo stesso vale per questi due figli meravigliosi, anche se Ruthie parla con le anatre.
Quella notte dormii sotto il carro, e il verso del puma mi svegli almeno tre o quattro volte. Nell'ultima occasione era cos vicino che non riuscii pi ad addormentarmi, e rimasi steso tra le ruote, cullando il mio fucile e con gli occhi bene aperti, pensando a Luther, alla sua religione e al suo desiderio di diventare un uomo migliore. Quanto a me, ero in viaggio, per ammazzare un bastardo.
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CAPITOLO 28.
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Quando finalmente arrivammo a Fort Smith, vidi che era una citt piena di vita. C'era un gran viavai di persone, lungo le strade e sulle passerelle di legno, che entravano e uscivano dai negozi. Arrivammo alla scuderia, ma lo stalliere spieg a Luther che ce n'era un'altra per la gente di colore appena fuori dal paese, e che avrebbe dovuto portare l le sue bestie.
- Le prenderei anch'io, - disse, - ma ci sono parecchi bianchi che sono venuti in citt per assistere a un'impiccagione, e devo dare la precedenza a loro.
Non ci rimase altra scelta che riprendere il cammino. Appena usciti dal paese vedemmo un grande albero al quale erano legati dei cavalli, e subito accanto una casupola diroccata, chiusa su tre lati. Sul lato aperto si scorgeva una lunga fila di chiappe, equamente divise tra muli e cavalli. In fondo c'era ancora spazio per cinque o sei bestie, purch accettassero di restare ferme e buone, incollate una all'altra. Il proprietario della baracca era un creolo grande e grosso, con un solo occhio buono. L'altro aveva la palpebra abbassata e cucita, per proteggere una ferita di vecchia data. Ci disse che, se volevamo risparmiare, avremmo potuto legare le bestie all'albero.
Luther prefer pagare di pi e sistemare i muli, il mio cavallo e la mucca al riparo. Ottenne anche il permesso di piazzare il carro sotto un altro albero, a poca distanza dalla casupola, e ci accampammo l. Si trattava di una sistemazione provvisoria, sia per noi che per i cavalli, visto che quel misero riparo non li avrebbe protetti dalla pioggia, ma per il momento ce la facemmo bastare.
A quel punto avrei dovuto separarmi da Luther e dai suoi figli e incassare i miei venti dollari, ma gli dissi che non li volevo. Me ne diede comunque cinque, e aggiunse che, se non avessi trovato di meglio, c'era un posto per me sia sotto il carro che all'interno. Lo ringraziai, gli dissi che sarei tornato a trovarlo ma che per il momento preferivo stare per conto mio. In realt, volevo allontanarmi il pi possibile da Ruthie. Cominciava a farmi ribollire il sangue e mi sentivo in colpa, per questo.
- Non tocca mica che vai, - disse Samson.
- Non devi andare via per forza, - lo corresse Ruthie. Non era un invito rivolto a me. Sembrava che le importasse ben poco, che cosa avrei fatto.
- Mi sa proprio che devo andare, invece, - risposi. - Magari torno, e mi faccio insegnare da Ruthie a parlare con le galline.
- Con le anatre, - precis.
- E sia. Con le anatre, - dissi.
- Dubito che ti rivolgeranno la parola, - ribatt lei. - Non so se gradirebbero il modo in cui ti comporti.
- E tu che ne pensi, di come mi comporto?
- Penso che potrei imparare a tollerarti. E tu cosa pensi del fatto che io parli con le anatre?
- Che potrei imparare a tollerarlo.
- In realt, parlo anche con le galline e con gli altri uccelli, e loro mi rispondono, ma nessuno  loquace quanto le anatre.
- Grazie dell'informazione. La terr bene a mente.
- So che lo farai, Nat Love.
Devo ammettere che quelle parole mi fecero sentire bene, ma al tempo stesso provai un disagio terribile all'idea che la povera Win fosse a Deadwood, con la mente come una stanza svuotata di tutti i mobili, mentre io me ne stavo l a fare il cascamorto con una bella ragazza che parlava con le anatre.
Tesi la mano a Samson, che me la strinse come se fosse un uomo fatto. Poi presi la mano morbida di Ruthie, intascai i soldi che Luther mi aveva offerto e rientrai in citt. Dovevo decidere il da farsi. Non avevo raccolto una sola informazione sul conto di Ruggert e temevo che non lo avrei visto mai pi. Golem era fuori dai giochi, ma mi era sfuggito il peggiore di tutti. Pensai che la cosa migliore da fare fosse trovarmi un posto dove dormire e un lavoro sicuro, almeno finch non si fosse aperto uno spiraglio. Avevo lasciato sola Win per ucciderli, per vendicarla, eppure la lontananza da lei mi confondeva. E ogni volta che i miei pensieri correvano nella sua direzione, riuscivo a ricordare soltanto il modo in cui mi guardava, come se fossi un estraneo.
Mi imbattei in dei ragazzini di colore che giocavano per strada, e chiesi loro di indicarmi un posto dove potessi fermarmi a dormire. Mi indirizzarono a una pensione per neri, e per raggiungerla dovetti tornare indietro sui miei passi. Mi procurai una stanza, per tre dollari la settimana. Ero certo che non mi sarebbero serviti pi di sette giorni per trovare un lavoro, e nel frattempo, quanto al vitto, avrei potuto contare su Luther.
Nella mia camera non c'era un vero letto ma una brandina, e quando mi stesi dovetti piegare le gambe perch i piedi non sporgessero. Il pavimento era leggermente inclinato, segno che le travi di sostegno non erano state piallate per bene, le pareti non erano isolate e il vento entrava dalle fessure, tagliente come un coltello da macellaio. In altre parole, stavo ancora peggio che nella stanza di Deadwood. Comprai dei giornali e cercai delle offerte di lavoro, ma non ce n'erano, quindi usai la carta per tappare le crepe pi larghe. Sulla branda c'erano un paio di coperte e la stanza era dotata di una stufa, con un tubo tutto affumicato, che spariva nel muro e sbucava poco pi sopra, per scaricare il fumo.
Mi era stato detto di non tenere la stufa accesa troppo a lungo o il tubo avrebbe preso fuoco. Non erano stati capaci neppure di isolarlo con del fango per evitare che si surriscaldasse, e pensai che, se mi fossi fermato, avrei potuto provvedere di persona.
Dovetti faticare non poco ma riuscii a trovare un impiego come uomo delle pulizie all'emporio del paese. Lavoravo tre giorni la settimana, con turni di quattro ore, e mi pagavano un dollaro al giorno. Il bianco che spazzava gli altri tre giorni di dollari ne prendeva due. Il mio datore di lavoro era un certo Jason, un tipo grassoccio con un gran paio di favoriti e i capelli lunghi sui lati del viso e sul collo, mentre in cima alla testa sembrava che un incendio li avesse bruciati tutti. Quando mi offr l'impiego mi si par davanti con una scopa in mano e mi spieg come usarla, neanche potessi scambiarla per un cavallo.
Prima ancora che cominciassi mi disse chiaramente che i bianchi li pagava di pi, ma che per lui la Guerra civile era finita e pertanto mi doveva essere concessa la possibilit di lavorare: guadagnando la met, ovvio, perch non credeva che gli uomini di colore fossero animali ma non per questo li considerava pari ai bianchi, le uniche vere creature di Dio. Ne dedussi che io dovevo essere una creatura di rango inferiore, come i vermi e i venditori ambulanti. Poi aggiunse che per assumermi aveva dovuto rinunciare a qualcosa in casa che aveva sempre avuto e alla quale teneva, perch i soldi che mi pagava erano destinati ad altre cose, e queste cose non poteva pi permettersele per colpa mia. Non ricordo esattamente le parole che us. Trovarci un senso sarebbe stato un po' come credere che la luna fosse fatta di formaggio fresco.
Feci quel lavoro per una settimana, poi ottenni una specie di promozione, che consistette nel prestare servizio sei giorni la settimana, non solo per spazzare ma anche per caricare e scaricare merci. La paga giornaliera era rimasta la stessa, ma i giorni di lavoro erano aumentati. Il signor Jason ci tenne a chiarire che offrendomi questa nuova posizione mi aveva trasmesso un chiaro segnale di fiducia, e dovetti sorbirmi un'altra volta il suo predicozzo sul fatto che nessuno in Arkansas fosse generoso quanto lui, con i negri. Per conto mio, e in gran segreto, sognavo di bruciare il suo negozio, una notte o l'altra; d'altro canto, visto che non ci dormiva dentro, non capivo che senso avrebbe avuto, farlo.
In quel periodo riuscii a scrivere alcune lettere. Ne mandai una a Cullen e ne spedii addirittura un'altra a Dodge City, nella speranza che Bronco Bob si trovasse ancora l. Scrissi anche a quell'avvocato dell'East Texas, bench non avessi con me i documenti che il signor Loving mi aveva dato. Gli dissi che li avevo, invece, e spedii la lettera fermoposta.
Nella missiva a Cullen, raccontai nel dettaglio i miei spostamenti, lasciando fuori Ruthie tranne un breve passaggio nel quale la nominavo in quanto figlia di Luther. Molte delle cose che scrissi erano per Win, e inserii dei particolari che speravo potesse trovare divertenti, anche se non ero affatto certo che avrebbero significato qualcosa, per lei. Chiesi se suonasse ancora il flauto e accennai al nostro posto speciale sulla collina; le dissi anche che ero sulle tracce di Ruggert e che mi ero fermato a Fort Smith solo per comprare del cibo di scorta. Ovviamente, era una bugia bella e buona. Non ero sulle tracce di Ruggert e non mi ero fermato per fare scorta di cibo. In realt, ero arrivato a un punto morto. Ma fu questo che scrissi, e conclusi la lettera salutando tutti con grande affetto. Pensai che forse avrei dovuto scrivere direttamente a Win, ma decisi di non farlo. Se era ancora confusa, tanto valeva che mi tenessi sulle generali, e che fosse Cullen a raccontarle come stavano andando le cose. Cos, forse, qualche notizia le si sarebbe fissata nella mente.
Nella lettera a Bronco Bob fui ancora pi brillante, e ci ficcai dentro due o tre balle, per mettere un po' di pepe in pi alle mie storie. Spedii il tutto, sperando che le missive arrivassero a destinazione, e mi predisposi ad attendere le risposte.
Un giorno, mentre spazzavo in negozio, uscii sulla veranda e vidi un uomo di colore grande e grosso, a cavallo di un sauro. Sedeva dritto sulla sella, aveva un paio di baffi folti, un grosso cappello e un distintivo al petto. Sembrava solido come una quercia. Dal pomo della sua sella partiva una corda che arrivava a un secondo cavallo, con un uomo bianco quasi altrettanto grosso in groppa. Il bianco era senza cappello, teneva la testa china e aveva le mani legate alla sella. Era conciato male, come se un puma lo avesse assalito e avesse cercato di sbranarlo.
C'era un altro uomo di colore che lavorava insieme a me. Si chiamava Washington, e mi si piazz accanto guardando il tizio che passava a cavallo. Era pi giovane di me, anzi, poco pi di un ragazzo.
- Ha un distintivo da sceriffo, - dissi.
- E solo gli sceriffi possono portarlo, - ribatt.
- Quindi ci sono sceriffi di colore, da queste parti? - chiesi.
- Al giudice Parker la razza non interessa. E quello che sta passando  lo sceriffo pi duro e coraggioso al mondo, nero o bianco, rosso o marrone che sia. Si chiama Bass Reeves. Meglio non trovartelo alle calcagna, perch puoi stare sicuro che prima o poi ti prende. E se provi a difenderti, ti spara senza pensarci un attimo, anche se dovesse riportarti indietro cadavere. A quanto pare, quel tizio ha cercato di resistere all'arresto. Deve ringraziare il cielo se  ancora vivo.
- Uno sceriffo di colore. Che io sia dannato, - dissi.
- Lo siamo quasi tutti, - ribatt. - Tu lo sarai di sicuro, e ti ritroverai pure senza lavoro, se resti ancora su questa veranda con le mani in mano.
Tornai a darmi da fare, ma essere uscito dal negozio e aver visto Bass Reeves avrebbe cambiato la mia vita. Non subito, per.
Col trascorrere dei giorni, cominciai a mettere da parte un po' di soldi. Andavo regolarmente a trovare Luther, Samson e Ruthie. Ruthie continuava ad affermare che parlava con le anatre, o che lo avrebbe fatto se ne avesse trovata una. Nel frattempo ascoltava il cinguettio dei tordi e assorbiva tutto quello che avevano da dirle. Non era granch, mi spieg, ma gli uccelli erano tristi nel constatare quanti alberi venissero abbattuti e tagliati. Non posso dire con certezza che fosse la verit, visto che con i tordi non ci avevo mai parlato in vita mia, ma decisi di crederle sulla parola.
Mi mancava Win, ma tutto considerato non me la passavo male, e devo ammettere che, come succede ai fiori in primavera (e bench fosse ancora inverno), Ruthie cominciava a sbocciare. La sua pelle era liscia come seta, gli occhi grandi e luminosi, due pozze nelle quali sarebbe stato facile immergersi. Continuavo a ripetermi che in lei c'era qualcosa di Win, ma a voler essere onesti non avrebbero potuto essere pi diverse.  difficile fare paragoni tra due persone, se una delle due parla con gli uccelli.
I miei ritmi di vita, che consistevano nel lavorare e far visita a Luther e alla sua famiglia, furono letteralmente sconvolti un marted, quando mi recai all'ufficio postale. A partire dalla settimana successiva a quella in cui avevo spedito le mie lettere, avevo preso l'abitudine di passarci tutti i giorni. Era trascorso ormai pi di un mese, e proprio quel giorno trovai una lettera e un pacco. La lettera era di Cullen, mentre il pacco era stato spedito da Bronco Bob. Entrambi erano arrivati fermoposta, indirizzati a Fort Smith, Arkansas.
Si era fatto mezzogiorno ed ero in pausa pranzo. Avevo una bottiglia di sarsaparilla, due fette di pane fresco e un pezzo di formaggio. Misi il formaggio dentro il pane e mi sedetti sotto un albero, dietro il negozio. Posai la bottiglia a terra, il panino su un ginocchio, e presi le lettere. Quella di Cullen rappresentava la tentazione pi grande, perch era probabile che contenesse delle notizie di Win. Decisi che era la pi importante delle due, e che pertanto l'avrei letta per ultima.
La posai a terra accanto a me, e aprii il pacco di Bronco Bob.
Dentro c'erano una lettera e un romanzetto. Il libro era intitolato: Le autentiche avventure di Deadwood Dick.
Caro amico mio,  stato un piacere ricevere la tua lettera e leggere del tuo viaggio e
dell'amicizia con Luther, Ruthie e Samson.
Come ti avevo promesso, ho scritto le tue avventure e sono riuscito a far pubblicare tre romanzi basati su di esse. Sono felice di comunicarti che stanno vendendo bene, anche se per il momento non mi sono certo arricchito, e almeno per ora non ho alcuna percentuale da mandarti. Devo anche precisare che non hanno permesso che il mio eroe fosse nero, e che perci  diventato bianco. Mi sono comunque basato sulle tue avventure, quelle che mi hai raccontato durante il viaggio, quando con noi c'era anche quel ragazzo con i capelli rossi che ora tutti chiamano Kid Red. Ma su lui torner pi avanti.
Comunque, se i profitti della vendita dei romanzi dovessero superare le spese che ho sostenuto per scriverli, far in modo che tu riceva la tua parte. Scriver una nuova storia nella quale racconter di come hai scortato una carovana negli Ozark, combattendo contro un puma e un branco di indiani, per poi arrivare sano e salvo a Fort Smith. In realt, ho gi cominciato a lavorarci. Il libro che ti ho spedito, come vedrai, si concentra soprattutto sullo scontro con i banditi che avevano rapito la tua ragazza e la Signora, e che ti avevano abbandonato, avvolto in una pelle di vacca. Ho dato pi spazio agli indiani di cui mi avevi raccontato, e per rendere le cose pi eccitanti ho aggiunto un bel po' di uomini alla sparatoria finale. Ho anche attribuito a me stesso e a Cullen un ruolo pi importante di quello che abbiamo avuto in realt, ma non al punto di distorcere troppo la verit, anche se devo dire che la parte sul leone da circo addestrato ad attaccare solo quando sentiva pronunciare una brutta parola (che non ho precisato) mi  sembrata una bella trovata. Mi  parso che il leone fosse un simbolo adeguato della crudelt contro la quale io, te e Cullen abbiamo combattuto, anche se in realt non c'era nessun leone, sul luogo dello scontro. In altre parole,  una grossa balla, e sto cercando di giustificarmi con te per averla messa nel libro. Mentre scrivevo mi sono lasciato prendere dalla fantasia, e non ce l'ho fatta, a frenarmi. Del resto,  per questo che la chiamano arte, e l'arte richiede che in una storia ci siano anche leoni, o puma.
Ci ho ficcato dentro anche un cane selvatico che rispondeva soltanto ai tuoi ordini, e che  morto valorosamente lottando contro il leone e riuscendo a farlo cadere da un precipizio insieme a lui. Spero che ti vada bene. Ho pensato che se qualcuno avesse indovinato che il libro parlava di te, non avresti dovuto spiegare che fine avesse fatto il cane.
Torniamo a Kid Red. Be', Nat, ha preso una brutta strada, ed  diventato un pistolero. Era cos bravo a sparare, anche grazie alle lezioni che gli abbiamo dato entrambi, che ha cominciato a partecipare alle gare di tiro, come facevo anch'io e come ogni tanto continuo a fare, quando resto a corto di quattrini. Si  fatto una discreta nomea, dalle parti di Dodge. Ma ha anche preso la brutta abitudine di portarsi le pistole in citt, nascoste sotto il soprabito, e di bere fino a perdere il controllo. Rimpiango ancora il giorno in cui l'ho portato in un saloon e gli ho fatto assaggiare il suo primo bicchiere di liquore.  stata tutta colpa mia.
Insomma, una sera che era ubriaco si  messo a litigare con un uomo in un saloon, gli ha sparato e lo ha fatto secco. Ha sparato anche a una delle ragazze, che aveva gridato. Immagino che lo strillo lo abbia spaventato, perch si  girato e le ha sparato in testa. Poi se l' filata di gran carriera, e a Dodge gira voce che si sia unito a un gruppo di banditi che da anni rapinava carovane di viaggiatori, e che di recente  passato alle banche e ha addirittura assaltato un treno, come Jesse James. Gira anche voce - e voglio che tu ti tenga forte, ora - che il ragazzo e la sua banda siano guidati da un uomo con la faccia bruciata e piena di cicatrici. La banda  formata da quattro uomini fissi e altri che si aggiungono di volta in volta. Il ragazzo  diventato un bandito, Nat, e non c' altro da aggiungere.
So che l'uomo del quale stai seguendo le tracce potrebbe essere il capo di questa banda, perch la descrizione coincide, e mi sono domandato a lungo se parlartene o meno. So che il tuo cuore brama vendetta, ma non voglio ficcarti in una situazione dalla quale potresti non uscire vivo. In qualit di amico e di biografo, ho pensato fosse giusto informarti di questa nuova piega degli eventi, e farti sapere che ho sentito dire e letto sui giornali che la banda si sarebbe spostata nel territorio delle Nazioni Indiane, dove evidentemente crede di poter proseguire nelle sue gesta senza incontrare troppi ostacoli. So che ti trovi non lontano dalla loro nuova zona di azione.
Io abito a Dodge e mi sono legato a una giovane signora che potrei anche sposare, se non la sfinisco prima. Ho pensato di mettermi alla prova per un po', e vedere come andranno le cose tra un anno. Immagino di poter dire che siamo fidanzati. Ha speso quasi tutti i soldi che ho guadagnato con i libri. Dovrei ricevere ancora due pagamenti, e diverse copie in omaggio: perci, se vuoi leggere anche le altre avventure di Deadwood Dick, devi solo farmelo sapere e io te le spedir a qualunque indirizzo vorrai.
Se dovessi ripassare da Dodge, fammelo sapere.
Per sempre, e come sempre, il tuo grande amico
Bronco Bob
P. S. Mi spiace davvero non averti potuto mandare dei soldi, ma la ragazza, che si chiama Beatrice,  davvero costosa, e vale ogni dollaro speso: comunque, trover sicuramente il modo di farti avere la tua percentuale, se riusciremo a campare ancora a lungo.
Questa s, che era una piega degli eventi inaspettata.
Mi dispiaceva aver letto quelle cose su Kid Red, ma l'idea di avere una nuova pista da seguire per Ruggert, bench generica, mi aveva tirato su il morale. Stavo gi pensando a come muovermi quando ricordai la lettera di Cullen.
Esitai prima di aprirla. Mangiai il mio panino e bevvi la sarsaparilla. Guardai il sole e stabilii di avere probabilmente un quarto d'ora prima di dover tornare al lavoro.
Finalmente feci un profondo respiro e aprii la busta.
Caro Nat, sono lieto di avere avuto tue notizie, e ho letto la tua lettera con grande interesse. Devo dirti subito che Wow sta bene, e anche le altre ragazze cinesi. Hai presente quella che cambiava nome ogni volta? Be', credo che in realt si divertisse a prendermi in giro. Alla fine penso proprio che si sia decisa a dirmi come si chiama veramente, ma la sai una cosa? Non riesco a ricordarmelo.  ancora pi complicato dei tanti nomi che si era inventata, e cos ho deciso di chiamarla Gambadilegno. Non sembra che le dispiaccia particolarmente. Viene a trovarci ogni tanto, insieme alle altre ragazze, e trascorrono tutte un po' di tempo insieme a Win.
Ho letto a Win che cosa le hai scritto, ma non ha dato segno di capire le mie parole, n da chi provenissero. Mi dispiace, ma le cose stanno cos. Chiede continuamente dell'acqua, e mai da mangiare, anche se cerchiamo di assicurarci che non resti a digiuno. Non sempre riusciamo a convincerla, per. Non ha molto appetito, e devo confessarti che  dimagrita parecchio, ed  molto pallida.
L'abbiamo fatta visitare da un paio di dottori, ma il loro verdetto  stato che Win  come sfiorita: un'espressione con la quale sottintendono che ha rinunciato a lottare perch non le importa pi di vivere. Mi spiace metterla gi cos dura, Nat, ma  la verit.
Wow e le altre ragazze cinesi hanno subito molte delle cose per le quali  passata Win, per non dire di peggio. Con questo non voglio dire che Win sia debole, ma che alcune persone riescono a superare certi dolori e altre no. Non c' modo di sapere quali esperienze nel passato di Win l'abbiano portata a reagire in questo modo. Tutte queste cose, tra parentesi, me le ha dette Wow.
Devo essere molto chiaro con te, Nat. Il clima da queste parti  terribile, e non vorrei mai che ti precipitassi qui, perch temo che non ce la faresti, ad arrivare vivo. Ma devi prepararti all'idea che Win possa non vedere la fioritura di primavera, o che se anche dovesse riuscirci, non sopravviver a lungo. Voglio che tu comprenda la profondit della sua disperazione.  svanita dentro s stessa, e temo che non torner pi indietro.
Quanto alla tua vendetta, ti consiglio di non proseguire oltre. Sono stato lieto di sapere dalla tua lettera che hai ucciso Golem, e lo sono altrettanto per averti aiutato, insieme a Bronco Bob, a eliminare tutti gli altri, ma se Ruggert ha deciso di lasciarti perdere, credo che dovresti fare altrettanto con lui.
Un'ultima cosa: non posso prevedere che tempo far nei prossimi giorni, ma non sarebbe male se ti spostassi a Dodge e aspettassi che il clima sia appena pi decente. Forse in questo modo potresti riuscire a vederla un'ultima volta.
Potrebbe sempre ristabilirsi. Dopo la tua partenza  sembrato che migliorasse, e si era addirittura rimessa a suonare il flauto. Poi per l'ha messo via, e non ha pi detto una parola. Ho l'impressione che faccia sempre pi fatica a riconoscere me, Wow o le ragazze. Non esce mai di casa, anche perch il tempo non lo consente ed  troppo debole e malata per rischiare. Una volta ha accennato alla collina. "La collina", ha detto. E subito dopo: "Nat". Tutto qui.  successo in una sola occasione, e non l'ha pi ripetuto.  come se il poco che ancora sapeva della vita fosse fuggito via con quelle ultime parole.
Perdonami se ti ho scritto una lettera cos triste ed esplicita, ma quando potrai, e tenendo bene a mente che se il gelo ti uccide non farai del bene a nessuno, ti pregherei di tornare qui. Dimenticati di Ruggert.
Non posso dire che Win ha bisogno di te, perch nessuno sa di cosa ha veramente bisogno. Sento tuttavia che dovresti fare in modo di essere qui per la fine, e non manca molto, credimi. Stai comunque certo che, se non dovessi farcela a tornare, ci occuperemo di lei fino a quando sar possibile fare qualcosa.
Con il cuore colmo di tristezza e di affetto,
Cullen
Come vi ho detto, di momenti brutti ne ho passati diversi, ma neppure quando ero avvolto nella pelle di vacca e Win e la Signora erano appena state portate via mi ero sentito cos disperato. Quando fu il momento di tornare al lavoro, stentavo a reggermi in piedi. Andai comunque, confuso e stordito, e riuscii a portare a termine la giornata, anche se non ricordo come.
Quando staccai, andai nell'unico posto dove sapevo che sarei stato accolto: da Luther e dalla sua famiglia. Come sempre, furono lieti di vedermi. Luther aveva sistemato delle pietre in circolo fuori dal carro, ed era l che cucinavano, quando non pioveva. Vedendomi arrivare, si alz dal fuoco, che stava alimentando con l'aiuto di un bastone. Appoggiata al carro c'era una cassa da morto di pino bianco, che stava fabbricando.
Doveva averla appena scartavetrata, perch l'erba era piena di segatura.
- Nat, - disse. - Come stai?
- Non molto bene, - risposi.
In quel momento vidi arrivare anche Ruthie, che doveva essere andata nel bosco a fare i suoi bisogni, o almeno credo. Samson fece capolino da dentro il carro. - Ciao, Nat.
Li salutai entrambi. Avevano trascinato dei ceppi d'albero intorno al fal, e mi sedetti su uno di quelli, senza aspettare che me lo chiedessero. - Hai bisogno di dire qualcosa, Nat? - mi domand Luther.
- Non lo so, - risposi.
- Facciamo cos, - disse. - Non spremerti troppo le meningi. Beviti una tazza di caff e poi vediamo come ti senti. Se non hai nulla da dire, non farlo. Ma se invece ti va di parlare, sono qui per ascoltarti. E se preferisci che i ragazzi non sentano e vuoi parlare soltanto con me, non hai che da chiederlo.
- Io sono una donna, non una ragazzina, - obiett Ruthie.
- Forse tra qualche anno potrai dirlo, - ribatt Luther. - Ma per il momento, almeno dal mio punto di vista, sei ancora poco pi di una bambina.
Guardai Ruthie. Anche nello stato di stupore in cui mi trovavo, devo ammettere che a me sembrava decisamente una donna fatta. Da quando eravamo arrivati a Fort Smith, era letteralmente fiorita.
Luther aveva messo un bricco pieno di caff sul fuoco. Prese uno straccio, lo tolse dalla fiamma e me ne vers una tazza. Se fosse caldo o freddo, appena fatto o riscaldato, non avrei saputo dirlo. Era come se il mio senso del gusto avesse smesso di funzionare.
- Allora, - disse Luther. - Lascia che sia io a illustrarti i nostri piani. I parenti che avevamo qui non ci sono pi. O meglio, non sono pi tra i vivi. L'influenza li ha ammazzati tutti prima che arrivassimo.
Quelle parole mi strapparono ai miei pensieri. - Mi dispiace, Luther, - dissi.
- Be', non  che li conoscessimo granch, ma abbiamo riportato a casa la mia adorata moglie e il nostro fedelissimo cane, e devono essere sepolti entrambi.
- Insieme? - chiesi.
- In fosse separate, - rispose Luther.
- Certo, naturale, - dissi. - Vedo che una bara  gi pronta.
-  per mia moglie. Il cane pu restare tranquillamente nel barile. I suoi parenti avevano un lotto di terra adibito a cimitero, e visto che non c' nessuno che possa protestare, credo proprio che la seppellir l.
- E il cane? - domandai.
- Credo che dovrebbe essere sepolto nello stesso posto. Non  lontano da qui. Ci sono andato con il mulo, dopo essermi fatto spiegare dove si trovava e aver saputo che i suoi parenti erano tutti morti. Francamente, ho provato quasi un senso di sollievo. Non ero sicuro di voler avere a che fare con loro. A volte i parenti possono essere una gran scocciatura.
- Non  una bella cosa da dire, per un predicatore.
- Trovi?
- Vuoi che ti rimbocchi la tazza? - chiese Ruthie.
- Grazie, Ruthie. Volentieri -. Non ricordavo neppure di aver assaggiato il mio caff, e questo la dice lunga sulle condizioni in cui mi trovavo.
Ruthie prese lo straccio, sollev il bricco e mi riemp di nuovo la tazza. Era ancora piena quando cominciai a raccontare della lettera che avevo ricevuto da Cullen, tralasciando i dettagli che non volevo rendere noti. Mi ero portato dietro il libro e lo avevo posato sul ceppo accanto a quello su cui ero seduto. Samson lo prese e cominci a scorrere le pagine. Non accennai al fatto che il protagonista fosse modellato su di me.  probabile che Samson avesse continuato a leggere per tutto il tempo nel quale parlai. Essere molto giovani ha questo, di positivo: che non sei sempre obbligato ad ascoltare le storie tristi.
Dissi tutto quello che c'era da dire: sul fatto che dovessi assolutamente tornare a Deadwood, e sulla mia intenzione di equipaggiarmi e partire, anche se avrei dovuto affrontare il gelo invernale. Quando ebbi finito, Ruthie disse: - Sei un maledetto idiota, Nat.
- Ruthie! - esclam Luther.
- Perch, non  cos? - ribatt lei. - Se n' andato e l'ha lasciata sola per uccidere un uomo...
- Come fai a saperlo? - la interruppi. - Luther?
- Non sono stato io a dirglielo, - rispose.
- Lo sappiamo tutti e due, - intervenne Samson. - Abbiamo origliato quando lo hai detto a pap.
Evidentemente, anche se stava leggendo, aveva seguito la conversazione.
- Avete le orecchie lunghe, tutti e due, - disse Luther. - Troppo lunghe.
- Mai quanto quelle di Nat, - disse Samson.
- Questo  vero, - commentai.
- D'accordo, - disse Ruthie, - abbiamo origliato, e non c' altro da aggiungere. Nat l'ha lasciata per uccidere un uomo -. Mi guard. - E adesso vuoi tornare indietro, quando non saresti mai dovuto partire. - Non spetta a te dirlo, - la rimbecc Luther.
- E invece ha ragione, - dissi. - Non sarei mai dovuto andar via.
- E non dovresti tornare indietro, ora, - aggiunse Ruthie. - L'inverno  terribile da quelle parti, c'era scritto anche sulla lettera che ti hanno mandato, e rischi di morire almeno quanto lei. Nel qual caso non avrai combinato un cavolo di niente.
- Modera il linguaggio, signorina, - disse Luther.
- Non sono una signorina, - ribatt Ruthie.
- L'ho notato, - disse Luther. - Ma comportati comunque come si deve. Nat, ti faccio le mie scuse a nome di Ruthie. Non  cos che le ho insegnato l'educazione.
- Per come la vedo io, le hai insegnato a essere onesta e sensata, - dissi. - E tale si sta dimostrando. Non avevo nessun diritto di partire e lasciarla sola, per giunta nelle condizioni in cui era.
Mi alzai, pronto ad andare via.
- Non ceni con noi? - mi chiese Luther. - Non  necessario che ne parliamo ancora, se non ti va.
- Non  questo. Devo partire domani, dopo essermi procurato un po' di scorte. Ho messo da parte quanto basta almeno per arrivare fino a Dodge. Laggi ho un amico che pu darmi una mano. Ho bisogno di starmene un po' per conto mio, e riordinare le idee.
- Nat, - disse Ruthie, - ti chiedo scusa. Non volevo farti sentire incolpa, o metterti in agitazione.
- Non c' niente di cui tu debba scusarti, - risposi. - Mi hai solo detto come stanno le cose, e ora ne sono consapevole anch'io.
Luther mi pos una mano su una spalla. - Vieni domattina per il funerale. Mi farebbe tanto piacere se ci fossi.
Annuii.
Tornai alla pensione. Mi ero dimenticato il libro. Dovevo essere in camera da una mezz'ora, steso sul letto a guardare la parete, quando sentii bussare. Aprii la porta e mi trovai davanti Ruthie, che mi fissava. Aveva con s il mio libro. Me lo porse, io lo presi e lei mi disse: - Nat, non volevo dire quello che ho detto. Oh, al diavolo, s che volevo, invece.
- Entra pure, Ruthie, - la invitai. - E lascia aperta la porta. Una ragazza non dovrebbe far visita a un uomo in camera sua.
- Ma che bel decoro del cazzo, - comment.
- Forse dovresti moderarlo sul serio, il linguaggio, - dissi. - Pu darsi che su questo Luther abbia ragione, viste le parole che ti escono di bocca.
- Ora stammi a sentire, perch non user mezzi termini. Prima hai detto che ero stata sincera, ma non  vero.
- Ah, no?
- No. Non voglio che tu torni a Deadwood. Non voglio che ti preoccupi pi per lei. So che devi farlo, e che non varresti un centesimo se decidessi diversamente, ma il fatto  che sono innamorata di te, Nat. Ecco, adesso l'ho detto.
- Ma non  possibile.
- Lo  eccome, invece.
- Intendevo dire che non pu funzionare.
- Questo non cambia le cose. Quando ti ho visto la prima volta ho pensato subito, questo s che  un uomo.
- Ma  ridicolo, - dissi.
-  quello che ho provato. Mi sono detta che, conoscendoti meglio, avrei cambiato opinione su di te, ma non  successo.
- Sei solo una bambina, - obiettai.
- Ho diciott'anni. Mia madre si  sposata che ne aveva sedici. Il fatto  che sono gelosa, Nat. Gelosa all'idea che tu possa amare tanto la tua donna, quando io vorrei che amassi me allo stesso modo. Ora, ti chiedo di essere onesto. Mi guardi spesso, non  vero, Nat?
- Sei molto attraente, - risposi. - Ti trovo davvero bellissima. Ma sono gli occhi a parlare, e non il cuore.
- Una volta mia madre mi ha detto che se un uomo ti guarda, pensa anche a te, - disse Ruthie.
Non commentai, ma dovevo ammettere che c'era un fondo di verit, in quelle parole. Immagino sia la solita storia dei fiori e delle api.
- D'accordo, pu darsi che abbia avuto anche qualche pensiero sconveniente. In fondo sono un uomo.
- Non  solo questo, Nat.
- Come fai a sapere cosa mi passa per la testa?
- Lo so perch non mi guardi come un lupo affamato. Altri uomini lo fanno. Ma tu mi guardi come pap guardava mamma. Le sorrideva sempre, anche quando lei era arrabbiata. E quel sorriso la faceva infuriare ancora di pi, ma lui non poteva trattenersi: era troppo innamorato. Pensi davvero che l'avrebbe messa in salamoia e l'avrebbe ficcata in un barile per portarla fin qui, se non avesse provato qualcosa di speciale, per lei?
- Che cavolo, Ruthie, ha fatto la stessa cosa anche con il cane.
- Be', infatti voleva bene anche al cane, ma non sto dicendo che i sentimenti siano paragonabili. Non lo guardava certo come guardava lei. Avanti, Nat. Prova a dirmi che non ti piaccio.
- Non potrei mai farlo. Mi piaci, e molto. Non sei solo bella, ma generosa e intelligente. E mi sembra anche che tu abbia le idee chiare, su quello che vuoi dalla vita.
- Proprio cos, - disse.
- Mi piace anche molto come cammini.
- Sul serio?
- Altroch.
Mi sedetti su una sedia e gettai il libro sul pavimento. Ruthie chiuse la porta e disse: - Prova a dirmi che quando mi guardi vedi soltanto una persona con le idee chiare.
- Ti ho detto anche che sei generosa e intelligente.
- Dimmi che non provi assolutamente nulla, per me. Dimmi che non sarei una buona moglie.
- Certo che lo saresti, - risposi. - Ma non per me.
- Ti voglio, - disse. - Nel mio letto, quale che sia, anche un giaciglio sotto un albero. E nella mia vita, per sempre.
- Non dovresti parlare cos. Tuo padre ci sparer, a tutti e due. Senti, Ruthie, non  cos semplice.
- Dimmi che non mi ami.
La guardai, aprii la bocca, ma non riuscii a spiccicare parola. Abbassai il capo, scuotendolo con forza. - Ho dei doveri.
- Tu amavi Win...  cos che si chiama, giusto?
- S. Ma devo correggerti. Io "amo" Win. Non la "amavo".
- Tu amavi la Win che hai conosciuto. Ma lei  crollata. Non  stata abbastanza forte.
- Non dirlo, - esplosi. - Non dirlo mai pi.
- Ma  cos.
- Chi lo sarebbe stato, al posto suo?
- Non volevo farti arrabbiare.
- Ma  quello che hai fatto. Non ripeterle mai pi, queste cose. Non puoi dirle se non ci sei passata, e Dio te ne scampi. Non  solo questione di forza.  molto pi complicato di cos.
Ruthie si sedette sul mio letto, posando le mani sulle ginocchia. - Non avrei dovuto dirlo, - si scus.
- Su questo non ci sono dubbi, - dissi.
- Lo so. Sono gelosa di Win, e non la conosco neppure. Volevo soltanto dire qualcosa di brutto, su di lei. Dio insegna che non si deve giudicare se non si vuole essere giudicati, e non mi stupirei se mi lanciasse addosso una maledizione, per le parole che ho detto. - Perdona te stessa. Io l'ho gi fatto.
- Nat, non mi hai ancora detto che cosa provi per me -. Volt il capo emi fiss con quei suoi occhi meravigliosi. Fuori il vento cominciava a soffiare forte e il sole stava tramontando. Mi chiesi che cosa stesse pensando Luther. Doveva aver intuito che Ruthie era venuta a cercarmi.
- Non ti amo, Ruthie, - dissi. - Sono innamorato di un'altra donna.
- Sei innamorato della donna che era un tempo, - disse. - E ora non vuoi comportarti da vigliacco. Vuoi starle accanto, ma ormai l'hai perduta. Sei stato lontano per troppo tempo, e lei non  pi in s. Le cose stanno esattamente cos, e tu lo sai.
I suoi occhi erano pieni di lacrime.
Fu tremendamente difficile dirlo, ma sapevo che era giusto cos. - Ruthie, tu mi piaci molto. Ma non ti amo. Io amo Win.
- D'accordo, - disse, e sentii quanto le fosse difficile pronunciare anche solo una parola. Si alz, and alla porta e la apr. - D'accordo, - ripet, e rest ferma sulla soglia, stagliandosi contro il sole morente mentre si voltava verso di me. - Devi fare quel che  giusto, Nat. Ma sai quello che provo per te.
- Sei giovane, - risposi. - Ti passer.
- Non credo, - rispose, e se ne and.
Restai seduto sulla mia sedia, guardando la notte che scendeva oltre la porta spalancata. Mi misi a riflettere. Mi torn in mente quello che mi aveva detto mia madre, sul fatto che dovessi pensare al mio futuro e fossi destinato a grandi cose. In quel momento, per, non mi sentivo affatto un grand'uomo, e il futuro era tutto fuorch luminoso. Avevo lasciato che lei e pap morissero, e che io stesso prendessi una brutta piega. Se le scelte sbagliate fossero state in vendita, potevo dire tranquillamente di averne comprate una sporta intera.
Seduto su quella sedia, sentii il dolore che mi cresceva dentro. Piansi anche un po'. Temevo di aver detto una bugia a Ruthie. Win stava diventando un fantasma, e io mi sentivo il peggior figlio di puttana sulla faccia della terra.
...
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CAPITOLO 29.
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La mattina dopo, sul presto, comprai un po' di scorte, augurai ogni bene al signor Jason e gli diedi il benservito. La prese meglio di quanto avrei desiderato. Andai a ritirare Satana dalla scuderia, pagai il dovuto e mi diressi verso il carro di Luther.
Luther, Samson e Ruthie si erano messi gli abiti migliori, e avevano sistemato la cassa da morto e il barile su una slitta. Avevano poi legato la slitta ai muli, caricandoci sopra anche degli attrezzi che dovevano aver preso in prestito, probabilmente dal proprietario.
Ruthie mi salut con un cenno del capo. Samson prov a esibirsi in qualcuna delle sue battute. Non faceva ridere, ma era convinto del contrario. Sperai che, crescendo, imparasse a regolarsi.
Quando arrivammo sul luogo della sepoltura notai che Luther aveva gi scavato una fossa, forse con l'aiuto di Ruthie o di Samson. C'erano due pale piantate in un mucchio di terra. Luther aveva portato con s due lunghe corde. Io e lui ne prendemmo un capo, Ruthie e Samson l'altro. Le facemmo passare sotto la cassa, agganciandola e calandola nella fossa.
Completata l'opera Luther disse: - Non  stato facile come credevo, ma sono riuscito a riportarla in posizione quasi orizzontale. Puzzavo di sottaceto da capo a piedi, quando ho finito.
Poi si avventur in un sermone sconclusionato, che sarebbe potuto risultare noioso se ci si fosse basati solo sulle parole che pronunci. Aveva per un modo di parlare e un tono di voce che sarebbero stati affascinanti anche se avesse letto la lista della spesa. Manc poco che mi convertissi anche io.
Quando ebbe finito, lo aiutai a ricoprire la bara e scavammo un'altra fossa per il cane, calandovi poi il barile. Pronunci qualche parola anche per quella povera bestia, concluse il discorso con un bell'"Amen", poi disse: - Voglio una lapide per mia moglie. Il fabbro ha detto che gli serviva un po' di aiuto. Mi sono offerto e gli ho dimostrato che so scaldare e battere un ferro di cavallo. Mi  parso impressionato. Mi ha spiegato che potr farmi lavorare solo tre giorni la settimana, ma ha aggiunto che a volte in citt c' parecchio movimento. E che deve ferrare i cavalli per gli sceriffi.
- Gli uomini del giudice Parker.
- Quello che chiamano l'Uomo della Forca.
- S, dovrebbe essere lui.
Chiacchierammo ancora un po', poi li salutai tutti, strinsi la mano a Luther e a Samson. Feci altrettanto anche con Ruthie, ma lei non mi guard neppure in faccia, e la sua mano era fredda e immota come un pesce morto.
Salii in sella a Satana e partii. Non mi ci volle molto per lasciarmi alle spalle Fort Smith e inoltrarmi sulle montagne.
Quando arrivai a Dodge, il tempo era davvero inclemente. Cecil accolse Satana senza chiedermi un centesimo: evidentemente si riteneva in debito con me, e io glielo lasciai credere. Forse, in fondo, era vero. Ottenni anche un lavoro: spalare letame nelle stalle.
Subito dopo andai a cercare Bronco Bob.
Bronco fu ben felice di ospitarmi. Si era messo con una sgualdrina dai capelli rossi, feroce e spietata, che abitava insieme a lui ma non era la stessa di cui mi aveva scritto. Il grande amore della lettera era gi svanito nel nulla. Di notte scriveva, mentre lei si prostituiva e guadagnava per entrambi. Bob vendeva le sue storie a un editore specializzato in romanzi di avventura. Molti dei suoi libri erano ispirati a me, anche se aveva cominciato a scrivere anche di un tizio che si chiamava Bob il Monco e che con l'unica mano lanciava i coltelli come nessun altro al mondo. Le sue storie erano inconsistenti, perch Bronco Bob non aveva avventure autentiche alle quali ispirarsi, ma in fondo, visto il modo in cui scriveva le mie, tra il Monco e me non c'era poi tanta differenza.
Cominciai quasi subito a capire che ero di troppo, in quella casa, anche se Bronco Bob cercava in ogni occasione di essere gentile, nei miei confronti. La sgualdrina per mi guardava sempre male, senza contare che sentirla scopare tutte le notti con i clienti e di giorno con Bronco Bob mi impediva di dormire, per non parlare delle volte che mi ritrovavo con una mano dentro i pantaloni. Mi avevano gi beccato due volte in quella posa: prima lei, poi anche Bronco Bob. Era stato imbarazzante, ma non avevo fatto nulla per negare l'evidenza. Bronco Bob mi aveva detto che la sua sgualdrina aveva delle amiche, e una notte cedetti e andai a letto con una di loro. Il giorno dopo mi sentii orribile: avevo tradito la fiducia di Win. Non ero migliore di Hickok, che avevo giudicato tanto male non molto tempo prima. D'altro canto, era possibile che Win non avesse pi la minima idea di chi fossi.
Una settimana dopo convinsi Cecil a farmi dormire nelle stalle. Presi la mia roba e me ne andai, per quanto Bronco Bob continuasse a ripetermi che non era necessario: sul suo volto colsi comunque un'espressione di gratitudine. Rispettammo le forme, in ogni caso: lui mi chiese di restare e io gli risposi che apprezzavo molto il suo invito ma avevo bisogno di pi spazio. Gli lasciai anche capire quanto poco mi entusiasmasse veder entrare qualcuno in camera mia mentre ero al lavoro sul mio uccello.
Tendevo a imbarazzarmi facilmente, quando ero pi giovane.
Cos, mi trasferii alle scuderie.
Non era male, come sistemazione, se non ti dava troppo fastidio addormentarti e risvegliarti con l'odore di merda di cavallo nelle narici. Facevo il mio lavoro, Cecil mi pagava e la notte andavo a stendermi nel fienile, con un paio di coperte logore e pesanti. Avevo sempre addosso un odore di cavallo sudato e strigliato ad arte. Non uscivo spesso, e non c'era molto da fare, in citt. Con l'avanzare della civilt, Dodge era diventata molto pi attenta a segregare i neri. Non bevevo birra n whisky, perci nei saloon non avrei saputo cosa fare, e quanto ai pochi caff dove la gente di colore poteva ancora entrare, ero troppo a corto di soldi per ordinare qualcosa da mangiare. Preferivo consumare i miei pasti alle scuderie, risparmiando cos sulle spese.
Con la primavera le giornate si fecero pi luminose e l'aria pi calda: l'erba torn verde, e i fiori sbocciavano ovunque. Preparai le mie poche cose e dissi addio a Cecil. Stavolta, quando mi salut, era sull'orlo delle lacrime. Sapeva di dover riprendere il badile in mano.
- Sei il miglior lavorante che abbia mai avuto, - disse, stringendomi una mano nelle sue.
- Mi fa piacere sentirtelo dire, - risposi.
- Ti auguro buona fortuna, con tutto il cuore, - aggiunse, e quando mi lasci andare la mano, lo fece quasi con riluttanza.
- Grazie, Cecil. Sei stato davvero gentile, con me.
- Prendi questi. Sono cinquanta dollari, - disse, tirando fuori le banconote dalle tasche del soprabito e posandomele sul palmo della mano. - Ti serviranno molto pi di qualsiasi augurio. Da quando hai aiutato le ragazze del bordello scopo gratis quando voglio, quindi  come se te li dovessi.
Lo ringraziai ancora, salii in sella a Satana e mi diressi a casa di Bronco Bob. Satana era rimasto inattivo per troppo tempo e tendeva a scattare, ma quando avessimo fatto un po' di strada e si fosse scrollato dai fianchi il grasso in eccesso, ero certo che si sarebbe calmato. Ormai ci capivamo, io e lui.
La dimora di Bronco Bob, come gli piaceva chiamarla, si trovava su una traversa della via principale. Per raggiungerla dovetti percorrere lo stesso vicolo nel quale avevo ucciso Golem. C'ero gi stato diverse volte, dopo il mio ritorno a Dodge, ma continuava a darmi una sensazione strana, come se Golem potesse saltar fuori da un momento all'altro, gigantesco e coperto di sangue, nel tentativo di afferrarmi. Legai Satana a un palo, salii le scale e bussai alla porta. Sentii le molle del letto in camera di Bronco e della sua signora che scricchiolavano.
Pensai che la cosa migliore fosse lasciargli un biglietto, ma non avevo con me carta e penna. Stavo per andarle a prendere nella mia bisaccia quando sentii Bronco Bob che gridava: - Aspetta ancora un minuto, cavolo. Ho quasi finito, qui. Sono a un passo dal picco, e tra poco dovr scendere dalla montagna.
Le molle scricchiolarono ancora un po', poi sentii una specie di tonfo, come se qualcuno si fosse tuffato su un letto di piume dopo una settimana insonne. Cinque minuti pi tardi la porta si apr, e apparve Bronco Bob, con addosso solo un paio di mutandoni lerci.
- Non sapevo che c'eri tu qua fuori, Deadwood. Credevo fosse un esattore. Non hai idea di quanti debiti debba saldare. Per la carne, il latte, il whisky. E oltre tutto mi serve una nuova pelle d'agnello per il mio arnese. Quella che ho si sta per rompere. E costano care.
- Se vuoi, ho un cappuccio di gomma, - dissi, - ma non mi  mai passato per l'anticamera del cervello di prestarlo a qualcuno.
- E neppure a me di chiedertelo.
- Comunque, non volevo interrompere la tua caccia all'oro.
- Per quel che pu valere, la pepita l'ho trovata.
- Sono in partenza, Bob.
- Sapevo che non avresti atteso ancora molto. Mi sa tanto che ti aspettavi un'accoglienza migliore, da me.
- Non devi sentirti in colpa, - risposi. - Hai la tua vita e io ho la mia. Tutto qui.
- Credo sia stato proprio il mio modo di vivere a portare Kid Red alla rovina. Non avrei mai dovuto farlo bere. Era solo un ragazzino. E il liquore ha fatto di lui un fuorilegge.
-  stato un errore, Bob. Ma a tutti capita di sbagliare.  giovane, e pu ancora darsi una raddrizzata. Dovesse tornare qui a Dodge, salutalo da parte mia e poi consegnalo alla giustizia. Forse  la cosa migliore che potrebbe capitargli. Finire dentro, magari per furto o rapina, ed evitare la forca.
- Temo sia troppo tardi. Le voci girano, - disse Bronco Bob.
- Speriamo che siano soltanto voci. Arrivederci, Bronco. Spero che ci incontreremo ancora.
- Ne sono certo. Dove devo mandartela, la tua percentuale sui romanzi?
- Nello stesso posto dove me l'hai mandata l'altra volta.
- Facevo per dire. E perch capissi che sono animato dalle migliori intenzioni.
- Non c' niente di cui tu debba preoccuparti, amico mio. Adios.
Dopo pochi minuti ero gi uscito da Dodge e mi dirigevo verso Deadwood.
Raggiunsi il Dakota, e per quanto fosse primavera faceva ancora freddo. Gli alberi e le rocce erano innevati e l'aria tagliava la pelle come un rasoio affilato, ma il sentiero era sgombro e non incontrai nessun indiano che desiderasse il mio scalpo. Non ne scorsi neppure uno, anche se scommetto che loro mi avevano visto eccome, passare. Si diceva che fossero addomesticati gi da un pezzo, ma non intendevo basarmi su quello che scrivevano i giornali. Tenni le armi cariche, e gli occhi bene aperti. Dormivo male, e non solo per paura degli indiani. Pensavo a Win, e che io sia maledetto ma pensavo anche a Ruthie. Quando mi compariva davanti il suo viso cercavo di scacciarlo dalla mente, ma tornava quasi subito. Odio doverlo dire, e me ne vergogno, ma al punto in cui ero giunto non riuscivo quasi pi a ricordare che faccia avesse, Win: mi tornavano in mente solo una massa di capelli neri, un flauto e un bacio dolcissimo in cima a una collina, il bacio che niente avrebbe mai potuto eguagliare.
Trovai Deadwood appena pi decente che in passato, anche se devo aggiungere che pochi anni dopo averla vista per l'ultima volta (e quella di cui vi sto raccontando fu esattamente l'ultima volta che la vidi) un incendio la rase letteralmente al suolo. Alcuni la considerarono una delle cose migliori che fossero mai accadute al genere umano, ma vivevano tutti lontano da Deadwood. Anche parecchi degli abitanti, per, condividevano quell'opinione, e furono ben lieti di vederla risorgere dalle macerie. La ricostruzione, cos dicevano, aveva segnato la nascita di una vera citt, e non di un avamposto selvaggio dove si giocava d'azzardo e ci si uccideva per un nonnulla.
Le banche e le chiese sono sempre la rovina del mondo.
C'erano nuovi palazzi e nuove strade, ma Deadwood non era cambiata al punto da rendermi difficile rintracciare la casa in cui Cullen e Wow abitavano insieme a Win. Quando entrai a cavallo nel loro cortile, Wow era fuori a stendere il bucato. Non appena mi vide arrivare e smontare di sella, mi corse incontro, mi gett le braccia al collo e mi baci su una guancia. Un tempo avevo pensato che avesse una faccia cos brutta che le candele si spegnevano da sole pur di non illuminarla, ma adesso, nel rivederla, mi parve quasi bella. Era il suo spirito a renderla tale. La baciai a mia volta, lei scoppi a piangere e mi strinse.
-  bello rivederti, - disse.
- Anche per me.
- Hai sempre lo stesso cavallo nero.
- Gi. E con lo stesso caratteraccio.
- Cullen sta dormendo. Lavora la sera: pulisce i negozi e si  preso anche il tuo vecchio impiego, svuotare le sputacchiere. Ha ingaggiato qualcuno che gli dia una mano. Sta cercando di mettere in piedi un'attivit nella quale trova lavoro alla gente e prende una percentuale sulla paga.
- A quanto pare, ve la passate piuttosto bene.
- In un certo senso s.
- E Win?
Sapevo gi la risposta dalla lettera di Cullen, ma speravo contro ogni logica che negli ultimi mesi fosse migliorata.
Wow scosse il capo. - Non sta bene. Devi prepararti. La sua mente non c' pi da tempo, e anche il corpo si sta spegnendo. Credo che abbia una malattia sconosciuta. Forse ne ha sempre sofferto, e quando... s, insomma, quando le  successo quello che le  successo, non ha pi potuto recuperare le forze. Non mangia quasi, e se la costringi rischia continuamente di strozzarsi. Le diamo tanto brodo. Quello riesce a mandarlo gi, almeno.
- Immagino sia in casa, - dissi.
- S. Vado a svegliare Cullen. Vorr vederti subito. Win potrebbe dormire anche lei, ma potrebbe anche essere sveglia. Passa quasi tutto il tempo in una specie di dormiveglia.
- Non c' bisogno di svegliarlo... o di svegliare lei, se sta dormendo.
- Io credo di s, invece, - disse Wow, e mi precedette dentro casa.
Legai Satana a un palo davanti alla porta e aspettai che Wow tornasse fuori. Quando usc di nuovo, Cullen era con lei. Si era buttato addosso i primi vestiti che aveva trovato, e la camicia era abbottonata male. Sembrava pi magro di quanto ricordassi, ma con i muscoli in bella evidenza.
- Nat, - disse. - Brutto figlio di puttana.
Mi afferr e mi strinse cos forte che temetti potesse rompermi una costola. Era bello rivederlo. Quando mi lasci andare disse: - Vorrai vedere Win.
- Certo, - risposi.
- Non restartene qua fuori al freddo, allora, - disse. - Dove sono finitele tue buone maniere, Wow?
Cullen mi accompagn dentro casa, e Wow, con le lacrime agli occhi, rimase fuori per finire di stendere il bucato. Ci fermammo davanti a una porta, sul retro.
- Vedo che hai fatto degli ampliamenti, - dissi.
- Abbiamo comprato parecchia altra terra. Ho intenzione di diventare un proprietario, di affittare case di merda e trovare lavoro alla gente, cos non mi toccher pi faticare come un tempo. - Niente male, come piano.
- Lei  qui, - disse Cullen, e apr la porta.
Mi tolsi il cappello, lo lasciai al mio amico ed entrai.
Avrei ricordato per sempre quel bacio sulla collina, e ricorder per sempre quello scheletro sul letto, perch questo era diventata Win, e se non avessi riconosciuto i suoi capelli, spettinati e sparsi sul cuscino come un nido di serpenti, non avrei capito che si trattava di lei. Il suo viso era solo una pallidissima ombra di quel che era stato.
Una luce filtrava tra le tende della finestra, posandosi sul letto, ma ben lungi dall'emanare calore sembrava raggelare tutto, come burro ghiacciato. Win era avvolta in una coperta fin sotto le ascelle. Sul tavolino accanto a lei c'era una scodella, con del riso e quello che sembrava stufato di carne. C'era anche un cucchiaio, ma il piatto era intonso o quasi. Accanto alla scodella vidi una brocca d'acqua e un bicchiere.
- Mio Dio, - dissi. Non avrei voluto, ma le parole mi erano uscite dibosca. Mi ero illuso di essere pronto, ma vederla in quelle condizioni era stato come scoprire che il mondo  una colossale menzogna, e che viviamo tutti in una barchetta di stagno, in balia della corrente.
Mi sedetti sul bordo del letto e le presi la mano da sotto la coperta. Era leggera come una falsa promessa, e sottile come carta velina. La sua pelle, che era stata cos adorabilmente scura, adesso era grigia come un fal spento da una settimana. Gli occhi sembravano ancor pi grandi in quel viso ridotto a un teschio, ma non avevano niente dentro: erano scuri e senza fondo. Non si voltarono neppure per fissarmi: rimasero immobili, come pietre.
- Win, - dissi.
Cominciai a parlarle. Le dissi tutto ci che riuscivo a ricordare: il modo in cui ci eravamo conosciuti, quel bacio che aveva significato cos tanto, per me, i pezzi che suonava col flauto, i momenti trascorsi sulla collina, sotto il grande albero, le ombre della sera che scivolavano sul prato, il cielo stellato, il colore della luna. Niente la smosse di un millimetro. Le dissi che mi aveva cambiato, come persona. Le spiegai che tutte le cose negative che c'erano in me, tutta la rabbia, erano svanite immediatamente, e che non potevo perderla. Che doveva guarire, perch se non fosse accaduto la rabbia sarebbe tornata a impadronirsi di me. Le raccontai tutte le speranze e i sogni che avevo coltivato. Le dissi di mio padre e mia madre, e di come mia madre fosse convinta che ero destinato a qualcosa di grande; poi aggiunsi che quel qualcosa poteva essere soltanto lei, Win, perch non esisteva nulla di pi grande cui potessi pensare.
Le dissi: - Ti amo, Win.
Mi piacerebbe credere di aver sentito la sua mano che stringeva appena la mia, ma se devo essere onesto non ne sono sicuro. Rimasi l per tre giorni, e al quarto giorno Win ci lasci. Era come se quel letto fosse stato una pozza d'acqua profonda e lei vi fosse precipitata ogni giorno di pi, finch non aveva toccato il fondo. Ma ero l quando svan definitivamente, e di questo almeno sono felice.
Fu sepolta sulla collina che amavamo tanto. Me ne occupai io, insieme a Cullen, a Wow e alle altre ragazze cinesi. La mettemmo in una bella bara che Cullen mi aiut a pagare, listata di seta bianca. Misi il suo flauto accanto al corpo, come Charlie aveva fatto con Wild Bill, scegliendo un fucile. La seppellimmo in una fossa profonda, e coprimmo la tomba con dei massi per tenere lontani i lupi e gli orsi. Cullen compr una lapide, e mi aiut a sistemarla. Ci scrivemmo il suo nome: per la data di nascita tirammo a indovinare. Una volta, durante una conversazione, mi aveva detto di essere nata in estate, e optai per giugno. Aggiunsi un giorno e un anno del tutto ipotetici, e subito sotto incidemmo la data di morte.
Ancora pi in basso c'era una frase che era stata scolpita su mia richiesta: WIN, CHE CON UN BACIO MI HA PORTATO DALLA TERRA IN CIELO.
Cullen, Wow e le altre ragazze mi abbracciarono e si allontanarono. Rimasi lass da solo, con Satana. Mi fermai tutto il giorno. Parlai con la tomba. Maledissi il mondo intero. Gridai contro le montagne. Urlai al cielo. Mi sentivo cos debole da aver paura che la mia ombra mi schiacciasse. Per qualche istante, desiderai solo morire.
Si fece buio, il cielo si riemp di stelle e apparve una sottile falce di luna. Rimasi seduto a guardarlo, la schiena contro l'albero e il viso rivolto verso la tomba.
Vi giuro che un gufo bianco come la neve scese in picchiata dal cielo e venne a posarsi sulla lapide. La sua ombra ricopr la fossa come un manto. Volse il capo come fanno i gufi, in quel modo che te li fa sembrare senza collo, mi guard, si produsse nel suo bubbolio e vol via.
Se fossi stato un indiano, avrei pensato che era venuto a prendere lo spirito di Win, per portarlo in cielo con s. E come in quelle storie dei Greci che il signor Loving mi aveva raccontato per illustrarmi l'origine delle costellazioni e dei loro nomi, immaginai che lei fosse veramente tra le stelle. Mi sembrava giusto pensare che avesse trovato posto tra tutti quegli eroi e quelle donne meravigliose, in un luogo nel quale avrebbe potuto splendere per l'eternit.
Il vento soffi tra gli alberi, e mi parve di sentire il suo flauto.
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CAPITOLO 30.
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Lasciai Deadwood senza salutare nessuno, una fredda mattina di primavera, con il cielo soffocato dalle nubi che coprivano il sole. Le ombre di quelle nuvole scivolavano sulla prateria, fino ad avvolgermi. E anche quando si spostavano altrove, il buio mi restava dentro. Attraversai il Nebraska ed entrai in Kansas, mentre i giorni si susseguivano alla velocit di una pallottola.
Quando ero ormai a poche miglia da Dodge, i fiori cominciarono a sbocciare e l'erba era alta e luminosa, in un'esplosione di verdi e di gialli che sembravano onde marine. Se ci fosse stato anche qualche bisonte avrei potuto pensare di essere tornato indietro nel tempo: ma c'era anche un peso immenso nel mio cuore, a trattenermi.
Appena entrato in citt mi fermai alle scuderie, e Cecil mi disse che potevo passare la notte l, cosa che feci. Non andai a cercare Bronco Bob, ma gli scrissi una lettera. Gli spiegai che ero di passaggio, che Win era morta e che ero diretto a Fort Smith, dove avrebbe potuto indirizzare la sua risposta. Avevo dei piani, ma non ne feci cenno a Bronco Bob perch non sapevo quale ne sarebbe stato l'esito. Spedii la lettera e ripresi il mio viaggio.
Giunto al confine delle Nazioni Indiane vidi un gruppo di Comanche, e loro videro me. Erano in quattro, e mi vennero incontro con le mani in alto, i palmi aperti, governando i cavalli con le ginocchia. Erano parecchio malconci, e sembravano sconfitti dalla vita. Non avrebbero potuto avere un aspetto peggiore neppure se fossero stati ficcati nell'olio bollente e stirati con un ferro arroventato.
Li lasciai avvicinare, con cautela. Volevano tabacco e whisky, e io non ne avevo. Alla fine offrii loro della farina di mais: smontarono da cavallo, aprirono il sacco e presero a mangiarla cos com'era, a manciate. Erano chiaramente allo stremo, e provai una pena profonda nel vedere dei grandi guerrieri ridotti sulle ginocchia, a ingozzarsi di farina. Il whisky dell'uomo bianco aveva compiuto l'opera: era quello l'olio nel quale erano stati bolliti, e il ferro arroventato che li aveva piallati.
Mi sentivo il cuore cos gonfio di tristezza che offrii loro anche met della mia carne essiccata, pur sapendo che avrei dovuto razionare il cibo finch non fossi arrivato a Fort Smith. Mi ringraziarono a profusione, almeno credo, perch in realt, per quanto ne so, potrebbero anche avermi detto "Grazie tante. Ti ammazzeremo la prossima volta, brutto coglione nero".
Proseguii nel mio cammino, ma per un paio di giorni mi guardai le spalle, nel caso avessero deciso di seguirmi per rubare anche il poco cibo che avevo tenuto per me. Fortunatamente non avevo nessuno alle calcagna, e mi inoltrai sulle montagne. Le chiome degli alberi erano di un verde smeraldo, le piante fiorivano in un'esplosione di colori, i fiori sembravano appuntati al terreno come spille tempestate di gioielli. Era come cavalcare dentro una fiaba, ma avevo la triste impressione che presto tutto questo sarebbe sparito, che gli alberi sarebbero stati tagliati e segati, gli animali uccisi, e le montagne sarebbero state disseminate di baracche fatiscenti. Erano pensieri terribili, ma non riuscivo a togliermeli dalla testa. Le esperienze per le quali ero passato gettavano la loro ombra distruttrice su qualunque cosa vedessi.
Appena arrivato a Fort Smith andai a vedere se potevo occupare di nuovo la mia vecchia stanza, ma era stata gi ceduta a una famiglia di quattro persone, e considerato quanto mi ci fossi sentito stretto da solo, provai piet per loro. Feci un salto alle scuderie con l'idea di stringere un accordo simile a quello che avevo con Cecil, ma il proprietario non ne volle sapere. A riprendermi il mio vecchio lavoro non ci pensai neppure, vista la simpatia del signor Jason.
Feci un salto all'ufficio postale e controllai la bacheca degli annunci, in cerca di un alloggio libero. Ne trovai alcuni che accettavano anche gente di colore. Ma vidi qualcos'altro che mi fece balzare il cuore in gola. Era un mandato di cattura, ed era stato appeso accanto alle offerte di alloggio. A emetterlo era la Pinkerton, quindi andava preso sul serio. Non c'erano ritratti di ricercati, sopra il foglio: solo informazioni su una banda di rapinatori che si sospettava potesse trovarsi non lontano da Fort Smith. La Pinkerton offriva una ricompensa di cinquecento dollari per la cattura di un fuorilegge soprannominato l'Uomo Bruciato, che doveva essere pi o meno sulla quarantina, e di Kid Red, del quale fissavano l'et tra i sedici e i vent'anni. Avevano ucciso due uomini nel corso di una rapina, e un proiettile vagante aveva tolto la vita anche a un bambino. C'era una ricompensa di minore entit per altri due criminali - Indian Charlie Doolittle e Pinocchio Joe, cos soprannominato, si diceva, per via del lungo naso con la punta che si piegava leggermente a formare un uncino. Staccai il manifesto, lo piegai e me lo ficcai in tasca. Memorizzai gli indirizzi delle pensioni che accoglievano gente di colore e ripresi il mio cammino.
Dopo diversi tentativi a vuoto trovai una vecchia, affetta da una lieve zoppia, che era disposta a cedermi la veranda sul retro di casa sua. Era chiusa, ma di notte poteva essere pi fredda del culo di un montanaro. Non c'era stufa, solo un tavolino accanto al letto. Ma andavamo verso il bel tempo, e comunque avevo un piano. Trascorsi la mia prima giornata a Fort Smith rilassandomi in quella veranda, e per pochi spicci in pi la vecchia mi diede qualcosa da mangiare, intorno a mezzogiorno. Il pasto consist in un pezzo di pane di granturco, cos secco e duro che avrei potuto tirarlo e ammazzare uno scoiattolo al volo. Lo immersi in un bicchiere di latte quasi cagliato e sfangai cos la giornata: un'esperienza decisamente poco gratificante, se ci aggiungete che alla vecchia piaceva cantare gli inni mentre faceva la maglia sulla sua sedia a dondolo, e che con la voce che si ritrovava avrebbe potuto insegnare a una rana a gracidare. Al tramonto ero pronto a cercare un posto tranquillo dove impiccarmi. Grazie al cielo le and via la voce e dovette smettere di cantare, salvandomi cos l'osso del collo.
La mattina dopo lasciai le armi in veranda, sotto la coperta del mio letto, e andai in tribunale, a cercare il giudice Isaac Parker. Arrivai molto presto, e fui fortunato: non era in udienza, e neanche impegnato. Mi fu intimato di togliermi il cappello da un bianco che stazionava fuori dalla porta, e che sembrava perfetto per inchiodare un grizzly sul pavimento, domarlo e costringerlo a fare le pulizie.
Finalmente mi fu dato il permesso di entrare nell'ufficio del giudice Parker. Il grand'uomo era seduto alla scrivania e stava bevendo da una grossa tazza. Indossava un completo nero, molto elegante, e aveva una lunga barba a punta, tutta brizzolata. I capelli erano folti e pettinati con cura, forse leggermente tinti con del lucido da scarpe. Portava gli occhiali. Poteva avere trentacinque anni come venti di pi. Di fronte a una barba imbiancata,  sempre difficile stabilire l'et di chi la porta. Pos la tazza e mise l'altra mano sopra un grosso libro nero. - Sei venuto qui per dire la verit? - esord.
- A che proposito?
- A qualunque proposito.
- Sissignore. Immagino di s.
- Immagini solo? O sei seriamente intenzionato a farlo? Ho appena posato la mano sulla Bibbia.
- Sono intenzionato a dire la verit. Ma la mano sulla Bibbia non dovrei mettercela io?
- Questo  vero. Ma ci torneremo. Com' il tempo, l fuori?
- Freddino, ma con il sole migliorer. Per mezzogiorno baster una maglia, o comunque non servir il soprabito.
- Tu ne hai addosso uno, per.
- Vero. Ma non  ancora mezzogiorno, anzi, manca parecchio.
- Tu sei giovane. Ma il tempo corre rapido, e tra non molto sarai vecchio o arriverai alla fine. Solo un battito di ciglia ci separa dal mezzogiorno.  un momento della giornata che adoro, perch si pranza.
- E infatti pu essere un momento di festa, se hai qualcosa di buono cheti aspetta a tavola.
- Mi sembra di capire che non  il tuo caso.
- Nossignore. Non posso dire che lo sia. Da quando sono arrivato in citt ho consumato un solo pasto, e temo proprio che nel luogo in cui mi trovo le cose non miglioreranno. La cena non  inclusa nella pigione, e quanto alla colazione, mi nutro d'aria.
- Niente caff?
- Nossignore.
- Cosa hai mangiato, allora?
Ero a dir poco confuso da tanto interesse per le mie attivit masticatorie, ma dato che mi ero presentato dal giudice in cerca di un lavoro, decisi di non fare questioni.
- Pane di granturco, sempre che lo si possa definire cos. Inzuppato nel latte cagliato.  stato come mangiare un mattone sciacquandolo nel muco.
Il giudice si lasci sfuggire una risata.
- Che cosa vuoi da me, figliolo?
- Un lavoro, signore.
- Vuoi pulire l'ufficio? L'aula del tribunale? Che cosa avevi in mente?
- Voglio fare il vice sceriffo.
- Dici sul serio?
- Sissignore. Come vice potrei permettermi un pranzo decente. Quanto alla colazione e alla cena non mi sbilancio, visto che non so in quanto consista la paga.
Gli strappai un'altra risata.
- E credi di avere i requisiti, per fare lo sceriffo?
- Sono stato nell'esercito, prima di tutto, - dissi. - Nel Nono Cavalleria. Ho combattuto contro gli indiani.
Sul fatto che avessi disertato, preferii tacere.
- E che altro?
- Ho fatto il buttafuori a Deadwood, e lo scorso anno ho vinto una gara di tiro. Per questo mi hanno soprannominato Deadwood Dick.
- Come quello dei libri?
A quel punto erano gi usciti tre o quattro romanzi con me come protagonista.
- Sissignore. I libri sono basati su di me. Liberamente ispirati, diciamo.
- Ma Deadwood Dick non  bianco?
- Solo nei libri. Quei romanzi sono basati sulle mie avventure, e il tipo che li ha scritti si chiama Bronco Bob, anche se non  questo il nome con cui si firma.  arrivato secondo, in quella gara di tiro.
- Vuoi saperla, una cosa? Ne ho sentito parlare, di quella gara. Le voci sono giunte fin qui.
- Davvero?
- Ci puoi giurare. Ne hanno parlato in tanti, dell'uomo di colore che ha battuto tutti i suoi avversari. E c' un'altra cosa. Bronco Bob lo conosco di persona.
- Questa s che  una sorpresa.
- Me lo sono trovato davanti, in tribunale. Si spostava da una citt all'altra, partecipando alle gare di tiro. C'era di mezzo un duello, per una donna. Bronco ha vinto il duello e ha perso la donna. Ma non  stato l'altro contendente, a conquistarla.
Stavolta scoppiai a ridere io. - Tipico di Bronco Bob.
- Proprio cos. Mi piaceva. Una persona davvero gradevole. Ma ho dovuto applicare la legge. Si  fatto un po' di galera e gli  toccato pagare un'ammenda piuttosto pesante. La donna non era sua moglie, ma una puttana. Se fosse stata sua moglie avrei dimezzato sia la pena, sia l'ammenda. Ho letto un paio di avventure di Deadwood Dick, negli ultimi tempi, ma finora non avevo idea che l'autore fosse lui, o che le storie fossero ispirate a te.
- Saranno anche ispirate a me, ma quei libri sono vicini alla verit quanto la luna a Denver.
- La tua onest ti fa onore, e devo dire che lo avevo immaginato. Quindi, ricapitolando, sai sparare, tenere a bada ubriachi e attaccabrighe, e hanno scritto dei libri su di te. Suppongo che tu sappia anche andare a cavallo.
- Meglio di chiunque altro. E ho una bestia di propriet. Non  necessario fornirmene una.
- Bene. Anche perch non ne abbiamo. Parli qualche dialetto indiano?
- Nossignore.
- Be', questo pu rappresentare un ostacolo, ma non insormontabile.
Sai seguire una pista?
- Me la cavo, - risposi. - Anche se non  la mia specialit.
- Se si tratta di una pista complicata, abbiamo Choctaw Tom sul libro paga.  mezzo negro e mezzo Choctaw, in realt, ma il soprannome gli si attaglia perch ha vissuto a lungo con la trib di sua madre.  capace di rintracciare chiunque, che si muova a piedi, a cavallo o magari su un paio di ali. Lo utilizziamo, anche se non sempre. Diciamo che se ti trovi in difficolt puoi rivolgerti a lui. Della Bibbia che mi dici? La leggi spesso?
Capii subito di trovarmi su un terreno insidioso. Ma visto che il giudice ne aveva una sotto la mano, dedussi che per lui avesse una certa importanza.
- Di tanto in tanto. Non ho avuto una vera educazione religiosa, ma  solo una delle tante carenze che mi porto dietro.
Il giudice Parker arricci le labbra, riflettendo sulle mie parole. - Tutto sommato mi pare ragionevole, come risposta. Voglio tu sappia che sono metodista, e che lo  anche Dio, nella mia aula, perci non sarebbe male se la leggessi un po' pi spesso, la Bibbia. E fossi in te mi terrei alla larga dai battisti: sono tutti atei. Lo stesso vale per le altre confessioni, o almeno  quello che penso io. Finiranno tutti all'inferno. Solo i metodisti si salveranno, e nemmeno tutti, sia chiaro. Ora, lascia che ti dica una cosa. Se ti assumo, mi aspetto che tu consegni il maggior numero possibile di uomini alla giustizia. Uccidili pure, ma solo se  necessario, e non perch  pi comodo riportare indietro un cadavere. Potendo scegliere, preferisco sempre che un uomo mi venga portato vivo, in modo che sia la legge a giudicarlo.
Era decisamente meglio che lui e Luther non si trovassero mai a discutere di teologia.
- Sissignore, - risposi.
- Dovrai studiare un po', per capire quali sono i tuoi compiti e farti un'idea di come funziona la legge, anche se il tuo obiettivo sar dare la caccia ai banditi. Senza sparargli addosso, a meno che non sia necessario, cosa che purtroppo accade molto spesso. Ci sono uomini - bianchi, rossi e neri - che non saranno affatto contenti di venire con te, e per ovvie ragioni. Potrebbero mettersi in testa di ammazzarti. In tal caso, hai il sacrosanto diritto di sparare, e di ucciderli, se non puoi fare diversamente. Ce ne saranno altri che non proveranno a spararti addosso, ma si rifiuteranno comunque di seguirti. Anche in questo caso, potresti essere costretto a usare le armi, e a riportarne indietro i corpi. Se hai un cavallo di riserva su cui caricarli tanto meglio, perch i cadaveri ci impiegano poco, a puzzare, soprattutto ora che si avvicina l'estate. La primavera fa capolino, l'estate attende a lungo, dopodich arriva l'inverno, e sembra non voler finire mai. Se ammazzi un uomo d'inverno, il problema dell'odore si riduce di parecchio. Puoi ucciderli anche se tentano di fuggire. In tal caso ti suggerisco di sparare da lontano, con un fucile. Visto che sei un tiratore di prim'ordine, immagino che tu ne abbia uno e anche una pistola, giusto?
- Ha immaginato bene, - risposi.
- Ottimo. Allora, direi che puoi giurare anche subito. Metti una mano sulla Bibbia.
- Signore, c' prima una cosa che devo chiederle.
- Ah, davvero?
- Sissignore -. Tirai fuori dalla tasca il volantino, lo aprii e lo posai sulla sua scrivania. - Voglio cominciare con questi.
- Perch?
- Li conosco.
- Ce l'hai con loro per ragioni personali?
- In un certo senso, ma non al punto di abbandonare le giuste cautele, odi comportarmi in modo avventato. Diciamo che ne conosco un paio di persona, e che forse potrei convincere il ragazzo a consegnarsi senza sparare.
- Ha ucciso un uomo. Sai che cosa rischi, vero?
- S, lo so. E se dovesse finire male, tanto peggio per me.
- A volte pu capitare, e come ti ho gi detto, se uccidi un uomo nell'adempimento del dovere... - Sono nel mio pieno diritto.
- Proprio cos.
- Quanto all'altro uomo, non ci penso proprio, a prenderlo vivo.
Il giudice si appoggi allo schienale della poltrona, accarezzandosi la barba.
- Li conosci di persona, hai detto?
- Esatto. Ora, non ho intenzione di trascurare i miei doveri finch non riavr presi. Dico solo che vorrei avere la possibilit di catturarli io. Se qualcuno li dovesse avvistare prima di me  libero di agire come crede, ma non voglio che l'incarico sia affidato ad altri.
- Non vedo problemi, su questo. A condizione che chiunque possa catturarli. Diciamo che questi due sono il tuo primo obiettivo. Ma non intendo spedirti subito sulle loro tracce.  da un bel po' che li tengo d'occhio, e in questo momento la pista  secca come un canale del South Texas. Metti la mano sulla Bibbia, ora.
Spinse il librone nero verso di me, sulla scrivania, e io ci posai sopra la mano. Pronunci delle parole, me le fece ripetere, e mise fine alla conversazione dicendo: - Ti aspetto domattina, alle sette in punto.
- Ci sar.
- Ancora un attimo -. Il giudice Parker si frug nelle tasche del soprabito e tir fuori un dollaro d'argento. - Fatti un buon pranzo. Ma consideralo un anticipo sullo stipendio. Lo segner sul libro mastro. A volte le paghe arrivano un po' in ritardo, ma posso anticiparti un altro paio di dollari, se ne hai bisogno.
- Non c' problema, - risposi. - Ma visto che  un anticipo, questo melo prendo.
Ero quasi sulla porta quando il giudice disse: - A proposito, mi aspetto che i miei uomini siano valorosi, timorati di Dio e onesti. Mi hai detto di esserlo, e ti credo sulla parola.
- Sissignore, - risposi.
- E se uccidi un uomo sparandogli alle spalle, o piombandogli addosso di soppiatto, fallo pure, purch il tuo scopo fosse arrestarlo e, ovviamente, lui abbia opposto resistenza. Ricordati, a noi interessa solo fare giustizia.
Il concetto era sempre lo stesso, insomma. - Certamente, - dissi, e uscii.
Non cercai n Ruthie n la sua famiglia, ma mi giunse voce che Luther aveva inaugurato una chiesa tutta sua, e che l'aveva chiamata la Chiesa lutheriana. Qualcuno ne aveva dedotto che avesse abbracciato il luteranesimo, ma in realt non era affatto vero, anche se le ragioni di tanta confusione mi parvero piuttosto evidenti.
Quanto al mio nuovo lavoro, effettuai una serie di arresti non molto impegnativi, e la cosa peggiore mi accadde quando presi in consegna un ubriaco accusato di furto, e il figlio di dieci anni mi dimostr di possedere una notevole ricchezza di vocaboli, nessuno dei quali particolarmente garbato.
Fino ad allora era filato tutto liscio, ed ero stato pagato con regolarit, ricevendo anche un piccolo extra per ogni arresto eseguito. Un giorno ero in citt e dall'emporio dove un tempo avevo fatto le pulizie vidi uscire Ruthie, con un pacco avvolto nella carta marrone sotto un braccio. Indossava un bel vestito azzurro e aveva raccolto i capelli in due trecce. Portava anche delle scarpe nere che sembravano nuove di zecca, ed era ancora pi bella dell'ultima volta che l'avevo vista.
Stavo salendo le scale e mi apprestavo a entrare per fare qualche acquisto, perci non potevo ignorarla. Mi tolsi il cappello. - Ruthie. Che bello rivederti.
- Sei un bugiardo. Sarai tornato almeno da un mese, e non sei mai venuto da noi, n per salutarci, n per mandarci al diavolo.
-  vero. Ma non  che non volessi, o che non avessi le migliori intenzioni.
- Volere una cosa o avere le migliori intenzioni non significa farla. Da quando sei partito ti sei dimenticato di noi... - Poi l'espressione del suo volto cambi totalmente. - Oh, santo cielo, Nat. Mi ero dimenticata di Win. Perdonami. Continuo a comportarmi da perfetta egoista, anche ora che i tuoi sentimenti sono chiari.
Era cos turbata che rischiava di farsi sfuggire il pacco da sotto il braccio. Mi sporsi per evitare che cadesse a terra e le dissi: - Permettimi di accompagnarti a casa.
- Va bene. Io... mi dispiace davvero tanto, Nat. Sta bene? Si  ripresa?
- No. Purtroppo non ce l'ha fatta.
- Mi dispiace, sul serio. So che penserai il contrario, dopo quello che ti ho detto, ma sono sincera.
- Non devi scusarti con me. Sarei dovuto passare a salutarvi.
- Stai sbagliando strada, Nat. Non viviamo pi dentro il carro.
Girammo i tacchi e ripartimmo nella direzione opposta.
- Ho sentito che Luther ha inaugurato una chiesa tutta sua.
- Proprio cos. E accanto alla chiesa c' anche una piccola casa. Non  granch, ma  sempre meglio del carro. Abbiamo un recinto, abbiamo comprato delle galline ovaiole e io ho seminato anche un piccolo orto.
Purtroppo le piante sono infestate di parassiti, ma il granturco e le patate reggono bene... Maledizione, Nat. Mi dispiace davvero tanto, per Win.
- Lo hai gi detto.
- Lo so, ma prima che tu partissi sono stata molto dura. So di averti fatto del male.
- Hai solo detto la verit.
- Ti riferisci a me e a te?
- Immagino ti sia passata, nel frattempo.
- Non direi. Ma dopo la morte di Win, non credo che potresti interessarti a me, se non come una specie di rimpiazzo. E io questo non lo voglio.
- Capisco.
Continuammo a camminare fianco a fianco, in silenzio. Fu una bella passeggiata.
- Parli ancora con le anatre? - le chiesi.
- Quando ne hanno voglia. Francamente,  un pezzo che non ne vedo una.
- Non credo che abbiano chiss cosa da rivelare sui loro piani, le anatre.
- Ma intuiscono diverse cose. Sia loro che gli altri uccelli. Per esempio, mi hanno avvertito che saresti tornato.
- Ma non mi dire. Hai sbattuto la testa quando eri piccola, per caso?
- Non  un buon modo, per entrare nelle mie grazie.
- Credi davvero sia questo, che sto tentando di fare?
- Non quando mi parli cos, - rispose. - Ecco la chiesa. Abbiamo venti famiglie di colore che partecipano regolarmente alle funzioni, due famiglie di indiani Creek e perfino una coppia di bianchi. In citt non piacciono a nessuno, perci vengono da noi.
- Molto generoso, da parte loro, mischiarsi cos con la feccia nera.
- Il Signore non guarda al colore della pelle, - rispose lei. - Neppure se quel colore  il bianco.
- Mi sa tanto che  l'unico, a non farlo.
Camminammo ancora un po', poi Ruthie si ferm.
- La casa  quella l.
Non era lontana dalla chiesa, e sembrava grande non pi del doppio rispetto alla stanza nella quale avevo soggiornato durante il mio primo periodo a Fort Smith. C'era un piccolo giardino recintato, con poche verdure rachitiche. Scorsi anche un pollaio, ricoperto dall'erba alta, nel quale razzolava qualche gallina.
- Che ne dici di entrare e fare un saluto a pap e a Samson?
- Non oggi. In realt, avevo una gran voglia di rivedere tutti voi, ma non sapevo ancora se ero pronto. Il punto  che amavo Win, Ruthie, e in un certo senso la amer sempre. Ma avevi ragione. Ero innamorato della Win che ho conosciuto, e non di quello che era diventata. E doverne prendere atto mi ha fatto vergognare di me stesso.
-  la natura umana, - disse Ruthie. - E non sei stato tu, a farla diventare cos.
- Se non avesse conosciuto me, non le sarebbe mai successo nulla.
- Non puoi trascorrere tutta la vita a rimuginare su queste cose. Se lo facessi, non riusciresti pi ad alzarti dal letto, la mattina. Dio vuole che guardiamo oltre. E che cerchiamo di essere felici.
- E che mi dici del rimpiazzo, allora?
- Prendiamoci un po' di tempo, Nat. Torna a trovarci tra una settimana. Anzi, vieni a cena da noi. E vediamo come vanno le cose. Sai, ci sono altri uomini, che mi fanno la corte.
Tutto d'un tratto era tornata di buon umore, e sicura di s. A volte non era facile prevedere i suoi comportamenti.
- Non ne dubito, - dissi. - Ma ora lascia che ti spieghi una cosa. Il motivo per cui il tuo orto  infestato dai parassiti e la verdura non cresce bene  che il terreno  troppo sassoso e acido. Prendi un po' di cenere dalla stufa, mischiala con del buon letame di mucca e lascia perdere la merda di gallina, che  troppo forte se non viene trattata prima. Da quello che vedo, quel giardino non ha mai visto del concime degno di questo nome.
- Ti intendi anche di giardinaggio?
- Altroch. Ho avuto un ottimo maestro. La prossima volta ti parler della famiglia della belladonna.
- La belladonna?
-  una storia decisamente interessante, ma ci torneremo pi in l.
Le porsi il suo pacco. Per prenderlo, mi si avvicin.
- Devo entrare, ora, - disse.
- Vai pure.
- Verrai presto a trovarci?
- Tra un paio di settimane. Credo proprio che quel che hai detto sul rimpiazzo sia giusto. Una cosa simile non andrebbe bene a nessuno dei due.
- Proprio cos.
Sentivo il profumo della sua pelle. Sapeva di lill, e il suo alito di menta.
Mi voltai e mi allontanai. Devo confessarvi che avrei voluto girarmi a guardarla, e magari tornare indietro e supplicarla di accogliermi tra le sue braccia. Ma in tutta franchezza, quella storia del rimpiazzo mi aveva turbato non poco.
Fui affiancato per qualche tempo a Bass Reeves, perch mi insegnasse il mestiere di vice sceriffo. Quel grosso nero era cos tronfio da risultare quasi insopportabile. Ma raramente si vantava a vuoto, e le cose sapeva farle per davvero. Ero insieme a lui quando uno sceriffo bianco che stava dando la caccia a un tizio fece sapere a Fort Smith di averlo intrappolato vicino a un posto che si chiamava Gibson Station, e aggiunse di aver bisogno di rinforzi.
Quel giorno Bass era tutto in ghingheri perch doveva andare a un raduno religioso, e oltre al solito cappello nero indossava un completo a scacchi neri e arancioni e un papillon a strisce. Eravamo seduti all'ingresso del tribunale e stava per andare via quando vedemmo arrivare a cavallo l'inviato dello sceriffo. Spieg a Bass che il bandito cui davano la caccia aveva trovato riparo nella boscaglia e si stava difendendo con tutte le sue forze. Provare ad avvicinarsi era un rischio troppo grande. Per giunta, a quanto pareva, il fuorilegge aveva munizioni in abbondanza.
Era nato tutto dal furto di un maiale. Il ladro, dopo essersi nascosto tra gli alberi, aveva ferito degli uomini e aveva sparato una gragnola di colpi addosso allo sceriffo, spaventandolo tanto che a quel poveraccio era venuto un tic a una palpebra. Appena giunti sul posto, legammo i nostri cavalli a un albero e strisciammo lungo un terrapieno fino a raggiungere lo sceriffo, che si chiamava Ledbetter. Era l con altri tre bianchi, e con Choctaw Tom, che lo aveva aiutato a rintracciare il ladro. Choctaw Tom era magro come un chiodo e aveva una gran massa di capelli crespi, con un cappello annidato in cima che sembrava dovesse volar via al primo colpo di vento e invece non si muoveva di un millimetro, come se fosse incollato alla testa. Sul cappello c'erano delle piume, una delle quali si era rotta e penzolava tristemente verso il basso.
Tutti gli uomini, incluso Choctaw, se ne stavano acquattati sotto l'argine, per tenersi fuori tiro.
Lo sceriffo bianco, Ledbetter, con la palpebra che si abbassava e saltava di nuovo su come una rana, disse: - Lieto di vederti, Bass.
- Lo immaginavo, - rispose Bass.
- Mi ha portato via mezzo dito, - disse uno degli uomini. - Non credo che ci abbia mirato, ma  quello che ha fatto. Mi ricrescer?
- Certo che no, - ribatt Bass. - Ormai  andato. Fammi dare un'occhiata... Che cavolo,  soltanto la punta. Non ti serviva a niente comunque. Puoi sempre usare l'altra mano, per scaccolarti.
Bass era cos. E si rivolgeva nello stesso modo a chiunque, che fosse bianco, nero o rosso.
- Mi ha fregato, - disse lo sceriffo. - Devi sparargli tu, Bass. So che ci puoi riuscire. Ti ho gi visto farlo. Hai una gran mira. Noi non ci siamo arrivati neanche vicini.
- Neppure Choctaw Tom? - chiese Bass.
- Non ci ha proprio provato, - rispose Ledbetter.
- Non ho intenzione di sparare a un uomo che ha solo rubato un maiale,- disse Choctaw. - L'ho fatto anche io, una volta.
- Quanto tempo fa? - si inform Bass.
- Ero ancora un ragazzo, - rispose Choctaw.
- In tal caso direi che possiamo passarci sopra, - disse Bass. Poi mi indic con un cenno del capo. - Questo ragazzo ci sa fare, con il fucile. Mi coprir le spalle.
- Per me va bene, - disse Ledbetter.
- Che vuoi dire con questo? Che  sempre meglio che sia un negro a lasciarci le penne, piuttosto che un bianco?
- Ma no, Bass, - ribatt Ledbetter.
- Sta' zitto, e dammi un fucile, - disse Bass.
Ledbetter ne aveva uno con s, e lo diede a Bass. Io avevo il mio Winchester.
Choctaw Tom si stava rollando una sigaretta. - Non sono uno sceriffo, - disse, sputando dei fili di tabacco che gli si erano attaccati alla lingua. - Perci, anche se mi pagate, terr la testa bassa.
- Sparagli addosso, Nat, - disse Bass. - Poi, appena salta fuori, ci penso io a farlo secco.
- Tutto questo per un maiale? - chiesi.
- Era un bel maiale, - spieg Ledbetter.
- Come sarebbe, era? - dissi.
Lo sceriffo Ledbetter annu. - Lo ha rubato al signor Evans. Evans lo rivoleva indietro, e questo tizio, Chooky Bullwater, un mezzosangue Creek, almeno credo, non intendeva restituirlo perch  convinto che
Evans sia in debito con lui non so bene per cosa. Ovviamente, Evans nega tutto. Chooky ci ha gridato che  una faccenda nella quale c'entra anche suo padre. Non so a cosa alluda. Pu darsi che anche in quest'incidente con il padre di Chooky ci fosse di mezzo un maiale, ma potrebbe essere soltanto una scusa. Gli abbiamo detto di restituire il maiale, che aveva legato e gettato a terra dopo che gli avevamo sparato al cavallo. Abbiamo aggiunto che se avesse obbedito avremmo chiesto al giudice di andarci con la mano leggera. Per tutta risposta, ha sparato a quella povera bestia. Per farci capire che non scherzava: cos ha detto.
- Ma cos lo ha fatto capire soltanto al maiale, - obiettai.
Io e Bass ci spostammo lungo il terrapieno, sempre tenendo la testa bassa, fino al punto in cui risaliva leggermente. Ci fermammo nei pressi di due grandi alberi. Lo spazio che li separava ci consentiva una buona visuale, ma era stretto quanto bastava perch quel Chooky non potesse colpirci a sua volta, a meno che non fosse un grande tiratore. Bass fece capolino tra i due tronchi e grid: - Sono Bass Reeves, vice sceriffo federale. Ti ordino di venire fuori, e di portare con te il maiale, anche se  morto. La carne sar ancora fresca, e potremmo farlo allo spiedo.
- Vieni a prendermi, - url Chooky di rimando. - Avevo giusto bisogno di un po' di compagnia. E quanto al maiale, puoi baciarmi il culo.
E baciare anche il suo, visto che ti ci trovi.
- Hai deciso, allora? - grid ancora Bass.
- Ci puoi giurare, - rispose Chooky.
Bass si rivolse a me. - Spara una bella raffica di colpi in mezzo a quei cespugli, e tienilo occupato. Se lo colpisci tanto meglio, ma se prova a scappare, lascialo pure a me.
- Prendilo a un braccio, Bass, - dissi.
- Non credo proprio. Appena si mette a correre, intendo colpirlo alla nuca, cos gli trancio il midollo e va gi secco come il maiale. A proposito, credo di poter convincere il proprietario a regalarci un po' di carne, se la cosa pu interessarti.
- Tienitela pure. E sparagli a una gamba. Non dovremmo cercare di riportarli indietro vivi?
- Come no. E infatti lo riporter indietro, anche se per quando arriver potrebbe essere gi un po' rigido. A quanto pare il giudice Parker ti ha fatto il suo solito discorsetto, ma non devi prenderlo alla lettera. In realt, vivi o morti, a lui importa soltanto che li acchiappiamo.
Avevo capito anche troppo bene come stavano le cose ed eseguii gli ordini, visto che Bass era un mio superiore. Spostai la leva del Winchester sull'automatico, mi alzai in piedi di scatto e cominciai a sparare in direzione dei cespugli tra i quali si era nascosto Chooky. Mirai in alto, pelando le cime degli arbusti, per assicurarmi di non colpirlo e nella speranza che si arrendesse. Ma dopo qualche istante, come Bass aveva previsto, Chooky balz fuori dal suo nascondiglio e si mise a correre, tirandosi dietro il maiale.
Fedele a quanto aveva detto, Bass si alz e spar dallo spazio in mezzo ai due alberi, colpendo l'uomo e facendolo crollare a terra. Quando andammo a dare un'occhiata da vicino, constatai che lo aveva veramente centrato alla nuca, troncandogli il midollo. Chooky era davvero brutto, con quel naso lungo, la testa rotonda e i capelli neri e lunghi che erano volati via insieme al cappello.
- Ho dovuto farlo, - disse Bass.
- Perch?
- Sarebbe scappato.
-  un ladro di maiali, - dissi. - Non un bandito.
-  sempre un nome da aggiungere al mio libro nero. Non vedo la differenza.
- Hai uno strano modo di aggiornarlo, quel libro.
Bass era chino a terra, e studiava il maiale.
- Pensala pure come vuoi. Guarda, ha dovuto sparare due volte, al maiale. Ha un buco nel grugno e un altro in mezzo agli occhi che lo ha ucciso, almeno credo. Cavolo, se ti servono due colpi per far fuori un maiale, e da vicino per giunta, devi migliorare la mira, e di parecchio.
Non mi abbassai a mia volta per accertarmi che Bass dicesse la verit. Gli altri ci stavano raggiungendo, guidati dallo sceriffo Ledbetter. - Bel colpo, Bass.
- Lo so, - rispose Bass.
Senza dire una parola, li lasciai vicino al cadavere e passai accanto a Choctaw Tom, che non si era mosso da dove si trovava. - E cos Bass ne ha fatto fuori un altro, eh? - disse.
- Gi, - risposi.
Salii in groppa a Satana e tornai a Fort Smith. Mi diressi alla chiesa di Luther e legai Satana allo steccato. La porta della chiesa era aperta. Entrai. L'ambiente era piccolo, sei banchi per lato. Mi sedetti sul primo. C'era un leggio davanti a me, pi in alto, e subito dietro, contro la parete, una statua in legno che raffigurava Cristo sulla croce. Rimasi seduto a studiarla.
Sentii qualcun altro che entrava, e mi voltai. Era Luther, e indossava una salopette e un cappello tutto impolverato.
- Mi era sembrato Satana, il cavallo qui fuori, - disse, venendo verso dime.
- A pensarci bene  buffo, detto da un predicatore, - ribattei.
- Ti sei convertito, Nat?
- Sono venuto per vedere se provavo qualcosa, ma non  cos. L'aria  un po' soffocante qui dentro, e all'inizio ho pensato che potesse essere un segno della presenza di Dio, visto che tutti ripetono in continuazione quanto sia grande. Ma temo di essermi sbagliato.  solo aria viziata.
- Perch sei venuto qui, Nat? Dimmi la verit, - mi domand Luther, che si era seduto accanto a me.
- Sono diventato vice sceriffo federale, - dissi.
- L'ho saputo.
- Ho appena visto un mio collega uccidere un uomo perch aveva rubato un maiale. Certo, quell'uomo aveva anche sparato addosso a della gente, ma stava scappando, e l'altro sceriffo lo ha colpito alla nuca e lo ha ammazzato.
- Mi stai dicendo che non era necessario?
- Ti sto dicendo che anch'io sono uno sceriffo, e non posso fare a meno di chiedermi se non rischio di diventare come lui, col tempo. E di ritrovarmi ad ammazzare la gente senza che mi importi nulla di farlo.
Luther si concesse un lungo istante di silenzio. - Tu hai gi ucciso. Me l'hai raccontato.
-  vero. Ma meritavano di morire ben pi di un povero ladro di maiali. Certo, quel tizio gli ha anche sparato, al maiale, e forse questo lo rende peggiore. Quella povera bestia era innocente e la sua carne  andata sprecata, anche se pu darsi che ci pensi Bass, a mangiarsela.
- Spetta a te prendere le tue decisioni. L'importante  che ti senta in pace con Dio. Quanto al maiale, non posso certo parlare a nome suo.
- E se non credi in Dio?
- Non intendo convincerti a ogni costo. Ne abbiamo gi parlato. Una cosa voglio dirtela, per. Se non puoi sentirti in pace con Dio, sar meglio che tu sia almeno in pace con te stesso.
- Immaginavo che mi avresti detto questo.
- Ed  servito?
-  meglio di niente, diciamo.
- La gente  strana, - disse Luther.
- A volte mi sento ancora pi strano degli altri.
- Vuoi che preghi per l'anima di quell'uomo a nome tuo, Nat?
- Male non far, anche se sono convinto che le tue parole si fermeranno tra queste pareti.
- Stai dicendo che apprezzi il pensiero?
- In realt, ho il sospetto di non riuscire pi ad apprezzare molte cose.
- Pregher per lui comunque. Come si chiama?
- Chooky Bullwater. Mi domando perch ha rubato quel maiale. La gente che gli dava la caccia ha parlato di una vecchia questione in sospeso con il proprietario, ma forse aveva solo fame, e cercava qualcosa da mangiare.  capitato anche a me.
- E a me, come ho avuto modo di raccontarti. Ma a un certo punto ho avuto una rivelazione, come san Paolo sulla via di Damasco. Forse  arrivato il tuo momento.
- Non so in che cosa dovrebbe consistere, questa rivelazione.
- Non sei stato tu a sparare al maiale o a Chooky, Nat.
- Questo  vero.
- Ruthie mi ha detto di averti visto in citt. E mi ha raccontato di Win.
Non la conoscevo, ma ricordo bene come ne parlavi. Mi dispiace.
- Avrei dovuto venirti a trovare prima. Non so perch non l'ho fatto.
Luther mi pos una mano su una spalla. - Ruthie prova qualcosa per te. Lo sai, questo?
- S, lo so.
- So che hai avuto una vita difficile, e che Win era importante per te, ma se anche tu provi qualcosa per Ruthie, credo che dovresti farglielo sapere. E se invece non provi nulla, dovresti lasciarla stare.
-  proprio quello che sto cercando di capire.
- Be', non metterci troppo. Ci sono altre persone interessate a lei. E trad loro, quella che mi preoccupa di pi  un battista.
- Preferisci un ateo?
- Tu potresti sempre cambiare idea. Lui no.  battista fino alla cima dei capelli.
- Il giudice Parker dice che Dio  metodista.
- Sempre meglio dei battisti, o di quei pazzi che maneggiano i serpenti.
- Ogni tanto mi viene da pensare che tu sia stato morso da un battista, invece che da un serpente.
- Diciamo che ho qualche pregiudizio nei loro confronti, ma ora la cosa  irrilevante.  stato bello rivederti, Nat. Sai, Samson  un tuo grande ammiratore. Ora per voglio chiederti un'ultima cosa. L'evento di oggi significa che hai rinunciato a cercare l'uomo che ha fatto del male a Win?
- Sono ancora un vice sceriffo federale, e in quanto rappresentante della legge catturarlo rientra tra i miei compiti.
- Tutto qui? Non c' altro?
Non risposi, e preferii cambiare argomento. - Sai che ti dico? Di' qualche parola anche per quel povero maiale. Non  stato ammazzato perch qualcuno potesse mangiarselo. Il suo  stato un assassinio in piena regola.
Mi alzai, diedi una pacca su una spalla a Luther e uscii da quella chiesa.
...
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...
CAPITOLO 31.
...
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...
Alcuni giorni dopo, una mattina di sole, ero in tribunale. Avevo testimoniato contro un tizio che avevo arrestato perch aveva rubato un paio di capre. Era stata una cattura semplice. Lo avevo trovato addormentato sulla strada, mentre le capre che aveva rubato vagavano nei dintorni. Come ladro di bestiame non era certo granch. Un'altra ora di sonno, e le capre sarebbero tornate a casa.
Finii la mia deposizione ed ero sui gradini del tribunale, con in tasca un altro mandato di arresto spiccato contro un uomo che aveva rubato un cavallo, quando vidi arrivare Bass Reeves, in groppa al suo sauro, con accanto Choctaw Tom.
Con loro c'era anche uno sceriffo bianco, Heck Thomas, seduto a cassetta del carro per il trasporto dei prigionieri. Vidi sei uomini che mi fissavano da dietro le sbarre. Tre di loro erano di colore, due forse indiani, o messicani, e il sesto era bianco. Lo riconobbi subito: era Kid Red, il ragazzo al quale io e Bronco Bob avevamo insegnato a sparare. Era magro e vestito di stracci, proprio come la prima volta che l'avevo visto, durante la gara di tiro, quando portava le armi a Bronco Bob. Era senza cappello, e i capelli rossi erano lunghi e stopposi. Era legato agli altri, mani e piedi, con un'unica catena fissata a un anello al centro del carro.
- Aspetta un attimo, Bass, - dissi.
Bass sollev una mano, e Heck ferm il carro.
- Conosco uno dei vostri prigionieri, - spiegai.
- Il fatto che tu lo conosca non gli servir a molto. Questi sei sono autentica feccia, puoi credermi, - disse Bass.
- Ah, davvero? E cosa fanno? Rubano scrofe invece che maiali?
- Hai poco da fare lo spiritoso, Nat. In realt sei troppo sentimentale, e questo finir per costarti la vita. Per quel che posso prevedere, questi sei stronzi finiranno tutti impiccati, compreso quello che dici di conoscere.
- Vorrei parlare con uno degli stronzi in questione: quello che conosco.
- D'accordo, - disse Bass. - Ehi, Choctaw, prendiamoci un caff. Tanto questi signori non vanno da nessuna parte.
Heck scese dal carro, e Bass e Choctaw smontarono di sella.
- Bass, slega il ragazzo, quello con i capelli rossi, - dissi.
- Non mi pare una buona idea, Nat.
- Puoi sempre lasciargli le manette ai polsi. Ti chiedo solo di togliergli la catena dai piedi e di farlo uscire, in modo che io possa parlarci.
- Sei sicuro?
- Sicurissimo.
- E quale sarebbe, questo galantuomo?
Indicai Red.
Bass sollev la tesa del cappello e mi rivolse l'occhiata feroce che riservava a chiunque osasse contraddirlo. Devo ammettere che metteva spavento, e dovetti sforzarmi per trattenere un tremito alle ginocchia.
- Ho la netta sensazione che noi due finiremo per azzuffarci, Nat.
- Ne dubito. A meno che io non rubi un maiale.
Bass fece un grugnito. Gir intorno al carro, apr il portello posteriore, liber Red dalla catena che lo teneva legato agli altri e lo port fuori. Poi lo spinse verso di me. Red incespic nell'altra catena, quella che gli teneva le caviglie legate, e cadde. Lo presi sotto le ascelle e lo sollevai da terra.
Bass richiuse il portello.
- Ti lascio il tempo che ci occorre per bere un caff in tribunale.
- D'accordo, ma prendine due tazze, - risposi.
Bass grugn ancora, sal le scale ed entr insieme ai suoi due compari.
Io portai Red all'ombra, sulla veranda, e ci sedemmo.
- Come stai, Nat?
- Una pasqua. Cavolo, Red. Si pu sapere che ti sei messo in testa? Ho ricevuto una lettera da Bronco Bob. Mi ha detto che hai preso una brutta strada, e hai fatto comunella con Ruggert. Non lo sapevi, che cosa mi ha fatto?
Red chin il capo. - Mi dispiace tanto, Nat. Dico davvero. Ma  il whisky. Ho cominciato a bere in continuazione, poi mi  presa la fissa delle armi, e senza neanche rendermene conto mi sono ritrovato con Ruggert e... vorrei potermi spiegare meglio.
- Lo vorrei anch'io. Per cosa ti hanno arrestato?
- Lo sceriffo aveva un mandato, e lo ha eseguito. Ero ricercato per un bel po' di cose.
- E le hai fatte sul serio, tutte?
- S, e anche altre, se  per questo.
- E quanto sono gravi, quelle di cui sei accusato?
- Sei omicidi, un assalto a un treno e uno a una diligenza. Furto con scasso. Atti osceni in luogo pubblico. Ho fatto vedere l'uccello a un gruppo di signore. Ma ero ubriaco, Nat. Di brutto. Tutte queste cose le ho fatte per colpa del whisky. Ma ora sono cambiato. Sono un altro uomo, adesso.
- Risparmiati queste stronzate. Ormai sei passato sull'altra sponda, e non c' modo di tornare indietro. Se hai fortuna potresti prenderti parecchi anni di carcere, ma temo proprio che verrai impiccato. Ne hai combinate troppe, Red.
- Lo so.
-  gi grave che tu abbia fatto tutto questo, ma Ruggert? Ti sei messo con lui? Che ti ho fatto per meritare questo?
- Niente, Nat. Mi hai sempre trattato bene. Non ho giustificazioni. Non ci crederai, ma la prima volta che l'ho incontrato avevo rubato del bestiame, e Ruggert era l'uomo al quale lo abbiamo venduto, io e i miei compari. Ho pensato, lo conosco dai tempi di Deadwood,  l'uomo che ha fatto tutte quelle cose terribili a Nat, lo ha legato dentro una pelle di vacca, gli ha violentato la donna e ne ha uccisa un'altra. Sapevo tutto, dai racconti tuoi e di Bronco Bob. Cazzo, Nat. Giuro che avevo deciso di ammazzarlo. Ma poi ci ha ospitati per la notte. Abitava in una baracca, e abbiamo scoperto quasi subito che aveva ammazzato i proprietari e li aveva sistemati in piedi, sul retro. Faceva molto freddo, quindi non puzzavano poi tanto. Ha piazzato le mucche nel recinto. Ruggert aveva un compratore, e ci ha pagati. Aveva anche degli uomini con s, quattro in tutto, perci stavo aspettando l'occasione giusta per...
- Mi sembra che tu mi stia raccontando un mucchio di cazzate. Peggiori quelle che Bronco Bob mette nei suoi libri.
- Ehi, ne ho letti un paio, e non sono niente male. Ci sono anche io, tra i personaggi, anche se non ci faccio una gran bella figura.
- Accidenti a te, Red. Dammi una cazzo di spiegazione. Qualcosa a cui possa credere.
- Lo so che sembra una storia fasulla, Nat. Ma  la verit. Stavo per ammazzarlo, ma aveva un bel po' di whisky, con s.
- Mi hai venduto per del whisky?
- Pi o meno.
- Cristo santo, Red.
- Non volevo che andasse com' andata.  stato come se un fiumiciattolo, che sarei io, fosse sfociato in un fiume pi grande. E quel fiume era Ruggert. Senza neanche rendermene conto ho cominciato a bere, e intanto Ruggert parlava. Non ti ho mai nominato:  stato lui, a farlo. Ce l'ha con te, a morte. Mi ha raccontato di come hai violato l'integrit di sua moglie, e di come ti aveva ucciso, legandoti dentro una pelle di vacca. Allora gli ho risposto che ti conoscevo, e che eri ancora vivo. Non ho rivelato che eravamo anche amici.
- Grazie del pensiero, - dissi.
- Era fuori di s dalla rabbia, e c' mancato poco che se la facesse nei pantaloni.  saltato in piedi e si  messo a girare per la baracca. Anche se  mezzo zoppo.
- Lo so gi, questo. Va' avanti.
- Ha detto che tutte le cose orrende che gli sono capitate erano colpa tua, incluso il fatto di essere stato bruciato, scotennato e mezzo castrato. Era una storia lunga e triste, Nat. E io mi sono commosso. Non che ti ritenessi davvero responsabile, ma Ruggert ha subito tante privazioni.  una parola che ho imparato leggendola in uno dei romanzi di Bronco Bob.
- Congratulazioni per il tuo vocabolario.
- Ed  stato cos che ci siamo ritrovati a preparare una rapina insieme. Non avevo niente contro di te, e non ti ritenevo colpevole di nulla, ma Ruggert era veramente triste, sai?
- Vuoi che mi metta a piangere?
- E cos, prima ancora di rendermene conto, mi sono ritrovato al suo fianco, e abbiamo cominciato a rapinare treni e a ficcarci nei casini. Non faceva che lodare la mia abilit con le pistole, e la cosa mi piaceva. Come ti ho detto in passato, nessuno mi aveva mai dimostrato molta attenzione.
-  vero, me lo ricordo bene.
- Be', ora ne ero circondato. E la cosa mi ha dato alla testa.
- Tutto qui?  per questo che ti sei messo con lui?
- Credo di s. Poi abbiamo provato quest'ultimo colpo, che consisteva nel rapinare una diligenza ai confini con il Kansas, e le cose sono andate storte. C' stata una sparatoria, ho ucciso il conducente e l'uomo di scorta, e che io sia dannato se una pallottola vagante non ha beccato in pieno un ragazzino. Avevamo fatto scendere i passeggeri e li avevamo messi in fila davanti alla diligenza, e tra loro c'era anche questo bamboccio con un completo e una bombetta, che teneva un cagnolino tra le braccia. Sta di fatto che l'uomo di scorta, che avevamo disarmato ordinandogli di restare seduto a cassetta, ha estratto una Derringer e mi ha sparato. Ha mancato il bersaglio, ma io ho fatto centro. Poi, tanto per completare l'opera, ho sparato anche al conducente, e Ruggert ha gridato: "Attento ai passeggeri!" Non so cosa fosse successo, ma mi sono girato e ho sparato. La pallottola ha trapassato il cane e ha colpito quel ragazzino.  caduto a sedere, e la testa gli  affondata sotto il cappello. Non si sono fatti scappare neppure un gemito, n lui, n il cane. A quel punto ho capito che avevo chiuso. Ci siamo separati. Ruggert ha preso tutti i soldi. Alcuni giorni dopo mi sono perso nel territorio delle Nazioni Indiane. Il mio cavallo  caduto e si  spezzato una gamba. L'ho finito con un colpo di pistola, sono ripartito a piedi e dopo un po' non sapevo proprio pi dove fossi, finch non sono sbucato su un sentiero tutto argilloso, e ho ritrovato l'orientamento. Ma la cosa non mi  stata di nessun aiuto. Ho visto arrivare quel nero grosso come una montagna, e con lui c'era il tizio che guidava il carro e il mezzosangue, pi i cinque prigionieri. Il vice sceriffo, quello che hai chiamato Bass, ha una memoria di ferro. Ha indovinato subito che ero un ricercato, e non era difficile arrivarci, credo, ma gli  tornata in mente una descrizione mia e di Ruggert che doveva aver letto da qualche parte. Ero molto lontano dal posto dove avevamo rapinato la diligenza, ma era gi al corrente di quanto era accaduto. Maledetto telegrafo.
- Bass non mi piace, - commentai, - ma conosce il suo mestiere.
- Mi ha detto subito: "Ragazzo, la tua faccia corrisponde a una descrizione che ho letto". Ho cercato di sviarlo, ma dopo aver ucciso quel ragazzino e quel cane, ne avevo abbastanza. Ho parlato. Gli ho confessato tutto quello che ho fatto, incluso il furto di un pettine a Deadwood, quando ero solo un ragazzino.
- Lo sei ancora, un ragazzino.
- Pu darsi, ma non mi ci sento pi.
- Mi dispiace per te, Red, non c' niente che possa fare, per aiutarti.
- Tu vuoi Ruggert, vero?
- La risposta la conosci gi.
- Posso darti una dritta sul suo conto, ma vorrei qualcosa in cambio.
- Non posso lasciarti andare.
- Cavolo, lo so. Ma forse puoi parlare con questo giudice, Parker.
-  un tipo tosto.
- Potresti dirgli che vi ho aiutati. Ruggert  il cervello dietro tutte queste rapine, e vuole ucciderti. Se sapesse che sei qui, verrebbe a cercarti. Scommetto che lo farebbe. E scommetto che sarebbe molto pi facile se fossi tu, a beccare lui.
- Sai dove si trova?
- So in che zona agisce. E lui ignora che sono stato arrestato. Anzi,  convinto che prima o poi mi rifar vivo. Puoi approfittarne. In realt, non tornerei da lui neanche se potessi. Ho il sospetto che voglia uccidermi. C'era un tizio nella nostra banda che  sparito nel nulla. E secondo me  stato Ruggert, a sbarazzarsi di lui. Lo ha beccato da solo e lo ha fatto fuori, per continuare a prendersi la fetta pi grossa della torta. Era il capo, ma gli accordi prevedevano che dividesse sempre il bottino in quote uguali. In realt non so se lo abbia mai fatto, e se non si sia tenuto il grosso. Forse quel tizio se n'era accorto, e lo aveva minacciato.
- Questi dettagli non mi interessano. Chi altro c', con lui?
- Pinocchio Joe Bullwater. E poi c' anche un altro tizio che si chiama Indian Charlie Doolittle.
Non avevo mai saputo quale fosse il cognome di Pinocchio Joe. Sul mandato di cattura non risultava, ma a me non giungeva nuovo.
- Pinocchio Joe ha un fratello che si chiama Chooky? - chiesi.
- S. Non faceva parte della banda, ma ci ha ospitati nella sua capanna, qualche volta. Ero diretto proprio l, quando sono stato catturato.
- Interessante, - dissi.
- Fai attenzione a Pinocchio Joe. Ci mette un secondo, a tagliarti la gola. Doolittle  meno pericoloso.  un po' come le galline, che non sanno distinguere tra i chicchi di grano fresco e quelli attaccati a una merda di vacca. Ma  comunque un bastardo infido. Allora, Nat. Ci parli, con Parker?
- S, lo far, ma non ti garantisco nulla.
- Ma gli parlerai? Metterai una buona parola per me?
- Dimmi dove si trova Ruggert, e ricordati bene una cosa. Se mi fai girare a vuoto, parler lo stesso con il giudice, ma ti pentirai che io l'abbia fatto. Chiaro?
- S, ho capito. Tu sei pronto a mettere una buona parola per me, ed  molto pi di quanto meriti. Dannazione, Nat. Ho una fame tremenda. Sono giorni che non mangio. Bass mi ha dato dell'acqua, ma quando gli ho chiesto un boccone mi ha riso in faccia.
- Ti dar qualcosa io. Contaci pure. Le informazioni di cui disponi, per, puoi dirle soltanto a me. Se ne parli con chiunque altro, il nostro accordo non vale pi.
- Va bene. Grazie, Nat. Sei sempre stato buono, con me. Voglio farmi perdonare. Che io finisca in prigione o appeso a una corda, almeno avr fatto qualcosa di buono per te.
Mi disse dove credeva che si nascondesse Ruggert, insieme ai suoi uomini. Lo feci risalire sul carro, lo legai agli altri e chiusi il portello a doppia mandata.
Andai a parlare immediatamente con il giudice Parker. Gli dissi quel che avevo saputo da Kid Red, e misi una buona parola per lui, giustificandola con le informazioni che mi aveva fornito, e che avrebbero potuto consentirmi di trovare Ruggert e ucciderlo. Aggiunsi anche che forse sarebbe stato utile dare un'occhiata alla capanna di Chooky.
- Kid Red ha commesso una serie di reati molto gravi, Nat, - disse il giudice.
Era seduto alla scrivania, ma si alz e fece il giro della stanza, guardandosi attorno come se volesse scovare delle ragnatele negli angoli tra una parete e l'altra.
- Lo so, - risposi. - Le sto solo chiedendo di riflettere, prima di prendere una decisione.  soltanto un ragazzo, e non ha avuto una vita facile.
Il giudice Parker si ferm, con le mani dietro la schiena, e mi guard.
- Nat, tu diresti di avere avuto una vita facile?
- Non saprei, signore.
- Non credo che sia filato tutto liscio per te, considerato che sei negro.
- Immagino di no.
- Hai mai commesso reati?
- Niente che io sia costretto ad ammettere.
- D'accordo. Facciamo un discorso pi generale. Tra gli uomini che sono stati arrestati e sono apparsi in tribunale per essere giudicati da me ce ne sono parecchi che hanno avuto vite molto difficili, e potrebbero raccontare storie cos tristi da far piangere te e anche il tuo cavallo. Ma hanno comunque avuto la possibilit di decidere, e hanno preso la strada sbagliata. So che alcuni degli uomini che lavorano per me non sono sempre stati modelli di virt, e pu darsi che questo valga anche per te, figliolo. Ma lascia che ti chiarisca una cosa. Se scopro che non sono onesti e che non fanno il loro dovere, sono pronto a giudicarli esattamente come la gente che hanno arrestato. Mi segui?
- Sissignore.
- Non voglio conoscere il tuo passato. Per come la vedo io, in assenza di un mandato, non ho assolutamente niente da dirti. Ma questo ragazzo ha ammazzato un bambino e il suo cane. Certo, il cane non conta quanto il bambino, ma ha comunque un certo peso, ai miei occhi. Io adoro i cani. E comunque, se consideri la lista dei reati che ha commesso... aspetta un secondo.
Torn alla sua scrivania e frug in mezzo a una pila di documenti, fino a tirarne fuori uno.
- Queste sono le ultime informazioni che mi sono pervenute su Ruggert e la sua banda. Ed  una lista bella lunga. Il ragazzo, come lo chiami tu, ha ucciso e rapinato...
- Questo lo so gi.
- Stai calmo e ascoltami. Hanno compiuto una serie di stupri, nel territorio delle Nazioni Indiane. Donne pellerossa, ma anche negre e bianche. E il tuo ragazzo pare abbia stuprato una bambina. O almeno,  quanto c' scritto qui.
- Non mi sembra una cosa da lui, - dissi.
- Magari, pi semplicemente, non ha avuto il coraggio di confessartelo. Mettiamola in questi termini, Nat. Un ragazzo cresciuto in condizioni difficili ha fatto delle scelte che tu non faresti mai. Forse hai anche tu i tuoi scheletri nell'armadio, ma sono certo che non hai mai stuprato una bambina. Adesso lui piagnucola, e chiede clemenza, ma ha avuto la possibilit di scegliere, e ha preso la strada opposta rispetto alla tua. Lui  un fuorilegge, e tu sei un vice sceriffo federale. Hai mantenuto la tua parola, quindi dovresti sentirti in pace con la coscienza. Ma di una cosa puoi stare certo: intendo fare impiccare il tuo ragazzo, e non ho altro da aggiungere. Ora, se hai degli elementi che potrebbero consentirti di trovare Ruggert e chiunque lo affianchi nelle sue imprese criminali, ti suggerisco di darti da fare. Buona giornata, Nat.
- Anche a lei, signore.
Quando uscii dal tribunale ero stordito. Mi diressi nel punto dove avevo lasciato il carro. Bass lo aveva spostato sotto una grande quercia, per tenerlo all'ombra. Tra poco il portello sarebbe stato aperto, e i sei occupanti sarebbero stati trasferiti nelle loro celle. Mi fermai, appoggiandomi alle sbarre.
Red era l vicino. - C' un altro mandato, - dissi. - Sei accusato di aver stuprato una ragazzina. Non me lo avevi detto.
- Perch avrei dovuto, Nat? Era solo un'indiana, e mi sono tolto la voglia.
- E se fosse stata di colore, come ti saresti sentito?
- Non lo so. Per me tu sei diverso.
- Sono di colore anche io.
- S, ma sei diverso.
- E se fosse stata bianca?
- Non ci avrei pensato proprio.
- Quindi l'hai stuprata?
- Mi sono approfittato di lei, ma non sono stato l'unico, e neanche il primo.
- E credi che queste due cose facciano qualche differenza?
- Era una ragazzina come tante. Neanche la conosci, Nat.
- Stammi a sentire. Ho detto al giudice Parker che mi hai aiutato.
Anche se non posso ancora esserne certo. Potresti anche avermi mentito.
- Non  cos.
- Meglio. Vuol dire che prender Ruggert, e vuoi sapere una cosa?
- Che cosa?
- Vi guarder penzolare da una corda, insieme.
- Avevi detto...
- Avevo detto che avrei parlato col giudice. E l'ho fatto. Prima di sapere che hai stuprato una ragazzina. Sei colpevole, e non sembra che la cosa ti turbi minimamente.
- Un po' mi turba, invece. Ero ubriaco, quando l'ho fatto. Non ero in me.
- Cazzo, Red. Sei diventato come loro. L'unico motivo per il quale mi parli e ti fingi mio amico  perch speri che possa aiutarti. Per giustificarti, dici ogni volta che eri ubriaco. Ma sei tu che bevi, Red. Nessuno ti costringe a farlo.
- Anche tu hai ucciso degli uomini.
- S, ma mai per soldi o per divertimento. E comunque, non ho mai fatto le cose che hai fatto tu. Quel bambino e il suo cane. Non  stato un incidente, vero?
- Nat...
- Rispondi.
- Non ho mai avuto un cane. E neanche un bel vestito, o una bombetta, come quello stronzo. Era tutto fiero, con quell'abito addosso e quel maledetto cagnolino in braccio. E io non ho mai avuto niente.
- E quindi hai deciso di togliergli tutto?
- Mi stai mollando, Nat?
- Hai fatto tutto da solo, Red. Spero soltanto che la botola sotto i tuoi piedi non si inceppi e che ti spezzi l'osso del collo, invece di finire strangolato.
- Sei come tutti gli altri. Proprio come diceva Ruggert.
- Gli altri chi?
- La gente come te.
- Che vuoi dire?
- Ruggert lo diceva spesso. Per quanto buono possa essere un negro, la sua vera natura viene sempre fuori, prima o poi. Ed  proprio quello che  successo a te, adesso. Mi hai messo la corda al collo.
- Quella corda al collo te la sei messa da solo, ragazzo mio. E sai che ti dico? Non ti porto neanche da mangiare. Puoi sempre succhiarti il pollice.
Mi voltai e feci per allontanarmi. Mi sentivo uno stupido. Avevo le guance rigate di lacrime.
- Negro, - continu a gridarmi dietro, finch non fui troppo lontano per sentirlo.
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CAPITOLO 32.
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...
Mi comprai qualcosa da mangiare sotto un albero e pi tardi, quando vidi che il carro era stato svuotato dei prigionieri, raggiunsi a piedi il luogo in cui Ruthie abitava con la sua famiglia. La trovai nell'orto, con una zappa. Stava potando delle piante di pomodoro, che a una prima occhiata non sembravano godere di una gran salute. Rimasi in piedi davanti allo steccato che circondava il giardino, grande pi o meno un acro, e la osservai per un po'. Non  che mi piacesse particolarmente guardare una donna al lavoro, anche se ho sempre apprezzato lo spirito di iniziativa, ma mi ritrovai a chiedermi se Ruthie fosse il tipo di persona in grado di attirare una torma di ratti dentro un sacco per poi ammazzarli a bastonate o annegarli. Non riuscivo proprio a vedercela, in quelle vesti, proprio come non avrei mai pensato che Win potesse parlare con le anatre. C'era parecchia confusione nella mia testa, ma quel giorno fui in grado di dissiparne almeno una parte. Aprii il cancello e mi inoltrai lungo il vialetto che tagliava in due l'orto. Quando mi vide arrivare, Ruthie sollev il capo e si appoggi al manico della zappa. Intravidi anche Luther, sul retro, che tirava su un secchio d'acqua dal pozzo. Sembrava un albero con un cappello sulla chioma. Il pozzo era ben tenuto, proprio come la casa. Poco pi in l, Samson gettava dei chicchi di granturco alle galline, che gli starnazzavano attorno.
Luther e Samson alzarono entrambi la testa e mi videro. Li salutai con la mano e mi avvicinai a Ruthie.
- Sono in partenza. Devo dare la caccia a un uomo pericoloso. Credo tu sappia gi di chi si tratta, perch mi hai sentito mentre ne parlavo. Quando avr finito con lui, e se nel frattempo non avrai ceduto a uno dei tuoi corteggiatori, mi piacerebbe molto poter essere il tuo compagno, a condizione che tu ti tolga dalla testa l'idea di essere un rimpiazzo e capisca che ho intenzioni serie, incluso il matrimonio.
- Ti si  sciolta la lingua, a quanto vedo, - disse Ruthie.
- Proprio cos.
- E se ti dicessi che dobbiamo prendercela calma?
- Obbedirei. Ma quanto ai corteggiatori...
- Non me ne frega un bel niente, di nessuno di loro.
- Bene.
- Bene per te. E ficcati in testa una cosa, Nat. Io non sono il tipo che cede di fronte alle insistenze altrui. Spetta a me decidere.  cos che funziona.
- Mi sembra giusto. Voglio darti una cosa che ti aiuti a riflettere quando non ci sar, e a decidere se sei soltanto un rimpiazzo o qualcosa di pi.
- E in cosa consisterebbe, questa cosa?
- Sollevai la tesa del cappello, la presi per le spalle e premetti le mie labbra sulle sue. Non fece resistenza. Fu un bacio lunghissimo, e molto bello. Non come quello che mi ero scambiato con Win, sulla nostra collina del Dakota: pi bagnato, per via del sudore che avevamo addosso, ma comunque assai gradevole, e dolce.
Sentii Samson che ci fischiava dietro. Quando alzai gli occhi, Luther era ancora accanto al pozzo, ma mi stava sorridendo. Le galline si erano spaventate e avevano mollato Samson, che sorrideva anche lui. Mi produssi in una specie di inchino, toccandomi il cappello.
Ruthie era sull'orlo delle lacrime quando mi disse: - Non farti ammazzare, per l'amore del cielo.
- Non ci penso neppure, - risposi. - Voglio vivere, e pi per amor miche del cielo.
Mi voltai e tornai indietro lungo il vialetto, per poi attraversare il cancello.
Mi misi in moto quel pomeriggio stesso. Andai al tribunale, in cerca di Choctaw Tom. Era seduto sugli scalini a intagliare un pezzo di legno. - Vorrei che venissi con me, - gli dissi.
- Mi pare di capire che non si tratta di un invito a un ballo.
- In un certo senso lo . Ma con i fuochi d'artificio al posto della musica.
- Non mi  mai piaciuto, farmi sparare addosso.
- Non conosco nessuno a cui vada a genio, quanto a questo.
- Ma a me piace ancor meno che agli altri.
- Ti ho solo chiesto di venire. Non sei obbligato a dirmi di s.
- Non sei pazzo come Bass, e questo va a tuo favore.
Gett in terra il pezzo di legno e ripieg il coltellino a serramanico.
- Il giudice mi pagher? - chiese.
-  un lavoro da sceriffi federali, quindi la risposta  s.
Gli spiegai a chi volevo dare la caccia e gli domandai se conoscesse Chooky, il tipo che aveva appena visto uccidere.
- Lo conoscevo, s. Ed era inoffensivo, proprio come quel maiale. Suo fratello, per, non gli somiglia affatto.  un serpente velenoso.
- Proprio come quelli con cui si  imbrancato.
- Lo so.
- Pensi di poterli trovare?
- Posso trovare chiunque, se ho una pista.
- L'ho sentito dire. E ho anche saputo che Pinocchio Joe  scappato insieme all'uomo che voglio catturare, che si chiama Ruggert, e a un altro tizio, Indian Charlie Doolittle.
- Quello stronzetto. Non vale niente.
- Ma  armato.
- S, probabile. Ed  probabile anche che insieme a loro tre ci sia qualcun altro.
- Non lo escluderei, - dissi. - Vorrei che venissi con me. Ti ho gi detto che verrai pagato, e ti ho spiegato con chi avremo a che fare. Ora mi serve solo che tu mi risponda di s.
- E se aggiungessimo anche una bottiglia di whisky, a lavoro finito?
- Per me va bene. Ma prima il dovere. Non mi piace, lavorare con gli ubriachi. Porter la bottiglia con me e decider a cose fatte.
- D'accordo. Vado a prendere il cavallo e la sella.
- Ti servirebbero a poco, uno senza l'altra.
- Verissimo.
- La cosa pi importante  che recuperi anche un fucile.
- Ho uno Yellow Boy. Ma voglio chiarire una cosa: io sono un segugio, non uno sceriffo, perci non ti prometto che mi metter in mezzo, se dovesse esserci da sparare. Ti porter fin l, ma se anche dovessero essere solo in tre, si tratta comunque di un mucchio di gente. Potremmo portarci anche Bass, e qualche altro uomo.
- Potremmo, ma non lo faremo. Se ci muoviamo in pochi sar pi facile prenderli alla sprovvista. E se quando li troviamo vuoi tirarti indietro, fallo pure tranquillamente.
- D'accordo.
- Ci vediamo qui davanti tra un'ora, pronti per partire.
And a recuperare le sue cose, e io feci altrettanto.
Raccolsi un po' di scorte, mi assicurai di avere munizioni a sufficienza e mi misi in caccia. Quando lasciammo Fort Smith il cielo era screziato di nubi come un Appaloosa, segno evidente che il tempo era in peggioramento e che sarebbe stato preferibile rinviare la partenza.
Noi invece decidemmo di muoverci comunque. Il maltempo avrebbe potuto indurli a rintanarsi da qualche parte, senza sospettare che c'era qualcuno sulle loro tracce. Richiamai alla mente le informazioni che mi aveva fornito Kid Red, e dissi a Choctaw dove potevano trovarsi, secondo il ragazzo.
- Cavolo, Nat,  troppo vago.  un territorio enorme: sarebbe un po'come dire che da qualche parte c' una zecca con un cappello a cilindro in testa e che se si mette a urlare e muggisce forte come un bisonte pu sempre darsi che tu la senta. Non poteva darti un'informazione pi inutile.  un po' come se ti avesse detto: "Ci sono delle stelle nel cielo. Devi cercare quella a sinistra".
- Perch  l che trover la zecca con il cappello a cilindro. Giusto?
- Molto probabile, direi.
- Quindi mi stai dicendo che la zecca si  spostata dalla terra al cielo.
- Le zecche si divertono, a fregare la gente.
- Ho un'idea. Visto che Pinocchio Joe  il fratello di Chooky, forse dovremmo partire dalla capanna di Chooky.
- Lo sapevi che su Pinocchio Joe c' una taglia?
- Certo.
- E non ne hai parlato con Bass?
- No.
- Perch non lo hai fatto?
- Bass non mi piace. Uccidere un uomo perch ha rubato un maiale mi  parso un po' esagerato. E comunque, che Pinocchio Joe fosse il fratello di Chooky l'ho saputo solo adesso, da Kid Red.
- Capisco. Hai mai mangiato un uovo in salamoia?
- Come, scusa?
- Un uovo in salamoia. Sto per sbafarmene uno, e ne ho un altro come.
- No, grazie. Conservalo pure.
Choctaw tir fuori una busta dalla sua bisaccia. Dentro c'era una scatola, e mentre continuava a cavalcare la apr e tir fuori un uovo. Puzzava in modo orrendo. Se lo mangi in un sol boccone, e fece altrettanto con il secondo.
- Lo sapevo, che li avrei fatti fuori subito, - disse. - Volevo tenerli da parte per quando avrei avuto pi fame, ma mi piacciono troppo.
- Non devi mica darmi spiegazioni, - risposi.
- Non faccio che mangiare, Nat. Ho sempre fame. Mi sono portato dietro tanto di quel cibo da sfamare una segheria intera. Ne ho almeno per dieci o dodici persone. Mangio di continuo, e non prendo neppure mezza libbra di peso. Sono sempre magro come un chiodo. E dire che qualche chilo in pi non mi farebbe affatto male. L'altro giorno s' messo a soffiare un ventaccio, e mi sono ritrovato in cima a un albero.
- Certo, come no, - commentai.
- Perch mai dovrei mentirti?
- Non ne ho idea, ma credo proprio che tu lo abbia appena fatto.
- Non sul fatto che mangio in continuazione. Quello  vero. Mi sa tantoch ho il verme solitario.
Raggiungemmo il luogo dove Bass aveva ammazzato Chooky e
risalimmo la collina, per poi percorrere un pezzo in piano e infilarci in una macchia. Sul lato opposto c'era una baracca, e Choctaw mi disse che era la casa di Chooky.
Ci fermammo, seduti in sella, e studiammo la baracca da lontano. Dal camino non usciva fumo, e non c'erano cavalli n di fronte alla capanna, n nel recinto che si trovava sulla destra. Girai intorno alla baracca, tenendomi largo, e controllai sul retro: anche l, niente cavalli. Non dovetti neppure smontare di sella per constatare che lo sterco in terra non era fresco, ma neppure secco. Doveva essere l da tre o quattro giorni. Ci ritrovammo davanti alla baracca, e legammo i cavalli. Choctaw prese il suo Yellow Boy, io la mia Colt, e ci avvicinammo alla porta, che era gi socchiusa. La spinsi con la punta dello stivale. Dentro era buio, e c'era puzza di sudore.
Choctaw accese un fiammifero ed entr, passandomi accanto. L'ambiente era molto piccolo e consisteva in una sola camera: non ci volle molto perch ci rendessimo conto che l dentro non c'era nessuno, a parte noi.
- Devono essersi rintanati qui dentro insieme a Chooky, - disse Choctaw. - Pu darsi che abbia rubato il maiale per procurare loro del cibo. Non era una cattiva persona, ma non si sarebbe mai rifiutato di nascondere il fratello. E quando lo hanno beccato, si  inventato tutta quella storia per giustificare il furto. Ha cercato di proteggere Pinocchio Joe fino alla fine.
- E a Bass non  neppure passato per la testa di fare un salto fin qui, dopo aver ammazzato il ladro di maiali, - dissi. - Eppure sarebbe stata la cosa pi sensata, non credi anche tu?
- Sicuramente: ma credo che a quel punto abbia pensato alle costolette che si sarebbe sbafato, e non a proseguire le indagini, - disse Choctaw. - Per  in gamba. Non esiste nessuno migliore di lui, anche se devo ammettere che il suo carattere non mi piace affatto.
Uscimmo, dirigendoci al recinto.
- Qui dentro ci sono stati parecchi cavalli, e fino a non molto tempo fa,- disse Choctaw.
- Era sembrato anche a me.
- E c'erano anche delle mucche.
Choctaw scavalc il recinto e cominci a frugare in mezzo alla merda. Era bastato che nominasse le mucche perch mi rendessi conto che in terra c'erano stronzi di vacca, oltre che di cavallo. Non  cos difficile distinguerli:  un po' come confrontare la merda di gallina con quella di maiale. Ognuna ha un aspetto, un puzzo e una consistenza differente. Completato l'esame, Choctaw si spost al pozzo, tir su un secchio d'acqua e si lav le mani; poi torn e risal a cavallo.
- Ci  stato segnalato il furto di tre mucche dal vecchio Turner, che abita sull'altro lato della collina. Le teneva nella sua stalla, ma di notte qualcuno  arrivato e se le  portate via. Evidentemente  stato Pinocchio Joe insieme ai suoi compari, visto che in quel recinto, oltre ai cavalli, ci sono state proprio tre mucche.
- E tu saresti riuscito a capire che erano tre frugando nella merda?
- No. Mi sono basato sulle impronte degli zoccoli, che sono sempre diverse una dall'altra, se fai lo sforzo di studiarle da vicino. Secondo me le hanno rubate per poi rivenderle, o forse per mangiarle. E quando sono ripartiti, se le sono portate dietro.
- Pensi di poterli seguire?
- Sono andati via gi da parecchio, ma se non piove dovrei farcela. Forse anche se piove. Se continuano a tirarsi dietro quelle tre mucche non potranno andare molto veloci. Per hanno qualche giorno di vantaggio, su di noi. Non posso garantire che il tuo uomo... com' che si chiama?
- Ruggert.
- Non posso garantire che sia con loro, ma Pinocchio Joe c' di sicuro. Riconosco l'impronta del suo cavallo. Non perch il ferro abbia qualche difetto:  il modo in cui quella bestia lo poggia a terra.
- Perch? Esistono modi diversi?
- Non sei granch come segugio, a quanto vedo.
- Altrimenti non mi sarei portato dietro te.
- Ogni cavallo ha un modo diverso di posare la zampa a terra, quando  ferrato. E mi riferisco sia all'appoggio, sia alla lunghezza del passo. Fidati di me: Pinocchio Joe fa parte del gruppo. E scommetto che un'altra delle impronte appartiene al cavallo di Doolittle. Quei due stanno sempre insieme, e c' un'impronta molto leggera, il che  tipico di Doolittle:  cos secco che non riuscirebbe a tenere un foglio di giornale a terra, quando tira vento. Poi c' una terza impronta, che potrebbe essere del tizio che cerchi, questo Ruggert.
Annuii e guardai il cielo, che si stava scurendo. - A quanto pare, sta per cominciare a piovere.
- Gi. Riprendiamo il cammino, e vediamo quanto riusciamo ad andareavanti, prima di essere costretti a cercare riparo.
Ci inoltrammo sulle montagne, il cielo si fece nero e cominci a piovere forte. Ci infilammo le cerate e ne traemmo qualche beneficio, ma non ci volle molto perch diventasse buio pesto, e il rumore della pioggia che batteva sul mio cappello mi mandava al manicomio. Choctaw conosceva una capanna in mezzo ai monti; mi disse che non era troppo lontana dal sentiero e che forse avremmo dovuto usarla per ripararci. Ci avvicinammo con la dovuta cautela, nel caso i fuorilegge cui davamo la caccia avessero avuto la stessa idea e fossero ancora l, ma non trovammo nessuno.
La capanna era diroccata, ma se non altro offriva un riparo per noi e per i cavalli. Dentro era buio pesto, ma avevamo dei rotoli di carta oleata, e ne accendemmo uno. C'era una vecchia lampada, ma mancava il cherosene per alimentarla. Accendemmo altri fogli di carta oleata, sistemandoli qua e l per capire dove stendere i sacchi a pelo. Per prima cosa bloccammo la porta incastrando un pezzo di legno sotto il battente: in questo modo sarebbe stato necessario uno sforzo notevole per aprirla dall'esterno, e avremmo avuto il tempo di tirare fuori le armi, nel caso fosse stato necessario difenderci.
C'era un camino, e la canna fumaria funzionava abbastanza bene, perci usammo la poca legna disponibile e accendemmo un fuoco per fare luce, oltre che per scaldarci. Choctaw tir fuori le provviste e mise in una pentola una quantit inusitata di fagioli. Ne mangiai un piatto pieno, mentre lui li riprese tre volte. Non aveva mentito, quando mi aveva detto di avere sempre fame.
- Cosa faranno, secondo te? - gli chiesi.
- Cercheranno di non farsi prendere. Ormai sono alla fine della corsa,ma ancora non lo sanno. Non gli resta che continuare a fare quello che stanno facendo, finch non incespicheranno in un bel mucchio di merda e non si faranno beccare.
- E credi che saremo noi, a prenderli?
- Ci puoi giurare.
- Come mai ne sei tanto convinto?
Choctaw mi sorrise, pulendosi la bocca sporca di sugo sulla manica della camicia. - Perch tu hai me. Poi certo, una volta che li avremo raggiunti, pu anche darsi che ci ammazzino tutti e due.
Pioveva a catinelle, e la baracca era tutto un buco. Mettemmo le pastoie ai cavalli, ma il diluvio continuo e i lampi li innervosivano. E cos, tra la pioggia, l'agitazione delle bestie e la paura che le nostre prede potessero piombare su di noi, trascorsi una notte quasi insonne. Catturare Ruggert era stato il mio unico obiettivo per tanto tempo, e adesso che ero vicino a raggiungerlo non sapevo pi che cosa pensare. Non ero certo che sarei uscito vivo dallo scontro, ma se anche fosse successo ignoravo che cosa avrei provato. Mia madre mi aveva detto che ero destinato a grandi imprese. Mi sembrava difficile che, quando aveva fatto quell'affermazione, avesse pensato che mi sarei trovato in mezzo alle montagne, sotto il diluvio e con l'intenzione di uccidere un uomo, per quanto meritasse di morire. Mi torn in mente cosa mi aveva detto Ruggert su di lei, e il ricordo mi scaten un'ondata di nausea. Non mi piacevano, i pensieri che quel bastardo era riuscito a instillarmi nella mente.
Quando la luce del mattino filtr dentro la baracca dalle tante fessure in mezzo ai tronchi, ero gi in piedi e stavo attizzando il fuoco. La legna era quasi finita, ma c'era brace sufficiente per scaldare degli altri fagioli. Mi feci il mio piatto, e Choctaw se ne sbaf nuovamente tre porzioni di fila: solo che stavolta i fagioli venivano dalla mia scorta. Se andavamo avanti di questo passo, entro mezzogiorno avremmo dovuto ammazzare i cavalli per mangiarceli, e il giorno dopo sarebbe toccato a uno di noi due.
La giornata era ancora fresca, ma la pioggia si stava asciugando in fretta sotto i raggi del sole ed entro le dieci il caldo sarebbe diventato opprimente, come se qualcuno avesse versato del miele bollente sui boschi e sulle montagne. In quel periodo dell'anno, il tempo poteva cambiare ancor pi in fretta di quanto occorra a un bambino per cambiare idea.
Con mia grande sorpresa, Choctaw ritrov subito le tracce dei banditi. Mi spieg che c'era riuscito per la presenza delle mucche, che avevano rivoltato il terreno in diversi punti. Detti un'occhiata, ma per me era impossibile cogliere la minima differenza tra gli smottamenti provocati dalla pioggia e quelli che andavano attribuiti alle mucche o ai cavalli, e che risalivano a qualche giorno prima. Come vi ho gi detto non sono granch, come segugio, anche se non ho problemi a seguire una pista fresca. Choctaw, per, sarebbe stato in grado di ritrovare le tracce di un fantasma in mocassini.
Nel tardo pomeriggio ci imbattemmo in un uomo bianco, che si muoveva a piedi. Non sembrava abituato a camminare: era pesante e avanzava a gambe larghe, senza cappello, tenendosi una mano su un lato della testa. Quando ci vide sollev una mano. - Fermatevi, vi prego! Sono stato rapinato!
Scendemmo da cavallo e lo aiutammo a sedersi sul tronco di un albero caduto, di lato al sentiero.
- Chi  stato? - gli chiedemmo.
- Tre uomini, - rispose. - Uno lo conoscevo, e forse  per questo che sono ancora vivo. Hanno dato a lui l'incarico di uccidermi, e quello mi ha portato in mezzo al bosco, mi ha detto che mi sarei svegliato con un gran mal di testa, e prima ancora che potessi chiedergli cosa intendesse... mi sono risvegliato, appunto, con un gran mal di testa. Tra l'altro, mi sa tanto che ci vedo doppio, a meno che voi non siate due coppie di gemelli identici, e non abbiate quattro cavalli.
- Dovresti metterti a letto, e riposare un po', - dissi.
- Casa mia non  lontana da qui, sempre che trovi la strada per tornarci.
- Di strada ce n' una sola, - comment Choctaw.
- Io ne vedo due, - rispose l'uomo.
- Come ti chiami? - gli chiesi.
- La gente mi chiama Bump. E adesso che ho questo bernoccolo intesta, il soprannome mi calza pure meglio. Avete una cicca da masticare?
Rispondemmo entrambi di no.
- E da fumare?
Choctaw roll una sigaretta, lecc la cartina per chiuderla, la mise in bocca a Bump e gliela accese.
Bump fece un paio di tiri.
- Chi era il tizio che conoscevi gi? - gli chiese Choctaw.
- Quello stronzetto di Doolittle. Ha lavorato per me, in passato. Sapeva il fatto suo, intendiamoci, ma ha sempre avuto la tendenza a sgarrare. E adesso sono incazzato nero, con lui: colpirmi in testa cos, a tradimento.
- Gli avevano ordinato di spararti, - obiettai.
- Questo  vero, ma se non mi rimetto in sesto non riuscir neppure a infilarmi le calze da solo: vedo troppi piedi.
- Che cosa ti hanno rubato, e quando  successo? - domandai.
-  tutto il giorno che cammino... Be', in realt mi sono riposato un po',in mezzo agli alberi. Comunque, Doolittle la botta in testa me l'ha data ieri sera. Quando mi hanno incrociato avevano gi delle mucche con s, tre, se non sbaglio, e si sono presi anche le mie. Otto mucche. E il mio cavallo, pure. Stavo portando le vacche in un pascolo, non lontano da qui.  un terreno libero, o comunque nessuno sa chi sia il proprietario. Di tanto in tanto ce le porto, in primavera, per farle rifocillare un po'. Non sono bestie di razza, sia chiaro. E sono vecchiotte. Cinque o sei le avrei macellate, per fare scorta di carne affumicata, e un paio sono mucche da latte.  parecchio, che le tengo con me. Mi piace il latte. Andrebbero munte, tra l'altro, e gliel'ho detto, a quei tre. Se le rubate poi dovete anche mungerle, altrimenti impazziranno per il dolore e dopo un po' non faranno pi latte. Ma non credo che mi abbiano ascoltato. Di una cosa sono sicuro, per. Se non le mungono, al tramonto sentirete i muggiti a chilometri di distanza.
- Hai idea di dove fossero diretti?
Scosse il capo.
- Io ce l'ho, un'idea, - disse Choctaw. - Dall'altra parte di questa montagna c' un tizio che si chiama Chet Williamson. Con le mucche al seguito dovrebbero impiegare tre giorni, per arrivarci. E questo Chet compra qualunque merce rubata che possa trasformare in carne.  un macellaio. E la sua specialit consiste nel comprare e squartare la roba che non gli appartiene. Sappiamo tutti che lo fa, ma nessuno  mai riuscito a beccarlo con le mani nel sacco. Compra le mucche per pochi soldi, le macella e rivende la carne al doppio del prezzo. Non  tipo da fare troppe domande. Probabilmente i nostri uomini hanno bisogno di soldi, e in fretta, perci stanno radunando tutte le mucche che riescono a mettere insieme, e anche cavalli, visto che Williamson non ci pensa due volte a prendersi pure quelli, a macellarli e a spacciarne la carne per bovina. Se gli sta bene quello che gli proponi, ti paga sull'unghia e te la sbrighi in pochi minuti. Non fai in tempo a prendere i soldi che ti spettano e i figli di Williamson sono gi al lavoro. Sono tutti macellai, anche se ho sentito dire che a uno di loro piace fabbricare scope, e altre stronzate del genere.
- Oh, cavolo, - disse Bump. - Finiranno tutte macellate? Merda. Non le mie mucche da latte, maledizione. Ci sono affezionato. Sono quanto di pi simile a una famiglia abbia mai avuto.
- Forse riusciamo a beccarli prima che vendano le tue mucche, - dissi.- Raccontami tutto quello che sai.
Di Doolittle sapevamo gi. Bump ne descrisse un secondo, e Choctaw disse che si trattava sicuramente di Pinocchio Joe. Poi Bump disse: - Ce n'era un altro che deve aver preso fuoco ed essersi salvato per miracolo. Non era solo brutto, ma cattivo come l'inferno, ed era lui a comandare. Mi  parso che a Nasone la cosa non piacesse affatto, e che tra loro due non corresse buon sangue. A Doolittle, invece, non importa un fico secco, di chi d gli ordini. Gli basta e gli avanza sapere che giorno , e da quale buco cagare. Anche quando ha lavorato per me, non  che si ammazzasse di fatica, se devo essere onesto.
- Ne terremo conto, - risposi. - Ora ti accompagniamo a casa tua, e poi ci rimettiamo sulle tracce di quei tre stronzi.
- Al diavolo. Fate quello che dovete fare. Casa mia non  lontana: devo solo capire quale tra i sentieri che vedo  quello vero.
- Te lo possiamo indicare noi, se vuoi, - disse Choctaw.
- Riportatemi le mie mucche, piuttosto, - ribatt Bump. - Soprattutto le due da latte.
- Faremo il possibile, - dissi.
Indicammo a Bump il sentiero e lui si incammin, sempre con una mano sulla testa. Poi risalimmo a cavallo, Choctaw rintracci le loro impronte e ripartimmo.
Dopo aver cavalcato per un po' Choctaw disse: - Le mucche li stanno rallentando parecchio, e ora che ne hanno otto in pi andranno ancora pi piano. Dovremmo raggiungerli per il tramonto, o al pi tardi domattina.
- Bene, - dissi.
- Ci tengo a ricordarti che il mio compito  solo rintracciarli, - ribad lui.
- Lo so. Quando li avremo trovati puoi tornare indietro, se vuoi.
- Volevo solo fosse chiaro che posso andarmene, se ne ho voglia. Nono intenzione di farlo, ma la scelta spetta a me.
- Quindi hai intenzione di restare?
- Credo di s.
- Quando saprai dirmelo con sicurezza? Penso di avere il diritto di sapere se posso contare su di te o no, viste le circostanze.
- D'accordo, resto.
- Lo so che a caval donato non si guarda in bocca, ma posso chiederti come mai hai preso questa decisione?
- Non hai la smania di dare ordini, come fanno altri. Bass, per esempio... adora comandare. Credo che il fatto di essere stato uno schiavo gli abbia fatto venire la voglia di rifarsi. Deve aver imparato dal suo padrone. Sai, gira voce che sia scappato dalla piantagione dove viveva e non sia pi tornato indietro. Da quanto ho saputo era in ottimi rapporti con il suo padrone, ma un giorno hanno litigato durante una partita a carte, Bass lo ha suonato come un tamburo,  fuggito ed  riuscito a non farsi pi riprendere.
- Buon per lui, - dissi.
- Certo. Ma io non credo che l'abbia fatto soltanto perch era uno schiavo: voleva comandare lui. Gli piace un po' troppo, dare ordini. E sono convinto che sarebbe ben lieto di avere degli schiavi alle sue dipendenze, se solo potesse.
- E con me ti trovi bene, invece?
- Tu metti la gente a proprio agio, Nat.
Insomma, tra noi erano rose e fiori, per il momento, ma dovevamo ancora scovare quei tre, e a volte, quando dai la caccia a un orso,  l'orso ad averla vinta. Cercai di non dimenticarmene, mentre procedevamo a cavallo, inoltrandoci negli Ozark.
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CAPITOLO 33.
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Quello che vi ho detto sul clima in quella parte del paese, e sul fatto che potesse cambiare totalmente in un batter d'occhio, si stava puntualmente avverando. Il cielo si era rannuvolato di nuovo, con il rischio che la pioggia, oltre a inzupparci da capo a piedi, cancellasse le tracce che stavamo seguendo. Finora Choctaw era stato in grado di seguirle, ma perfino lui dovette ammettere che, se fosse piovuto ancora, non ci sarebbe pi riuscito, se non fermandosi in continuazione e perdendo parecchio tempo per ritrovarle. Aggiunse per che non c'era pi motivo di preoccuparsi, perch era sicuro di dove stessero portando il bestiame e non era pi necessario verificare dove fossero diretti.
Mi sembrava una posizione sensata, ma d'altro canto capita spesso di convincersi di una cosa per poi ritrovarselo nel culo. Speravo non fosse il nostro caso, e speravo anche che non cominciasse a piovere prima che li raggiungessimo, perch questo avrebbe complicato le cose, e parecchio. Questa seconda speranza ci mise poco a dimostrarsi vana.
Dopo una prima avvisaglia, cominci a cadere una pioggia gelida, accompagnata da un vento cos forte da farci quasi cadere di sella.
Tra nuvole e pioggia si era fatto talmente buio che non cercavamo neanche pi di seguire le tracce. Ci infilammo le cerate, e Choctaw si mise davanti, proseguendo verso il luogo dove pensava fossero diretti. Al tramonto pioveva ancora forte. Scorgemmo nella semioscurit una macchia di alberi da legno duro, con chiome ampie e folte, e decidemmo che quello era il posto giusto per accamparci. Mentre ci preparavamo alla sosta, scorgemmo una luce rossastra a trecento metri circa da noi. Risalimmo in sella, restando sotto gli alberi, e scrutando con pi attenzione ci rendemmo conto che si trattava di un grosso fal, acceso all'ingresso di una di quelle grotte scavate nella roccia che si incontrano di frequente, negli Ozark. Da dove ci trovavamo era impossibile stabilire quanto fosse profonda la grotta, ma sentimmo distintamente le mucche che muggivano da l dentro, e ce n'erano due in particolare che sembravano soffrire di pi. - A quanto pare non le hanno munte, - disse Choctaw.
- Gi, - risposi.
- Be', voglio sperare che tu non abbia intenzione di piombargli addosso.
- Non per ora. Questo  il miglior riparo dalla pioggia che potessimo trovare. Tanto vale che ci fermiamo, facciamo rifocillare i cavalli e nel frattempo studiamo un piano.
Smontammo, lasciando i cavalli sellati nel caso dovessimo ripartire in fretta. Li portammo nel folto della macchia, sistemammo un sacco di avena sotto il loro muso e li legammo a un albero. Poi restammo a guardarli mangiare, tenendo d'occhio il fal e l'imbocco della caverna e riflettendo sull'assurdit della situazione: noi due, che rappresentavamo la legge, eravamo zuppi e infreddoliti, mentre loro, che erano feccia allo stato puro, se ne stavano al caldo e asciutti. Tanto bastava perch mi venisse una gran voglia di ammazzarli con le mie mani.
In quell'istante vedemmo una figura che avanzava nella radura, tra la grotta e la macchia dove ci trovavamo. Aveva gi fatto un bel po' di strada, ma con la pioggia e il buio non l'avevamo ancora scorto. Indossava una cerata e aveva un cappello calcato sulla testa.
-  piccolo e secco, - disse Choctaw.
- Doolittle?
- Credo proprio di s.
Ci spostammo tra gli alberi, appostandoci nel punto dove, in base ai nostri calcoli, sarebbe dovuto sbucare, e restammo in attesa.
Il nostro uomo entr nella macchia e pass esattamente tra noi due, senza notarci perch eravamo nascosti dietro due grandi olmi. Non appena ci ebbe superati, Choctaw salt fuori con un balzo e lo colp alla nuca con il calcio del suo Yellow Boy, gettandolo a terra.
- Oh cazzo, che male, - disse l'uomo, dimenandosi.
- Sta' zitto, se non ne vuoi un altro, - gli intim Choctaw.
- Fa male, - ribad l'uomo.
- Abbiamo capito, - dissi. - Sei Doolittle?
- Chi  che vuole saperlo? - chiese il tizio in terra.
- Un uomo che non ci penser due volte, a colpirti di nuovo, - rispose Choctaw.
- S, sono Doolittle. Si pu sapere che cosa vi ho fatto?
- Respiri ancora, e tanto mi basta, - dissi. - Sono Nat Love, vice sceriffo federale, e tu sei in arresto per furto e per una serie di reati cos lunga che elencarli tutti sarebbe troppo faticoso.
- Non hai niente, su di me, - rispose.
- Lasciami pensare, - dissi. - Oh, s, invece. Mi spiace doverti contraddire, ma ho un bel mandato di cattura per te e per i tuoi amici.
- Amici mi sembra una parola grossa, - opin.
- Ho anche sentito da Bump che lo hai colpito sulla testa, e molto pi forte di come abbiamo fatto noi con te.
- Maledizione. Lo sapevo che avrei dovuto sparargli. Ma mi piaceva.  sempre stato questo, il mio problema. Mia madre non faceva che ripetermelo: sei troppo buono, e finirai per farne le spese.
-  un parere come un altro, - dissi. - Ora per ti leghiamo e ti imbavagliamo.
- Vi prego. Niente bavaglio. Mi  gi successo una volta, ed  una cosa orribile.
- Sta' zitto, - disse Choctaw.
- Se non vuoi che ti imbavagliamo, possiamo sempre spararti. Certo, a quel punto i tuoi amici sapranno che siamo qui, ma per tua sfortuna sarai morto, quindi non potranno esserti di aiuto.
- L'idea non mi piace affatto. Imbavagliatemi e non parliamone pi.
Gli legammo le mani dietro la schiena con delle strisce di cuoio, poi i piedi. Quindi lo appoggiammo a un albero e passammo una corda intorno al tronco, per poi annodarla alla striscia che gli teneva fermi i polsi.
- Sei fortunato, Doolittle, - disse Choctaw. - Ho un calzino sporco che  perfetto, per la tua bocca. Lascia che ti spieghi un paio di cose, per. Una volta ho visto un uomo che ha cercato di liberarsi dal bavaglio, e a furia di agitarsi lo ha inghiottito. Be', posso assicurarti che non gli ha fatto bene, neanche un po'. Quindi ti conviene restare immobile e aspettare il nostro ritorno, se non vuoi morire soffocato.
- E se vi fate ammazzare?
- Non sarebbe una buona cosa, per te. Se ci facciamo ammazzare e anche i tuoi compari ci lasciano le penne - o se non sanno che sei qui, o magari lo sanno e se ne fregano - ti troverai davvero in un bel guaio, non credi?
- Mi sa tanto di s. Per non mi sembra giusto, fare il tifo per voi.
- Capisco che sia complicato, - dissi. - A proposito, come mai sei venuto fin qui?
- Cercavo un posto dove cagare in pace. Almeno, quel problema l'ho risolto. Legato cos, dovr tenermela per forza.
- Perch, non potevi cagare nella grotta? - chiese Choctaw.
- L'ho proposto, ma gli altri non erano d'accordo.
- Non posso dargli torto, - dissi.
- E quindi sei uscito sotto l'acqua e sei venuto a cercare un posto in mezzo al bosco? - riprese Choctaw.
- Sono un tipo molto riservato. Ora per i miei soci si staranno chiedendo che fine ho fatto.
- Ci vorr un po', prima che si preoccupino, - dissi.
Choctaw tir fuori dalla bisaccia una calza lercia e un paio di stracci. L'odore del calzino si sentiva perfettamente, nonostante la pioggia e il vento che soffiava, ed era tutt'altro che gradevole.
- Hai veramente intenzione di usare quella calza? - chiese Doolittle.
- Ci puoi scommettere.
- Non ne hai un paio pulito?
- Certo, che ce l'ho.
- Quindi  solo cattiveria, la tua.
- Esatto. L'ho usata per pulirmi gli stivali dalla merda di vacca, proprio ieri sera prima di cambiarmi, perci, se sei fortunato, potresti trovarci ancora qualcosa da mettere sotto i denti.
Choctaw avvicin il calzino alla faccia di Doolittle.
- Oddio, che puzza. Ho cambiato idea. Sparatemi pure.
- Non indurci in tentazione, - dissi.
Choctaw gli ficc il calzino in bocca, bloccandolo con gli stracci, che a quel punto erano gi zuppi. Quando ebbe finito, si tir su sulle ginocchia e diede un colpetto sulla testa a Doolittle.
- E adesso goditela pure, giovanotto, - disse.
Non ci restava altra scelta che attaccarli, visto che nel giro di pochi minuti avrebbero cominciato a chiedersi che fine avesse fatto Doolittle. Decidemmo che io sarei arrivato da destra, facendo un giro molto largo e cercando di costeggiare le rocce, in modo da sorprenderli all'imbocco della grotta, mentre Choctaw sarebbe passato attraverso la radura, tenendosi sulla sinistra rispetto al fal. Speravamo che, se lo avessero visto prima che gli arrivasse addosso avrebbero pensato che fosse Doolittle, di ritorno dalla sua spedizione. C'era un solo problema: Choctaw era molto pi alto. Glielo feci notare e lui rispose: - Vorr dire che camminer un po' curvo.
- D'accordo. Prima di curvarti e partire, per, dammi cinque minuti, -dissi.
Tirai fuori dalla tasca il distintivo da vice sceriffo, sollevai la cerata, me lo appuntai sulla camicia e mi mossi tra gli alberi, il fucile in mano, finch mi trovai sulla destra, a una notevole distanza dalla grotta. Poi attraversai la radura a passo rapido, fuori dalla loro visuale, o almeno speravo. Mi voltai e vidi che anche Choctaw aveva cominciato la sua manovra di avvicinamento. Con la pioggia fitta e il vento che soffiava, gelido, quasi sicuramente non si sarebbero accorti che non si trattava di Doolittle finch non se lo fossero trovati quasi addosso. Ero ormai abbastanza vicino da sentire le loro voci tra i muggiti delle mucche, ma non potevo capire cosa stessero dicendo. Ero quasi sicuro che li avessimo intrappolati, ma quando raggiunsi la parete di roccia sulla quale si apriva la grotta mi voltai e mi trovai davanti uno spettacolo stupefacente.
Sembrava un gigantesco coniglio con un cappello in testa. Doolittle aveva trovato il modo di liberarsi dall'albero. Forse la corda era marcia, o il nodo non era abbastanza stretto: sta di fatto che veniva verso di me, con le mani e i piedi ancora legati. Pass saltellando accanto a Choctaw, che non trov di meglio da fare che inginocchiarsi. Li vedevo perfettamente entrambi, da dove mi trovavo, e visto che erano in due, se gli uomini dentro la grotta avessero alzato gli occhi li avrebbero notati anche loro, e avrebbero capito immediatamente che oltre a Doolittle doveva esserci qualcun altro.
Ora, una cosa devo ammetterla: Doolittle andava bello spedito. Super Choctaw a gran velocit e prosegu nella sua missione. Avremmo potuto sparargli, ma non ci sarebbe stato di grande aiuto, perch ci saremmo fatti scoprire. Decisi che la cosa migliore fosse avvicinarsi ancora all'imbocco della grotta, ma subito prima che mi muovessi vidi Choctaw che balzava in piedi e partiva all'inseguimento di Doolittle il Coniglio, probabilmente con l'idea di dargli un'altra botta con il calcio del fucile.
Avevo fatto pochi passi, schiacciandomi contro la roccia, quando sentii degli spari. Doolittle fu colpito e incespic, ma riusc a evitare di cadere e riprese a saltellare. Nel frattempo il bavaglio doveva essersi spostato quanto bastava per permettergli di sputare la calza, perch cominci a gridare: - Sono io, non sparate!
Le sue urla sortirono l'effetto opposto a quello sperato, perch gli spari raddoppiarono d'intensit, finch Doolittle non croll faccia a terra. A quel punto gli uomini dentro la grotta videro Choctaw, che aveva cercato di spostarsi su un lato e portarsi fuori tiro. Sentii un altro sparo e lo vidi gettare la testa all'indietro, con un gemito, e cadere prima sulle ginocchia, poi a terra.
Non sapendo in che condizioni fossero n lui, n Doolittle, non mi restava altra scelta che raggiungere l'ingresso della caverna. Quando ero ormai a meno di dieci metri vidi un uomo che usciva, aggirando il fal che ardeva dentro la grotta. Ogni volta che il vento spingeva la pioggia all'interno della caverna, il fuoco emetteva un sibilo, come se qualcuno ci sputasse sopra.
Capii subito che l'uomo era Pinocchio Joe, perch non avevo mai visto un naso come il suo, se non addosso a un opossum. Era lunghissimo, e si piegava sulla punta come il chiavistello di una porta.
- Li ho beccati tutti e due, - disse Pinocchio Joe. - Ma ora che li vedo meglio, mi sa tanto che uno era quello stronzetto di Doolittle.
- Quale dei due? - chiese una voce da dentro la caverna, che riconobbi subito come quella di Ruggert.
- Quello che saltellava, credo.
- E che cavolo saltellava a fare?
- Avr pensato che fosse divertente.
- Be', non credo che lo pensi pi, adesso. Non l'hai capito, che era lui?
- In realt credevo fosse l'altro, ma poi mi sono accorto che era troppo alto. A quel punto, per, a Doolittle avevo gi sparato, perci non aveva pi molta importanza, questa cosa della statura.
- E chi diavolo , l'altro?
- Non ne ho la minima idea.
- Be', quanto meno assicurati che Doolittle sia morto, - disse Ruggert.- Sei stato tu a sparargli, quindi spetta a te dargli il colpo di grazia. Se sar necessario, diremo che  stato un incidente. E comunque, dividere i soldi sar pi semplice. Ah, visto che ci sei, controlla anche chi  quell'altro stronzo. Magari lo conosci.
- Perch non vieni fuori anche tu, a dare un'occhiata?
- Perch sono io, il capo.
- Ma quale capo, se siamo rimasti soltanto in due?
- Non metterti in testa strane idee, Joe. Non comincer certo a saltellare fino a quando non mi spari. Sono un osso molto pi duro, io.
Pinocchio Joe rimase immobile, come se stesse escogitando una risposta. Ero appoggiato alla roccia e avvolto nella penombra: se Joe non si fosse voltato verso di me, non si sarebbe accorto della mia presenza. Trattenni il respiro.
Pinocchio Joe attravers la radura, avvicinandosi a Doolittle e a Choctaw. Studiai rapidamente la situazione, e stavo proprio per entrare in azione quando, senza alcun motivo apparente, lui si volt, nel preciso istante in cui uscivo dall'ombra imbracciando il fucile.
- Figlio di puttana, - disse, non appena mi vide.
Fu allora che sollevai il fucile, e cominciai a sparare e ricaricare pi in fretta che potevo. Avevo abbassato la leva in modo che il grilletto scattasse ogni volta che ricaricavo. I primi tre colpi dovevano averlo mancato, ma al quarto feci centro. Cadde in mezzo all'erba e cominci a imprecare.
- Mi hai beccato sulle palle, brutto vigliacco.
- Avevo mirato all'uccello, - risposi. - Tu, nella grotta. Non muoverti.
- Willie? - mi chiam Ruggert. - Sei tu?
- Sono proprio io, - risposi. - La tua pelle di vacca dev'essere bella conciata, ormai.
- Non mi hai ancora preso, - rispose.
- Mi sono beccato una pallottola nei coglioni e tu te ne stai l a chiacchierare con quel bastardo? - disse Pinocchio Joe, che aveva cominciato a rotolarsi in mezzo all'erba.
-  quel negro di cui ti avevo parlato, - spieg Ruggert.
- Non me ne frega niente, - rispose Pinocchio Joe. - Ho una palla di fucile nei coglioni.
Mentre Pinocchio Joe blaterava e imprecava, io mi ero rimesso a scivolare verso l'imbocco della grotta, con le spalle che aderivano alla roccia. Doveva aver pensato che fossi distratto e che non l'avrei visto, e stava tentando di sollevarsi sulle ginocchia e di puntarmi il fucile contro. In realt me n'ero accorto subito. Aspettavo solo di averlo a tiro.
Quando si alz e punt il fucile, gli sparai. Lui fece altrettanto, ma non mi sfior neppure. Io invece lo colpii in pieno. Ricadde in mezzo all'erba e url: - Stavolta mi ha preso sul collo. Morir sotto la pioggia. Oh, Ges. Ho la bocca piena di sangue -. Lo sentii gorgogliare, dopodich rimase immobile, in silenzio. Mi voltai verso l'imbocco della caverna per vedere se Ruggert stesse uscendo per venirmi incontro, poi tornai a fissare il punto in cui era caduto Pinocchio Joe, sperando che non mi avesse giocato un tiro mancino. Non si era mosso, ma decisi di sparargli ancora, per accertarmi che non fosse pi in condizioni di nuocere. Lo colpii altre due volte, ma non si spost di un millimetro. A quel punto, lo diedi per morto.
- Ora vengo a prenderti, Ruggert.
- Fatti avanti. Metto su un bel caff, bastardo di un negro.
Sentii i cavalli e le mucche che scalpitavano. Tutti quegli spari dovevano averli messi in agitazione.
Appoggiai il fucile contro la roccia, presi la LeMat e abbassai la leva per sparare a pallettoni. Poi la rimisi al suo posto e sganciai la fondina della Colt. Ripresi in mano il fucile, e mi concessi qualche istante di riflessione.
- Allora? Hai deciso di entrare, o devo portarti io a cavalcioni? - disse Ruggert.
Feci un respiro profondo e mi spostai rapidamente lungo la parete di roccia, fino a raggiungere l'imbocco della grotta e il fal acceso. Infilai dentro la canna del fucile e mi misi a sparare a ripetizione. Le mucche muggirono forte, e i cavalli sbuffarono e cominciarono a scalpitare. Li sentii sbattere contro le pareti della grotta, finch uno di loro non spicc un salto sopra il fal, spargendo ciocchi di legno ai quattro venti. Udii ancora scalpitare all'interno, poi Ruggert lanci un grido. Lasciai cadere il fucile, impugnai entrambe le pistole ed entrai.
Mi trovai davanti un muro di corpi: erano le mucche, che correvano in cerchio, e manc poco che mi travolgessero. La grotta era piccola, ma scrutando tra le ombre delle vacche e la luce del fal notai che, in fondo, c'era una sorta di precipizio. Continuavo a sentire le grida di Ruggert, segno evidente che gli animali, in preda al terrore, lo avevano travolto. Le mucche avevano gli occhi sgranati ed erano come impazzite, e nel volgere di un istante scattarono tutte insieme verso di me. Feci un passo indietro, fuori dalla grotta, e le guardai uscire di gran carriera, gettando all'aria il fal e seminando una pioggia di scintille nel cielo notturno. I ceppi che erano volati fuori dalla caverna, inzuppati dalla pioggia, mandavano un fumo biancastro.
Guardai gli animali che correvano nella radura, passando sul corpo di Pinocchio Joe con una tale violenza che sentii le ossa spezzarsi. Aspettai ancora un istante, poi rientrai. Ora che il fuoco era spento, il fondo della caverna era avvolto dall'oscurit, perci presi un bastone ancora in fiamme e, con la LeMat nell'altra mano, avanzai, cercando di farmi luce.
Ruggert era in fondo alla grotta, e gemeva. Quando giunsi sull'orlo del precipizio, tesi il bastone in avanti e guardai gi.
- Hai fatto un bel volo, eh?
Sentii uno sparo, e la pallottola mi buc la tesa del cappello.
- Non sono ancora morto, negro. Mi hanno travolto e ho qualcosa dirotto, ma non sono morto. Mi hanno bruciato e ferito, mi hanno sparato e preso a bastonate, ma sono ancora vivo. Se c' una cosa che non capisco, invece,  come mai lo sei anche tu.
- Diciamo che sono testardo e vendicativo almeno quanto te, - dissi.
- Su questo devo darti ragione. Ah, merda, quanto fa male.
- Ruggert, - dissi. - Posso restarmene qui seduto ad aspettare che crepi, o puoi arrenderti subito.
- E lasciare che tu mi uccida?
- Se resto qui ad aspettare morirai comunque, e porter il tuo cadavere fino a Fort Smith. Oppure potrei ammazzarti facilmente. Potrei prendere dei sassi e fare il tiro a segno. O sparare fino a quando non ti becco. O magari potrei tirare gi questo bastone, in modo che faccia luce, e beccarti al primo colpo. La sola alternativa  che tu ti arrenda.
- E me lo lasceresti fare?
- Ho parlato con un predicatore. Mi ha detto che ammazzare per vendetta non farebbe del bene alla mia anima.
- Cos' questa storia, adesso?
- Non posso dire di essere diventato credente, ma credo che un po' di ragione quel tipo ce l'avesse. Sai che ho ucciso Golem?
- Davvero? Quel grosso figlio di puttana che ha osato ribellarsi a me?
Be', devo ammettere che ne hai di risorse, per essere un negro.
- Ci puoi giurare. Ne ho un sacco e una sporta, di risorse.
- Ma potresti avermi mentito, Willie.
- Ti assicuro che Golem  morto.
- Non mi riferivo a quello. Potresti avermi mentito, quando hai detto che non mi ammazzerai, se mi arrendo.
-  possibile, in effetti.
- Tu mi hai rovinato la vita.
- Io non ti ho fatto proprio niente. Credi davvero che a qualcuno fregasse, se ho guardato il culo a tua moglie? E per giunta con un vestito addosso?
- Fregava a me, e tanto basta.
- E cosa ne hai ricavato? Una faccia tutta bruciacchiata, l'uccello che non ti tira pi, e ora, per buona aggiunta, una mucca che ti  passata sopra. Senza contare che c' un mandato di cattura, su di te. E vedrai che bella sorpresa, quando ti dir il motivo per il quale ti devo consegnare alla giustizia.
- Per riscuotere la taglia, immagino.
- Non solo. Sono un vice sceriffo federale, e portarti dentro  un mio preciso dovere.
- Non ci credo neanche se lo vedo, che sei un vice sceriffo.
- Pensala come credi.
- Ho un'altra soluzione. Potrei spararmi.
- Fa' pure. Per me non  un problema. Mi risparmi la fatica. Se invece provi a fare resistenza e sono io a spararti, avr fatto solo il mio dovere. E potrei anche cambiare idea e mostrarmi meno misericordioso, se lasci passare altri cinque minuti. Al diavolo, Ruggert. Ti devi decidere. Se per non lo fai immediatamente, ti ammazzo. Nel nome della legge, di Win, della Signora, di mio padre e di un maiale che non ti aveva fatto niente di male. E ti uccider anche nel nome di mia madre, per ragioni di principio.
- Il maiale me l'ero scordato, - disse. - Al diavolo, ragazzo. Va' a prendere una corda e tirami su. Vengo con te.
- Ora sei diventato tutto miele, ma non mi fido. Quindi, ecco come procederemo. Vado a controllare come sta il mio socio, poi torno, mi tiri le tue armi...
- Ho soltanto la pistola. Il fucile l'ho gettato via. Capita, quando una cazzo di mucca sta per travolgerti.
- L'ho visto.  qui a due passi da me. Allora diciamo che mi tiri tutte le armi che hai, e poi trovo il modo di farti risalire. Sei conciato male?
- Ho la gamba piegata sotto di me.  tutta attorcigliata, come una corda. E fa un male cane.
- Andr anche peggio. Avanti, tirami la tua pistola.
- Non mi fido neanche un po'.
- Ti sarebbe convenuto tirarmela comunque. Perch ora me ne vado emi porto via questo bastone, e l sotto far un buio pesto.
Afferrai il bastone e mi spostai dal bordo del dirupo. Ruggert si mise subito a strillare: - Non lasciarmi quaggi, Willie!
Lo ignorai e uscii dalla grotta per dare un'occhiata a Choctaw. Quando lo raggiunsi era seduto in mezzo all'erba, e si teneva un lato della testa. La fiamma in cima al bastone tremolava, sotto la pioggia.
Mi inginocchiai accanto a lui.
- Mi hanno ferito di striscio alla testa, - disse. - Sto perdendo parecchio sangue.
- Togli la mano.
Obbed, e puntai il bastone per fare luce. Aveva l'orecchio tagliato in due, con il lato inferiore che penzolava.
- Come sto messo?
- Hai un pezzo d'orecchio quasi staccato. Se vuoi posso finire di tagliarlo.
- Non provarci neppure.
Si rimise la mano sull'orecchio. - Aiutami.
- Aspetta un secondo, e resta qui seduto.
- Peggio di cos non potrei stare comunque.
Mi spostai per controllare le condizioni di Doolittle. Puntai la fiamma del bastone sul suo corpo. Si era beccato parecchie pallottole. Il cappello era sollevato, e aveva un'espressione di stupore sul viso. Un pezzo di bavaglio gli pendeva ancora dal collo.
Diedi un'occhiata a Pinocchio Joe: stecchito anche lui.
Tornai indietro e aiutai Choctaw ad alzarsi in piedi. Poi gli dissi: - Entra nella grotta. Ma tieniti lontano dal precipizio che si trova in fondo. L sotto c' Ruggert.  ancora vivo, e ha una pistola. Io vado a recuperare i cavalli. Pensi di potercela fare?
- S, tranquillo -. Gli diedi la mia torcia improvvisata, e mi diressi verso la macchia.
Quando tornai con i cavalli, Choctaw aveva ravvivato il fuoco, raccogliendo i ciocchi di legno e gettandoli tra le fiamme. Le mucche e uno dei cavalli gironzolavano intorno alla grotta, come se volessero rientrare. Non glielo permettemmo. Aveva smesso di piovere, e l fuori potevano brucare erba finch volevano. Dissellai i cavalli, li strigliai per bene, misi loro le pastoie e gli diedi un po' del grano che ci era avanzato, riempiendo i sacchi e sistemandoglieli sotto il muso.
Choctaw si era legato la ferita con un panno bianco, dal quale filtrava gi il sangue. Aveva cominciato a scaldare dei fagioli. Non smetteva mai di pensare al cibo, neppure con un orecchio quasi mozzato.
- L'hai tagliato, mentre non c'ero?
- No. Devo chiederti un favore.
- Prima fammi dare un'occhiata al nostro amico in fondo alla buca.
Presi un altro ramo arroventato e mi diressi verso il dirupo. - Come vanno le cose laggi, stronzo?
- Ci sono donne a frotte, e da bere a volont... Come cavolo vuoi che stia?
- Tirami la pistola.
- Non ce la faccio. Le gambe non mi reggono, e sei troppo in alto perch possa riuscirci con un braccio solo, senza niente su cui fare leva.
- Fa' come ti pare, allora.
- Sento odore di fagioli. Posso averne un po'?
- Scordatelo.
Tornai da Choctaw. Ruggert si era messo a frignare, in parte per il dolore, ma soprattutto per la rabbia.
- Se non chiude quella boccaccia giuro che gli sparo, Nat. E lo sai che non mi piace, immischiarmi in queste cose. A proposito, che cavolo mi  venuto in testa, di farmi sparare? Io non volevo entrarci.
- Diciamo che non sei stato molto furbo. Fammi dare un'occhiata a quell'orecchio.
- Stammi a sentire, Nat. Voglio che tu me lo ricucia.
- Che cosa?
- Mi hai sentito. Devi ricucirlo. Ho del filo, e un ago. E tu hai un po' di whisky per me, giusto? Avevi detto che me lo avresti dato, a cose fatte.
-  vero. Ma non abbiamo ancora finito, qui.
- Non credo che manchi molto, per.
Presi una bottiglia di whisky da una delle bisacce. L'avevo avvolta in un paio di stracci, per evitare che si rompesse troppo facilmente. La portai a Choctaw. Si era avvicinato al fuoco e aveva tirato fuori un ago e del filo da una borsetta che teneva legata alla cintura, sotto la cerata.
- Far male, - dissi.
- Dammene un sorso.
Stapp la bottiglia e bevve, a lungo. - Cavolo, se  buono. Sai che cosa dovresti dirmi, prima di infilarmi dentro quell'ago?
- Che cosa?
- Quello che gli irlandesi dicono alle mogli la prima notte di nozze. Tieniti forte.
Infilai il filo nell'ago, poi ci versai sopra del whisky e lo misi sul fuoco fino a quando non sentii che il pollice e l'indice cominciavano a bruciare. Versai dell'altro liquore sulle dita e sull'ago, mi accostai a Choctaw e gli tolsi il panno bianco dalla testa.
- Non garantisco sul risultato, Choctaw, - gli dissi.
- Pensa solo a ricucirlo bello stretto. Quando ero bambino avevo un cane, e una lince gli strapp un orecchio. Mio padre glielo ricuc, e torn perfettamente a posto.
- Ma tu non sei un cane, - ribattei.
- Avanti, Nat. Muoviti.
- Tieniti forte, tesoro. Sto arrivando.
Choctaw trov un bastone, lo strinse tra i denti e appoggi la testa a una parete della grotta. Mi misi a ricucirlo, mentre Ruggert, in fondo alla caverna, continuava a urlare dal dolore. Choctaw, invece, non si lasci sfuggire neppure un lamento.
Mentre cucivo mi sentii quasi male, con l'ago che faceva avanti e indietro tra l'orecchio quasi mozzato di Choctaw e la pelle che rivestiva il cranio, ma devo dire che feci un ottimo lavoro. Mi ci volle un bel po' di tempo per completare l'opera, per, perch dovetti applicare decine di punti di sutura prima che quel bastardo tornasse al suo posto. Era un po' pi attaccato al cranio rispetto all'altro orecchio, e la cosa mi preoccup leggermente, ma pensai che fosse meglio lasciarlo cos, anzich strappare i punti e ricominciare da capo. Oltre tutto, non mi era rimasto quasi un centimetro di pelle dove affondare l'ago. Versai del whisky sull'intera area, ne diedi un altro sorso a Choctaw, e gli bendai la ferita con un panno pulito.
Durante l'operazione, non c'era stato un solo istante nel quale Ruggert avesse smesso di miagolare, dal buco in cui si trovava. Cucire un orecchio che perdeva sangue a litri e sentirlo ululare come un cane non era certo stato il massimo, e faticai non poco a mangiare la mia razione di fagioli. Choctaw, invece, se ne sbaf i soliti tre piatti.
Quando chiesi di nuovo a Ruggert di tirarmi la sua pistola ci prov, e dovetti sporgermi per afferrarla al volo. Choctaw si era ripreso cos in fretta che decise di farsi legare e di calarsi lui nella buca. Avevo sistemato un paio di torce improvvisate sui lati, per assicurargli un po' di luce. Era un bel precipizio. Sei o sette metri, come minimo.
- Allora, - disse Choctaw, dal fondo della buca. - La buona notizia per te  che ha una gamba rotta. La cattiva notizia per lui  sempre che ha una gamba rotta.
- Oh, chiudi il becco e tirami fuori di qui, - sbrait Ruggert.
- Vuole uscire, - disse Choctaw.
- Brutti bastardi, - sibil Ruggert. - Tiratemi fuori da questa buca.
Choctaw gli leg la corda alla vita e poi lo aiut, mentre io lo tiravo su. Ruggert continu a gridare fino a quando non fu in cima. Lo trascinai contro una parete e lo perquisii, in cerca di altre armi, ma non ne aveva. La gamba sembrava uno straccio bagnato. Mi ero tolto la cerata, e Ruggert fiss il distintivo sulla mia camicia.
Quando ebbe ripreso fiato disse: - Sei veramente un vice sceriffo.
- Proprio cos, - risposi.
Slegai la corda, e la usai per tirare su Choctaw.
Con il fal acceso, nella grotta c'era luce in abbondanza, e Choctaw ne approfitt per controllare meglio la gamba di Ruggert. - Be', se sapevi ballare la giga,  meglio che te ne dimentichi. E forse zoppicherai un po'. - S, fino al patibolo, - commentai.
Io e Choctaw cercammo di dormire a turno, ma Ruggert soffriva al punto che non smise mai di gemere e lamentarsi. Alle prime luci dell'alba Choctaw prese la sua accetta e and a tagliare dei rami, per steccargli la gamba. Quando la raddrizz e la tese, Ruggert svenne per il dolore.
Nel frattempo ero uscito dalla grotta, avevo recuperato due dei cavalli rubati ed ero riuscito a radunare anche le mucche da latte di Bump. Non vedevano l'ora che le mungessi, perci mi chinai e lo feci subito, lasciando che il latte si spargesse sull'erba. Ne avevano una quantit indicibile, e quando ebbi finito le mammelle erano flosce. Mi seguirono fino all'imbocco della grotta come due cagnolini.
Il fuoco si era spento e cominciava a fare caldo quando sistemammo i cadaveri di Doolittle e di Pinocchio Joe uno accanto all'altro, sul dorso di uno dei cavalli che avevo recuperato. Quindi facemmo montare Ruggert sull'altro.
Slegammo le nostre bestie e partimmo, seguiti dalle due mucche. Arrivammo a casa di Bump al tramonto, gli restituimmo le vacche e dovemmo faticare non poco per impedirgli di uccidere Ruggert con una zappa. Per fortuna del nostro prigioniero, Bump ci vedeva ancora doppio. Comunque, lasciammo l le mucche, che Bump abbracci con un trasporto un po' sospetto, ripartimmo e ci accampammo poco pi avanti. Avevamo pensato di approfittare della sua ospitalit, ma avevamo paura che durante la notte la vista gli si schiarisse e cogliesse l'occasione per spaccare la testa a Ruggert, per non parlare del rischio di trovare lui e le sue mucche in qualche posizione sconveniente.
Il posto dove ci fermammo non era il massimo della comodit, anche perch l'erba era ancora bagnata, ma fummo costretti ad accontentarci di un riparo sotto un albero, e di dormire dentro i sacchi a pelo umidi. Ruggert non fece che lamentarsi, piangere e ripetere che non riusciva a dormire dal dolore. Dopo un po' Choctaw prese il fucile, si avvicin a Ruggert e lo colp alla testa con il calcio, dichiarando: - Questo lo aiuter a farsi un sonnellino.
Cos fu, in effetti.
Durante quella nottata all'addiaccio pensai a ci che mi aveva raccontato Ruggert su suo nonno e mia madre, e fui molto tentato di chiedergli se fosse vero o se mi avesse mentito, ma alla fine decisi che non ne valeva la pena. Mi avrebbe risposto che le cose erano andate esattamente come mi aveva detto, che fosse vero o meno, e in fondo faceva poca differenza. L'idea che Ruggert o un qualunque altro membro della sua famiglia avesse spadroneggiato sulla mia, in qualsiasi forma, mi dava il voltastomaco, ma non gli avrei mai concesso la soddisfazione di rendersene conto. E comunque, che importanza aveva? Mamma aveva fatto tutto il possibile, date le circostanze. E qualunque cosa fosse stata costretta a fare o a essere era irrilevante. Guardai Ruggert che giaceva a terra ed era appena stato colpito alla testa, e se devo essere onesto fino in fondo mi fece quasi pena. In quel preciso istante la rabbia all'idea che un membro della sua famiglia avesse posseduto mia madre, in qualunque forma, svan totalmente. Adesso ero io, ad avere in mano quel povero bastardo.
La mattina dopo ripartimmo, e quando Ruggert cominci a lamentarsi a voce troppo alta Choctaw gli propose la sua consueta cura per il dolore, che consisteva in un bel sonnellino e in un robusto mal di testa al risveglio. Tanto bast perch Ruggert abbassasse la voce, almeno finch non arrivammo a Fort Smith, anche se, per effetto della botta in testa della notte prima, non fece che vomitare per tutto il tragitto.
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CAPITOLO 34.
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Mollammo Ruggert alla prigione, e fu chiamato un dottore che gli controllasse la gamba. Dicemmo che c'erano delle mucche e dei cavalli che andavano radunati ma che io e Choctaw non eravamo gli uomini pi adatti a farlo, perci furono ingaggiati dei mandriani, e Choctaw indic loro dove andare.
Uscii dal tribunale sentendomi un uomo nuovo. Non posso spiegare esattamente cosa provassi, ma credo che fossi soddisfatto di me stesso per non aver ucciso Ruggert - un'ipotesi che non avrei neppure preso in considerazione, fino a poco tempo prima. Quando stava per scendere la sera andai a casa di Luther, e mi fecero entrare in un profluvio di risate e di buon cibo cucinato, che divisero con me.
Raccontai loro tutto quello che era accaduto, inclusa l'operazione all'orecchio di Choctaw, aggiungendo che il medico, dopo aver visitato Ruggert, aveva dato un'occhiata anche alla ferita del mio amico e si era complimentato con me, dicendo che c'era un cinquanta per cento di possibilit che l'orecchio si riattaccasse: vale a dire, il cinquanta per cento in pi rispetto a quanto avessi pensato. Ruthie, scherzando, mi fece notare che se mi fossi stancato di fare lo sceriffo avrei sempre potuto provare la carriera da sartina.
Finimmo di cenare, e Ruthie mi accompagn al cancello. Quando mi parve ragionevole credere che Luther e Samson non ci stessero pi spiando dalla finestra, le diedi un bacio e le feci una serie di promesse. Alcune non erano novit vere e proprie, ma sentivo di doverle ribadire. La volevo come sposa. Volevo una nuova vita. Volevo una vita serena, e volevo riflettere, prima di proseguire nella mia carriera da vice sceriffo. Le spiegai che non potevo mollare subito il lavoro, ma non c'era nulla che desiderassi pi di una fattoria, e sapevo occuparmi della terra almeno quanto sapevo usare le pistole.
- Io dico che dovremmo sposarci in autunno, - disse Ruthie.
- Per me va bene.
- E che dovremmo fare dei figli, ma non subito. E prenderci un cane.
- Va bene anche questo.
- E vorrei abitare vicino a mio padre e a mio fratello.
- Possiamo costruirci una casa subito dietro questa, se ti va.
- Non cos vicino. Ma se rimangono a Fort Smith, vorrei fare altrettanto.
- Mi piace, Fort Smith.
Andammo avanti cos per un po', poi presi un tono pi dolce, e le cose che dissi mi imbarazzano, perci non le ripeter. Ma fui amorevole e forse anche un po' sdolcinato, e ci di cui le parlai non aveva molto a che spartire con la fattoria, o con il giardinaggio.
Tornai alla scuderia, vi sistemai il mio cavallo, andai a piedi fino al posto in cui alloggiavo e mi misi a letto. Ma non dormii molto.
Il giudice Parker fece le cose in fretta e furia. Ruggert e Kid Red furono condannati a morte tramite impiccagione, e l'esecuzione fu fissata in tempi rapidi. Il giorno prima, Choctaw, il cui orecchio stava guarendo velocemente, mi fece sapere che il ragazzo desiderava vedermi. Pensai di non andare, ma poi mi ricordai che un tempo eravamo stati amici, e decisi di acconsentire.
Lo trovai seduto sulla sua branda, in cella, e quando alz gli occhi e mi vide sorrise. - Non ero sicuro che saresti venuto, Nat.
Vidi Ruggert nella cella opposta. Aveva la testa bendata nel punto in cui Choctaw lo aveva colpito con il calcio del fucile, e la gamba steccata e fasciata di fresco, ma dalla faccia si sarebbe detto che avesse appena mangiato un frutto marcio. Se non altro, aveva smesso di ululare e di lamentarsi.
Rivolsi di nuovo lo sguardo a Kid Red. - Neanch'io ne ero sicuro, - dissi.
Kid Red si alz, si avvicin e si aggrapp alle sbarre con tutte e due le mani.
- Ti ho detto delle brutte cose, Nat.
- Gi, - risposi.
- Non le pensavo.
- D'accordo.
- Potrai mai perdonarmi?
- Per le parole che hai detto, s. Ma non per quello che hai fatto.
- Non te ne voglio di certo. Nemmeno io riesco a perdonare me stesso.
Mentre lo facevo, ero convinto che non ci fosse niente di male, ma ora so di aver sbagliato.
-  un po' tardi, - commentai.
- Se non altro l'ho capito.
- Lo sapevi anche allora.
-  venuto a farmi visita un predicatore, e mi ha detto che Dio mi avrebbe perdonato se avessi riconosciuto i miei peccati. Era proprio l dove adesso ti trovi tu, aveva una Bibbia in mano e mi ha detto queste precise parole. Tu credi che sia vero?
- No. Ma se pu esserti di conforto, non credo neppure che andrai all'inferno, dopo la morte. Non andrai proprio da nessuna parte. Sar finita, e basta.
- Non  questo che volevo sentire.
- Sei stato tu a chiedermelo.
- Per potresti sbagliarti, non credi?
- Io mi sbaglio spesso, e su un sacco di cose. Mi sono sbagliato anche sul tuo conto.
- Merda, Nat. Non volevo fare questa fine. Volevo diventare una persona importante.
- Nessuno vuol finire impiccato, figliolo. Ma  proprio quello che riaccadr.
- Non c' bisogno che rigiri il coltello nella piaga. So che ti ho detto delle brutte cose, ma ero arrabbiato, e avevo paura.
- Non finirai impiccato per quello che mi hai detto, ma per ci che hai fatto.
- Anche tu hai fatto delle cose brutte.
-  vero. Ho ucciso delle persone, ma per difendermi o per mettere in salvo degli innocenti. Tu invece le hai uccise semplicemente perch potevi farlo. E hai stuprato una ragazzina per lo stesso motivo.
Quando dissi quelle parole ripensai a Win, e al vuoto nei suoi occhi.
- Almeno perdonami per le cose che ti ho detto. Me l'hai promesso, no?
- E infatti ti ho perdonato, Kid. E spero che la corda ti spezzi l'osso del collo, e in fretta.
- Glielo dirai, di stare attenti al nodo?
- Il boia conosce il suo mestiere.
- Ho sentito dire che porta un cappuccio sulla testa.
- Anche tu.  cos che funziona.
- Ho sentito dire che quando ti impiccano... te la fai addosso.
- Succede spesso, s.
- Stavo pensando che se non mangio niente prima, non avr questo problema.
- Io mangerei, invece, - risposi. - Ti cagherai addosso comunque.
- Cristo, Nat. Non voglio morire da vigliacco.
- E allora non farlo.
- Facile a dirsi, nella tua posizione.
- Hai ragione.
- Mi prometti che assisterai all'esecuzione?
- Vuoi che sia presente quando ti impiccheranno?
- Voglio alzare gli occhi e vedere te. Sei l'unica persona che conosco, qui.
- Conosci anche me, - intervenne Ruggert.
- Gi, conosco anche lui, - disse Kid Red, continuando a rivolgersi ame. - Ma non mi piace.
- Fino a poco fa, ti andavo a genio eccome, - insist Ruggert.
- Ma Nat mi piace di pi.
Ruggert si agit sulla branda, come se volesse alzarsi in piedi, ma poi lasci perdere e si limit a commentare: - Amico dei negri.
- Cavolo, se  permaloso, - esclam Kid Red.
- Dillo a me, - ribattei.
- Allora, ci sarai?
- Certo, - risposi.
Poi allungai la mano tra le sbarre e strinsi la sua.
- Avrei tanto voluto restare con te, invece di andarmene con Ruggert.
- Lo avrei voluto anch'io, - dissi.
Guardai Ruggert, ma lui non disse una parola.
Quel giorno stesso venni a sapere che mi spettava una cifra notevole per l'arresto di Ruggert e l'uccisione degli altri due banditi. Anche dividendola con Choctaw, era comunque una gran bella somma. Arriv anche una lettera dall'avvocato del signor Loving. C'era scritto che se ero veramente chi dicevo di essere, e potevo dimostrarlo, sarei dovuto andare ad Abilene, Kansas, e ritirare i miei soldi. Anche in questo caso, il quantitativo era ragguardevole. Ecco perch la mia lettera ci aveva messo tanto, ad arrivare a destinazione, e la risposta aveva tardato. L'avvocato non viveva pi in East Texas: si era trasferito in Kansas.
Accolsi la notizia con entusiasmo. Gli scrissi che non potevo raggiungerlo subito ma che lo avrei fatto molto presto. Andai da Ruthie e le raccontai dei soldi della ricompensa, e di quelli che mi erano stati promessi dall'avvocato. Il suo viso si illumin.
- Ti turba l'idea che una parte di questi soldi te li sei guadagnati ammazzando due uomini e facendone impiccare un terzo?
- Non pi di tanto. E a te?
Si strinse nelle spalle.
- Possiamo comprare quella fattoria, - disse.
- Gi. E ci aggiunger qualche anatra. Voglio vederti, mentre parli con loro.
Il giorno dopo andai all'impiccagione, l'ultima aperta al pubblico. In seguito il giudice fece costruire una recinzione e stabil che le esecuzioni avvenissero all'interno: probabilmente aveva deciso che tutta quella folla che assisteva portandosi dietro noccioline e panini, e consumando veri e propri picnic, non rappresentava un buon esempio.
Quel giorno per c'era parecchia gente, che faceva un gran fracasso, rideva e fischiava, e al centro della folla c'era un tizio che era un'autentica fornace di scherzi e battute. Erano tutti radunati intorno a lui, e se la spassavano un mondo. Sapeva fare anche delle acrobazie: camminava sulle mani, faceva la verticale e i salti mortali. Intrattenne cos il pubblico finch non giunse il momento che tutti attendevano.
Oltre a Ruggert e a Kid Red, sarebbe stato impiccato anche un uomo di colore che si chiamava Franklin e che, ubriaco fradicio, aveva ucciso una donna bianca perch, cos diceva, era convinto fosse un cervo.
Era stato eretto un grande palco, e l'esecuzione ebbe luogo nel primo pomeriggio, due ore dopo che la gente si era radunata. Mi piazzai proprio davanti alle forche, in modo che Kid Red potesse vedermi. Feci per comprare delle noccioline da un venditore ambulante, ma decisi che, essendo un vice sceriffo, non sarebbe stato dignitoso, da parte mia; oltre tutto, se Kid Red mi avesse visto mangiare mentre si preparava a tirare le cuoia, la cosa non gli avrebbe certo fatto piacere. Avevo saltato il pranzo, per, e non riuscii a togliermi dalla testa quelle noccioline.
C'erano due guardie per ogni prigioniero, quando li portarono fuori.
Franklin fu fatto schierare sulla sinistra rispetto al punto in cui mi trovavo; Kid Red si ferm esattamente al centro, ancora pi piccolo con quei lunghissimi stivali ai piedi, mentre sulla destra, proprio di fronte a me, fu piazzato Ruggert, che zoppicava sulla gamba rotta e aveva ancora la testa bendata. Nessuno dei tre portava il cappello, e sembravano gi morti: era come se le ossa delle spalle e del torace si fossero afflosciate. Ruggert e Kid Red mi notarono immediatamente. Il ragazzo prov a tirarsi un po' su, ma le ginocchia gli cedettero.
- Non voglio trovarmelo davanti, - disse Ruggert al boia, un uomo tracagnotto con un cappuccio nero sul volto.
-  uno sceriffo, e pu mettersi dove vuole, - rispose il boia, e le parole risuonarono chiare anche da sotto il cappuccio.
- Che tu sia maledetto, - disse Ruggert al boia.
- Sempre dopo di te, amico, - ribatt quello.
Le corde pendevano gi dalle forche, ciascuna con il suo cappio. Furono passate intorno al collo dei tre condannati, e i nodi vennero stretti di lato. In quel modo, era pi facile che l'osso del collo si spezzasse di netto. Fu quindi chiesto loro di piazzarsi sopra le botole, e obbedirono.
Credo che, a quel punto giunti, non vedessero alcun motivo di ribellarsi.
A ciascuno dei condannati fu chiesto se avesse qualcosa da dichiarare.
Franklin disse: - Ho pensato che quella donna fosse un cervo. Di solito la so distinguere, una donna da un cervo, ma quel giorno ero ubriaco fradicio, e potrei giurare che quello che ho visto era un cervo, con un gran bel paio di corna. Mia mamma me l'aveva detto, di non bere, ma io non l'ho ascoltata, ed ecco che bella fine ho fatto. Non ho altro da dire.
Il boia gli copr la testa con un cappuccio, e sistem di nuovo la corda.
Kid Red disse: - Non ho quasi mai avuto una possibilit, ma quando mi  capitata non ho saputo approfittarne. Mi dispiace per tutto il male che ho fatto, ma so che Dio mi ha perdonato, e mi aspetta in paradiso con un'arpa.
- Spero di non doverti mai sentire mentre la suoni, - url un uomo in mezzo al pubblico.
Kid Red lo ignor e cerc di restare fermo, senza chinare il capo. - Ora vado da Ges, - disse.
- Portagli i miei saluti, allora, - ribatt lo stesso uomo di prima. Mi guardai attorno per capire chi fosse, ma non riuscii a individuarlo.
Mi voltai di nuovo verso il ragazzo. Aveva ancora la testa alta, e mi sentii fiero di lui. Il boia gli mise il cappuccio.
Era rimasto soltanto Ruggert, e si sforz di parlare a voce alta.
- Ho sempre cercato di condurre una vita degna di un uomo bianco, e tutto quello che mi  accaduto, e che mi ha portato fin qui,  stato provocato da un negro cha ha guardato il culo di mia moglie mentre lei stendeva innocentemente il bucato, nel giardino di casa mia. E ora quel negro se ne sta davanti a me, con una stella di sceriffo sul petto, neanche fosse lui, il bianco. Ho una cosa sola da dirvi: ammazzate quel muso nero, e liberatemi subito. La responsabilit delle mie azioni non  mia, ma sua.
- Ah, chiudi il becco, - disse il tizio che aveva scherzato sull'arpa poco prima. Avevo riconosciuto la voce, e stavolta lo vidi. Indossava una salopette vecchia come la sua faccia. - Non ce ne frega niente di te, del negro, e nemmeno del culo di tua moglie.  ora che tu prenda la tua medicina, vecchio scorreggione bruciacchiato.
Quelle parole tolsero a Ruggert ogni energia. Mi parve quasi che fossero solo le stecche alla gamba e la corda a permettergli di restare in piedi. Non so che cosa si fosse aspettato, ma forse pensava che i bianchi in mezzo alla folla si sarebbero ribellati, lo avrebbero liberato e avrebbero impiccato me al posto suo, perdonandogli tutti gli omicidi e le rapine di cui si era macchiato. Era una di quelle persone che sono convinte di essere sempre dalla parte della ragione, e forse, fino a quel preciso istante, non si era ancora reso conto che la sua storia finiva qui, e che era stato un idiota a pensare il contrario.
Dopo un attimo di silenzio, Ruggert disse: - Va bene. Non ho altro da dire.
E il boia mise il cappuccio anche a lui.
Stavo pensando a quanto fosse cambiata la mia vita, nel bene e nel male, a causa di quell'uomo, quando le botole si spalancarono e gli uomini ci caddero dentro, con un suono secco, quasi di frusta. Il ragazzo scalci un paio di volte: uno degli stivali vol via e centr in testa un uomo che si trovava in prima fila. L'uomo di colore e Ruggert non si mossero proprio. Sentii il puzzo di merda che saliva verso il cielo.
Basta, adesso. Come vi ho gi detto, ci sono in giro diversi romanzi che parlano di me, tutti scritti da Bronco Bob, ma questa  la mia vera storia. Ci sarebbe anche dell'altro, ma sono troppo stanco per scriverlo. Ho trascorso del tempo con Buffalo Bill e il suo Wild West Show, sono addirittura andato in Inghilterra e ho visto la regina. Ah, ovviamente mi sono sposato con Ruthie, e lei  venuta in Europa insieme a me. Abbiamo avuto dei figli, nessuno dei quali, per fortuna, ha ereditato le mie orecchie. A proposito, Ruthie parlava veramente con le anatre e le galline, anche se, per amore di onest, non ho mai sentito un solo uccello che le rispondesse, e non mi  mai parso che i loro consigli, per come me li riferiva Ruthie, ci abbiano portato grandi benefici.
Ho vissuto tante altre avventure prima di diventare un facchino e lavorare su questo lungo treno nero, dove ogni tanto, nel tempo libero, mi metto a scrivere o leggo uno di quei vecchi romanzi che parlano di me. Forse verr il tempo in cui ve le racconter. E forse, in un certo senso, ho davvero compiuto grandi imprese, come sperava mia madre. Certo, ne ho passate di tutti i colori: questo  poco ma sicuro.
Comunque, quella che vi ho raccontato finora  la storia di come sono diventato Deadwood Dick: l'ho raccontata come meglio potevo ed  tutta vera, purch teniate presente che le parti pi noiose le ho tolte. Quelle, non piacciono a nessuno.
...
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FINE.